Roma, Maddalena Urbani: overdose fatale per la figlia del medico eroe della Sars. Arrestato lo spacciatore

Domenica 28 Marzo 2021 di Marco De Risi e Alessia Marani
Maddalena Urbani, overdose fatale per la figlia del medico eroe della Sars

Mistero fitto sulla morte di Maddalena Urbani, figlia 21enne dello scienziato Carlo Urbani il primo ad avere isolato il virus della Sars. Con il sacrificio della sua vita, dopo avere contratto il virus nel 2003 tra il Vietnam e Bangkok, Urbani capì la letalità della malattia e si mise in autoquarantena dando il via al protocollo di tutela tuttora utilizzato anche per il Covid. Al medico, proprio in questi giorni, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha riconosciuto una onorificenza alla memoria, la Gran Croce d'Onore dell'Ordine della Stella d'Italia. Maddalena è stata trovata morta verosimilmente per overdose ieri alle 13.30 in casa di un siriano di 64 anni agli arresti domiciliari per droga, in via Vibio Mariano 14, sulla Cassia. Era nella camera da letto. Ma come e quando la giovane sia realmente deceduta è una circostanza tutta ancora da chiarire. Il sospetto degli inquirenti, infatti, è che la ventunenne, arrivata a Roma da Perugia con un'amica, possa essere deceduta molto prima di quando quest'ultima abbia chiamato l'ambulanza: Maddalena, insomma, probabilmente poteva essere salvata.

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Il B&B della droga

Una delle ipotesi al vaglio della polizia è che le stanze dell'appartamento al piano terra della palazzina venissero subaffittate come in una sorta di b&b dello stupefacente, dove pernotto ed eroina erano incluse in un'unica tariffa. Soprattutto di questi tempi quando il coprifuoco non permette di muoversi dopo le 22. Fino alla tarda serata di ieri gli agenti del commissariato Flaminio Nuovo insieme con i colleghi della Scientifica e della Squadra mobile, hanno perlustrato l'abitazione del siriano, ascoltato la sua testimonianza e quella di C., l'amica 23enne. Troppi gli elementi discordanti che non convincono gli investigatori. A partire dalla versione fornita. Ovvero che Maddalena si fosse sentita male intorno all'una mentre camminava in strada, proprio all'altezza del civico 14, e che nella concitazione lei e l'amica avessero bussato a casa del siriano che li ha fatti entrare per prestare loro aiuto.

Eppure l'abitazione dell'uomo, che deve scontare 6 mesi ai domiciliari, non è la prima che si trova all'interno del comprensorio, ma per raggiungerla bisogna andare in fondo al cortile. Gli investigatori sono convinti piuttosto che Maddalena e l'amica (con questa pare ci fosse anche il fidanzato) fossero in via Vibio Mariano già dal giorno precedente. Come alcuni commercianti di zona avrebbero anche confermato. In particolare le due amiche si sarebbero soffermate a chiacchierare con i ragazzi di una pizzeria di fronte alla palazzina intorno alle undici di venerdì sera. Possibile, allora, che la 21enne si sia sentita male diverse ore prima delle 13,30, magari nella notte, e nella fretta di fare sparire l'eventuale droga consumata in casa si sia perso tempo prezioso, optando di chiamare i soccorsi, oltretutto, dopo avere studiato una versione di comodo da fornire? Domande a cui gli investigatori stanno cercando di rispondere. Se così fosse sarebbe stato tardato l'utilizzo di un antidoto, come il naloxone o il narcan, per esempio, che vengono dati a chi va in overdose.

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Sospetta violenza 

Non solo, con i colleghi della sezione Omicidi sono intervenuti anche gli investigatori della IV Sezione, per i reati sessuali. Il dubbio è che qualcuno possa essersi approfittato dello stato di Maddalena per abusarne. Scenario che rimanderebbe alla tragica morte di Desirée Mariottini, la 16enne violentata e lasciata morire nel covo del crack di San Lorenzo nell'ottobre del 2018. L'amica ha raccontato di una vita «difficile» di Maddalena che si sarebbe sentita sola dopo la morte del papà, con i fratelli in viaggio per il mondo (il fratello Tommaso ha seguito le orme del papà) andando incontro a momenti di disagio. Per questo si era affezionata a lei. In serata la ventitreenne è stata condotta negli uffici della sezione Omicidi della Mobile.

Sotto torchio anche il siriano che rischia la galera per il solo fatto di avere ospitato in casa persone nonostante gli arresti domiciliari. Non è escluso che possano scattare dei fermi per cessione di droga e morte in conseguenza di altro delitto. A chiarire la causa, le condizioni e l'orario esatto, della morte sarà l'autopsia. Quando i sanitari della ambulanza del 118 erano intervenuti, avevano subito notato delle stranezze nel racconto degli amici, decidendo di chiamare il 112. Nella zona della Cassia conosciuta come Tomba di Nerone l'appartamento dove si era fatto domiciliare per gli arresti il siriano, un tipo claudicante e da tutti conosciuto come lo zio,  vecchia conoscenza delle forze dell'ordine,  sarebbe ben noto. «Il via vai era continuo - dicono alcuni residenti - In quella palazzina giravano crack ed eroina. Alla fine ci ha rimesso quella ragazza».
 

Arrestato il presunto spacciatore

 

La polizia ha arrestato il proprietario dell'abitazione per detenzione di droga. Da stabilire con certezza se sia stato lui a fornirgliela. In casa è stata sequestrata una piccola quantità di eroina.

Ultimo aggiornamento: 29 Marzo, 10:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA