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Soldi nella cuccia del cane, Cirinnà reclama i 24mila euro: «Erano in casa mia». Ma per il giudice non ne ha diritto

Venerdì 5 Agosto 2022 di Valeria Di Corrado
Soldi nella cuccia del cane, Cirinnà reclama i 24mila euro: «Spettano a me». Ma per il giudice non ne ha diritto

Era stato il giallo dell’estate 2021 e ora, a distanza di un anno esatto, torna a far parlare di sé il “tesoro” nascosto nella cuccia del cane della coppia di politici dem, Esterino Montino e Monica Cirinnà. La senatrice del Pd, infatti, “batte cassa” e reclama i 24mila euro in contanti che erano stati ritrovati nella sua proprietà: la CapalBiofattoria, un’azienda agricola e vitivinicola immersa nella Maremma toscana, a pochi chilometri dalla meta prediletta della sinistra radical-chic per le vacanze. Di fronte al polverone mediatico che si era sollevato dopo la scoperta del denaro, i coniugi avevano preso letteralmente le distanze, precisando che la cuccia era lontana dalla loro casa e che forse quelle 48 banconote, da 500 euro l’una, erano state occultate lì da spacciatori nordafricani. Ipotesi scartata fin dall’inizio dagli inquirenti, visto che chi compra una dose di droga usa tagli da 20-50 euro. I sospetti erano ricaduti (senza però trovare conferma) anche sul fratello della senatrice, Claudio Cirinnà, che frequentava la tenuta e che il 7 luglio 2020 era stato arrestato per usura. Lo scorso febbraio, la Corte d’appello di Roma ha ridotto la pena a 3 anni, facendo cadere l’accusa di autoriciclaggio, e ha assolto il figlio Riccardo (nipote della Cirinnà). 

Il 18 agosto scorso Fabio Montino, il maggiore dei 4 figli del sindaco di Fiumicino, stava demolendo insieme a un altro dipendente dell’azienda la cuccia (ormai disabitata) che circa 8 anni prima aveva fatto costruire suo padre, per dare un rifugio a una cagna randagia e ai suoi cuccioli. Al terzo colpo dell’escavatore, erano volate in aria - come in un film - le banconote, arrotolate e legate con degli elastici, nascoste tra le assi in legno, non si sa da chi e quanto tempo prima. La cosa certa è che dal primo gennaio del 2019 il taglio da 500 euro non viene più stampato, ma può essere cambiato in banca. Quindi, sono soldi ancora in corso di validità. «Pensavo fossero finti», aveva spiegato Montino junior ai carabinieri di Capalbio, dopo aver telefonato al padre e alla moglie del padre, di ritorno da Roma dove avevano partecipato ai funerali dell’amico avvocato Luca Petrucci. I militari avevano sequestrato la somma, senza trovare più tracce della cuccia. «Siamo felici che quel denaro, molto probabilmente frutto di qualche reato compiuto da malviventi, sarà nella disponibilità del Fondo unico per la giustizia», avevano scritto in una nota Montino e Cirinnà. 

Dopo aver interpellato anche la Banca d’Italia per cercare di capire attraverso quali mani fossero passati quei contanti, lo scorso 28 marzo il sostituto procuratore di Grosseto Giampaolo Melchionna è stato costretto a chiedere l’archiviazione dell’indagine per riciclaggio (contro ignoti), non essendo riuscito a dimostrare la provenienza illecita dei 24mila euro. Ma, inaspettatamente, il 4 maggio la senatrice del Pd si è fatta avanti e, tramite l’avvocato Giovanni Gori, ha chiesto al gip di «disporre la restituzione» della somma in suo favore, opponendosi alla confisca chiesta dal pm. «Ai sensi dell’articolo 932 del codice civile il “tesoro”, inteso come qualunque cosa mobile di pregio di cui nessuno può provare d’essere proprietario, appartiene - si legge nell’istanza della Cirinnà - al proprietario del fondo in cui si trova». Quindi, dato che la senatrice è legale rappresentante di CapalBiofattoria, secondo il suo legale, spetterebbero a lei. In vista dell’udienza dello scorso 6 giugno, la senatrice ha reiterato la richiesta del denaro, specificando (questa volta) di volerlo devolvere all’associazione antiviolenza “Olymbia De Gouges”. 

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Secondo il giudice delle indagini preliminari di Grosseto, però, «la richiesta di restituzione della Cirinnà non può essere accolta, poiché opera in questo caso la disciplina delle cose ritrovate». Peraltro - spiega nel provvedimento del 20 giugno - anche se si fosse trattato del ritrovamento di un tesoro, «esso spetta solo per metà al proprietario del fondo e per metà al ritrovatore: in questo caso, a Fabio Montino e all’operaio Fabio Rosati, per la quota di un quarto ciascuno». «Vi è senz’altro una situazione di controversia sulla proprietà - ha concluso quindi il gip Sergio Compagnucci - che dovrà essere risolta dal giudice civile», in quanto Rosati non ha rinunciato alla sua quota, dicendo in udienza: «Certo, qualche cosetta...». Intanto le banconote contese restano sotto sequestro. Ora sta alla senatrice decidere se fare causa al figlio di suo marito e al suo operaio. Già dopo il ritrovamento delle banconote, avevano fatto discutere le sue dichiarazioni “a caldo” nei confronti della sua cameriera, «strapagata e messa in regola con tutti i contributi Inps», che «ci ha lasciati da un momento all’altro, dicendo: “Me ne vado perché mi annoio a stare da sola col cane”». Lo stesso, forse, che ha traslocato dalla cuccia da 24mila euro. Insomma, la vicenda di questo “tesoro” resta un giallo. Forse, l’unico che sa la verità su quelle mazzette di denaro è proprio il pastore maremmano, Orso. 

Ultimo aggiornamento: 08:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA