Cinque aggressioni in 15 giorni,
​il professore è ormai in trincea

di Maria Pirro

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L'ultima aggressione a Piacenza: un bimbo, di 11 anni, ha preso a pugni la maestra. A Foggia il papà di un alunno si invece è scusato per aver picchiato il vicepreside: «Un gesto di impulso», lo ha definito. Ma sono sempre di più i genitori che litigano con gli insegnanti per voti e giudizi sgraditi: quasi uno su dieci, segnala un'indagine realizzata da Skuola.net. Il segno di una «incivile deriva dei rapporti tra le scuole e le famiglie»: è l'allarme lanciato dall'Anp, l'associazione nazionale presidi. Sono già cinque gli episodi di violenza registrati tra i banchi tra fine gennaio e metà febbraio, in quindici giorni. «Siamo in trincea», dicono i docenti preoccupati.

Ad Avola, il record negativo. Un diciassettenne appena sospeso ha scaraventato una sedia contro la finestra. Suo padre è piombato nella stanza del dirigente scolastico ed è stato denunciato. Come la coppia dello stesso comune siciliano che dieci giorni prima se l'è presa con un altro insegnante «colpevole» di aver rimproverato il proprio figlio. A Santa Maria a Vico, nel Casertano, il gesto più doloroso: la professoressa di italiano Franca di Blasio è stata accoltellata al volto da uno studente che avrebbe voluto interrogare. «Non punitelo, ho fallito io», il suo appello in ospedale.

«La quotidiana abnegazione di tutti i lavoratori della scuola non è sufficiente, da sola, ad arginare fenomeni sociali di tale complessità», afferma Antonello Giannelli, presidente di Anp. «La violenza è vista come modalità ordinaria nelle relazioni personali ed è spettacolarizzata nei telefilm e nei talk show. I fatti più gravi tra i banchi sono singoli casi, ma anche punte di un iceberg». Difatti, Annunziata Campolattano, dirigente scolastico dell'istituto Nitti di Napoli, 90 docenti per 850 iscritti, riferisce quanto accaduto ieri: «Ho convocato i genitori di tutti i 25 alunni per i comportamenti scorretti e il linguaggio volgare in classe, nonostante gli ammonimenti dell'insegnante. È fondamentale stabilire regole chiare e farle rispettare». Tuttavia, avverte la preside, «ci sono situazioni sempre più difficili da gestire, soprattutto quando la famiglia è in crisi, poco partecipe oppure vede la scuola come un'appendice della pubblica amministrazione». In quest'ultimo caso «i genitori si ergono ad avvocati difensori dei figli e il tribunale familiare emette sentenze di condanna».

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Giovedì 15 Febbraio 2018, 09:17 - Ultimo aggiornamento: 16 Febbraio, 01:23
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COMMENTA LA NOTIZIA
3 di 3 commenti presenti
2018-02-15 17:03:26
Occorre che questi ragazzi si sentano amati dalla scuola. No,non è una barzelletta,ma quel che ha scritto s u'' la Repubblica'' di oggi Marco Lodoli. Bizzarrie da radical-chic? Senza dubbio,ma quanto male hanno arrecato e continuano ad arrecare alla società certi personaggi e certe teorie.
2018-02-15 12:20:25
un grazie a tutti coloro che hanno contribuito ad annulare l’autorità e la dignità dei docenti
2018-02-15 10:46:14
meno male che da noi è difficile armarsi come in america, altrimenti ve lo immaginereste che massacro nelle scuole? Sono veramente preoccupato per la deriva nelle relazioni fra scuola e famiglie disposte a tutto pur di difendere i figli.

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