Dal corpo alle lettere, il caso di Roberta Ragusa in Cassazione: il corpo mai trovato

Mercoledì 10 Luglio 2019 di Giacomo Nicola

È una giornata decisiva per il caso Ragusa. La Cassazione è chiamata oggi a esprimersi in via definitiva su Antonio Logli, condannato a 20 anni di reclusione in primo e secondo grado, con l'accusa di omicidio volontario e distruzione di cadavere. L'uomo è il marito di Roberta Ragusa, la donna scomparsa il 14 gennaio 2012 a Gello San Giuliano, in provincia di Pisa. Nel caso che la Cassazione confermi la condanna, Logli non si farà arrestare davanti ai figli e agli anziani genitori.
 
È pronto a consegnarsi ai carabinieri in un luogo concordato e andare in carcere evitando la pletora di telecamere e fotografi che dalla mattina stazioneranno davanti all'abitazione in via Dini a Gello. 

Almeno questa è l'ipotesi a cui sta lavorando il legale Roberto Cavani d'intesa con il suo cliente, nel caso in cui il ricorso contro la condanna a 20 anni dovesse essere respinto dalla Cassazione.

Un piano B preparato in anticipo per impedire un'esposizione mediatica con una carica di attenzione che raggiungerà il picco massimo di attesa. Oggi sarà il giorno in cui il caso Ragusa potrà avere la sua verità giudiziaria definitiva. Il no all'annullamento della condanna inflitta in secondo grado, a conferma della sentenza in abbreviato del gup di Pisa, significherebbe l'arresto per Logli e il trasferimento in cella per iniziare a scontare i 20 anni per omicidio volontario e distruzione di cadavere. L'accoglimento del ricorso con rinvio a un'altra Corte d'Appello vorrebbe dire celebrare di nuovo il processo all'impiegato dell'ufficio tecnico di San Giuliano Terme che si è sempre proclamato innocente. Terza ipotesi, possibile sulla carta, ma con ridottissime probabilità di avverarsi, sarebbe quella dell'annullamento della condanna senza rinviare per un altro giudizio. Scenari che con il passare delle ore diventano contesti futuribili per Logli, rimasto in casa con i suoi cari.

L'avvocato Cavani parlerà la mattina davanti alla corte per sottolineare, in un'ultima rappresentazione difensiva, perché il suo cliente non è colpevole. Restano comunque ancora molti gli interrogativi su una storia che non ha mancato di regalare colpi di scena. Nell'omicidio di Roberta Ragusa, l'assenza di un cadavere non ha mai rappresentato un tassello mancante per la costruzione dell'accusa contro il marito Antonio Logli, nonostante da ben sette anni lui ripeta che Roberta se n'è andata di sua volontà, tanto da aver convinto anche i figli. Poi ci sono le due lettere che Roberta avrebbe scritto al marito, con cui erano in crisi da tempo tanto che lui l'aveva già sostituita con Sara, la baby sitter 19enne, al tempo la sua amante, oggi la sua compagna. Nella prima lettera, datata Natale 2006, la donna scriveva: «Per queste feste, e in vista del nuovo anno, voglio farti un augurio speciale: di trovare quella serenità che sempre ti sfugge, di smussare gli spigoli, di sorridere di più. Penso che non ti manchino i motivi».

Ma è nella seconda missiva che le parole di Roberta nei confronti del marito si fanno più dure: «Mi sembra davvero strano ritrovarmi nella necessità di parlarti con parole scritte. A voce non è più possibile oramai, dato che quando io entro nel letto tu già dormi e quando tu ti alzi io dormo ancora. Non c'è mai tempo, scivola, scorre via come sabbia tra le dita questo tempo. Tu non ti accorgi che io vivo la vita fuori dalla mia vita e che i miei occhi guardano occhi che non guardano i miei».

Ultimo aggiornamento: 18:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA