Charlotte Angie uccisa per un gioco erotico, le bugie di Davide Fontana: «Dopo averla uccisa l'ho guardata per mezz'ora»

Giovedì 31 Marzo 2022 di Claudia Guasco
Charlotte Angie uccisa per un gioco erotico, le bugie di Davide Fontana: «Dopo averla uccisa l'ho guardata per mezz'ora»

Davanti al gip Davide Fontana ha raccontato la stessa storia: il gioco erotico, la ragazza legata, le martellate, la coltellata alla gola inferta «perché vedevo che stava soffrendo». Di aver perso il controllo mentre sferrava i colpi. Resta in carcere per «gravi indizi di colpevolezza», ha stabilito il giudice Angela Corvi, ma per ora c'è solo la versione del bancario di 43 anni che il 10 gennaio ha massacrato Carol Maltesi, 26 anni, in arte Charlotte Angie. «Dobbiamo ascoltare i testimoni, recuperare il video cancellato dal telefono. Per ora il movente di Fontana è ciò che racconta lui», dicono gli investigatori. 

Il rapporto tra Davide e Carol è un abisso da scandagliare: lui è il fotografo che la ritrae nei primi scatti che la lanceranno nel mondo dell'hard, poi compagno, quindi amante occasionale e vicino di casa. La loro storia era finita dopo un viaggio a Viterbo per girare le scene del primo film a luci rosse della ragazza. E per chi indaga la ferocia con cui è stata massacrata non può essere soltanto un gioco erotico degenerato. Le ipotesi sono la gelosia sfociata in delirante possessività ma anche il movente economico: dalla cassaforte di Carol sono scomparsi dei soldi, qualche migliaia di euro di risparmi che conservava «per il figlio, per il suo futuro». Solo Fontana e l'ex marito avevano le chiavi dell'appartamento, ma lei non ha mai denunciato il bancario né questo evento ha intaccato la fiducia nei suoi confronti. «Lui era ossessionato da lei, si era trasferito a Rescaldina dopo solo un mese dal primo contatto su instagram, con il quale si era proposto di farle delle foto e seguirle i profili social», racconta Manuela Scalia, il legale della mamma di Carol. «Quando l'ex fidanzato di Carol è andato a trovarla, si è ritrovato le gomme della macchina bucate e ha sempre avuto la sensazione che Fontana fosse geloso. Lei si è fidata perché lui si presentava come una persona perbene, di certo so che Carol non è morta per un gioco erotico finito male». Lui, peraltro, l'ha riferito nei dettagli nel lungo interrogatorio di lunedì notte. «Ho legato la ragazza ad un palo con un nastro telato nero e un sacchetto di plastica nero sulla testa. Era in piedi, con i polsi legati dietro la vita e al palo. In una seconda fase l'ho slegata dal palo, l'ho sdraiata a pancia in su e le ho legato nuovamente i polsi al palo, e anche i piedi. Ho poi preso un martello e iniziato a colpirla su tutto il corpo, non forte, partendo dalle gambe. Quando sono arrivato verso la testa ho iniziato a colpirla forte, non so bene il perché». Dice di non aver capito più nulla. «Non so che cosa sia successo. Lei si muoveva con la testa ed io continuavo a colpirla ma non so bene dove perché aveva il sacchetto in testa. A questo punto, accortomi di cosa avevo fatto, le ho tolto il cappuccio e credo che fosse morta. Mi son reso conto di averle procurato molte ferite dalle quali perdeva molto sangue».  

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A questo punto l'accoltella. «Credo che fosse già morta ma, non sapendo che altro fare, le ho tagliato la gola con un coltello da cucina a lama liscia che poi ho buttato in un cestino dell'immondizia a Rescaldina. Mi è sembrato che fosse un atto di pietà, vedevo che stava soffrendo e ho concluso le sue pene». Poi è rimasto a guardare il corpo per mezz'ora. Da questo momento la vita di Fontana è un cumulo di bugie. Dopo aver tagliato il cadavere, operazione durata tre giorni, tenta di bruciarlo. «Ho prenotato un appartamento sito a Vararo, una casa singola in collina, isolata. La prima volta ho pernottato due giorni per rendermi conto della logistica. Poi ho portato con me i sacchi contenenti il corpo. Nella zona barbecue di questa abitazione ho provato ad appiccare il fuoco ai pezzi del corpo, utilizzando alcol e benzina, ma mi son reso conto che non era fattibile. Ho quindi recuperato i pezzi e li ho riportati a casa di Carol mettendoli nel freezer». E alla mamma che la cerca scrive un messaggio fingendosi lei: «Sono a Dubai». La donna sta valutando eventuali azioni legali nei confronti del comico Pietro Diomede, autore su Twitter di una battuta di pessimo gusto su Charlotte per il quale è stato cacciato dal programma Zelig.

Ultimo aggiornamento: 12:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA