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BEPPE GRILLO

Grillo, processo per il figlio Ciro e gli amici accusati di stupro. Ammessi tutti gli oltre 70 testimoni. Prossima udienza: il 1° giugno

Mercoledì 16 Marzo 2022
Grillo, processo per il figlio Ciro e gli amici: sono accusati di stupro. Oltre 70 i testimoni citati

È cominciato stamattina a Tempio Pausania il processo sullo stupro in Costa Smeralda. Sul banco degli imputati che non sono presenti in aula, c'è Ciro Grillo, figlio di Beppe Grillo, comico e fondatore del partito politico Movimento 5 stelle. La prossima udienza sarà il 1° giugno. Il collegio presieduto da Marco Contu si era riunito in camera di consiglio per analizzare le liste dei testimoni citati da pm, difese e parti civili, l'ammissione delle prove e la nomina dei periti. Ebbene, hanno deciso di ammettere tutti i testi citati, perciò a testimoniare in aula la prossima volta ci sarà anche la moglie di Beppe Grillo, Parvin Tadjik. Gli altri imputati sono gli amici di Grillo junior: Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria. Sono accusati di violenza sessuale di gruppo che si sarebbe consumata su due ragazze tra cui una giovane italo-norvegese, in Costa Smeralda la notte tra il 16 e 17 luglio 2019.

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Sulla lista testi, l'avvocato  Alessandro Vaccaro, uno dei legali della difesa, ha spiegato che «tutti abbiamo citato tutti perché è giusto che questo processo si faccia in dibattimento: se confrontate le liste, a parte cose specifiche, sono abbastanza sovrapponibili».

L'avvocato della vittima, Giulia Bongiorno ha espresso preoccupazione per i tempi del processo: «Il rischio è che si dilati la sofferenza». «La ragazza nel frattempo, per ovvi motivi, ha lasciato l'italia e vive in un altro paese. Abbiamo fissato un calendario fino al 18 gennaio 2023 - dice la legale della giovane - considerate che la mia assistita dovrà continuare a vivere questa sua ferita fino a quella data e tutto questo comporterà il riaprirsi di sofferenze e dolori. Io auspico che si faccia il processo in aula e non ci siano diffusioni, che io reputo molto gravi, non di notizie, ma parlo di dati e referti medici sulla mia assistita che sono stati pubblicati, anche di sue foto che permettono la sua identificazione».

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Più di 70 testimoni (ma Beppe Grillo non è citato)

Beppe Grillo non c'è. Non è stato citato nel processo. Ma nella lista testi c'è la moglie del comico genovese, Parvin Tadjik, così come alcuni vicini di casa, ma anche il maestro di kite surf e diversi investigatori. Eccola, la lista dei testimoni depositata dalla Procura di Tempio Pausania presso la cancelleria del Tribunale. Il presunto stupro sarebbe avvenuto nella calda estate del luglio del 2019 in Costa Smeralda, nel residence del comico genovese. Ecco perché il Procuratore Gregorio Capasso chiamerà a deporre, se la lista verrà accolto dal Tribunale, anche la moglie di Grillo, che quella notte dormiva a poca distanza dal luogo della presunta violenza di gruppo. Anche se la donna ha sempre detto agli inquirenti di non avere mai sentito o visto nulla. Tra i testi ci sono amiche e amici delle due studentesse. La parte civile della ragazza italo-norvegese, che oggi ha 22 anni, rappresentata dall'avvocata Giulia Bongiorno, ha chiesto di citare anche alcuni giornalisti, come l'inviata del Corriere della Sera Giusi Fasano e il collega di Repubblica Fabio Tonacci, per delle interviste realizzate in Sardegna.

Tra i testi citati anche il proprietario del B&B dove hanno dormito le due ragazze dopo l'accaduto, Daniele Ambrosiani.  Ambrosiani è il proprietario del B&B Surfhouse di Barrabisa, una località del Comune di Palau, in Gallura, dove alloggiavano le due ragazze che accusano Ciro Grillo, il figlio del garante del Movimento 5 Stelle, e il suo gruppo di amici di aver abusato di loro nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2019 in un residence di Beppe Grillo. 

«Io avevo queste due ospiti e come faccio con tutti i miei ospiti - ha detto Ambrosiani - ho grande rispetto per la loro privacy. Avevo notato che le due ragazze era rientrate al mattino, dopo una notte fuori, ma non mi aveva sconvolto. A venti anni era una cosa normale. Poi, nei giorni seguenti le ho viste turbate. Ma io e la mia ragazza pensavamo che avessero litigato tra loro, come può succedere. Ma non ci siamo posti il problema più di tanto, è finita lì».

La lista dei testi, di accusa e difesa, è lunga. Ci saranno, ancora, dei medici legali che dovranno spiegare quale fosse lo stato di salute delle due ragazze. Ma non solo. C'è anche David Enrique Bye Obando, il ragazzo norvegese-sudamericano, figlio di un ex deputato. La ragazza durante le indagini lo aveva accusato di abusi che sarebbero avvenuti durante una gita in campeggio. «Mi sono svegliata e lui stava venendo», ha detto la giovane agli investigatori. Ma non è mai stato denunciato per questo. Il padre del ragazzo nega la citazione:«Mio figlio non è stato convocato dalle autorità giudiziarie norvegesi, l'unica autorità di fronte alla quale è responsabile. Né ha ricevuto citazioni da altre autorità. Non ha altro da aggiungere», è il commento secco all'Adnkronos di Vegard Bye, padre di David Enrique Bye Obando.

Il giovane è stato citato dalla difesa. Per quel presunto abuso, però, la ragazza italo-norvegese non ha mai denunciato l'ex amico. L'episodio risale al 2017 e sarebbe avvenuto in un campeggio in Norvegia. La vicenda era emersa nel corso delle indagini sul figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle. David Enrique Bye Obando, figlio di un politico norvegese, ha sempre negato l'episodio di violenza, affermando anche che la giovane gli aveva già chiesto scusa per quell'accusa. La ragazza aveva raccontato ai pm che il ragazzo aveva abusato di lei mentre dormiva in tenda. «Quando mi sono svegliata era sopra di me e sono scappata nel bosco. Il giorno dopo mi ha detto di prendere la pillola».

Tra i testi spicca anche il nome di un'amica della giovane presunta vittima M. R. che aveva scritto un messaggio su whatsapp alla ragazza, dopo quanto avvenuto in Costa Smeralda. «Tu sei abbastanza insicura... e loro ti hanno usato», scriveva.

L'altra ragazza che si è costituita parte civile è difesa dall'avvocato Vinicio Nardi. Nei giorni scorsi, un altro legale degli imputati, ha lasciato il mandato. Si tratta dell'avvocato Romano Raimondo, che rappresentava Francesco Corsiglia. Sarà sostituto dalla collega sarda Antonella Cuccureddu del Foro di Sassari. Che difenderà Corsiglia con l'avvocato Gennaro Velle. Il collegio difensivo è composto, poi, da Alessandro Vaccaro per Lauria; Andrea Vernazza ed Enrico Grillo per Ciro Grillo, Ernesto Monteverde e Mariano Mameli per Capitta.

La vicenda

Ma cosa accadde quella notte, tra il 16 e il 17 luglio 2019? La giovane era con un'amica, che però non è una testimone oculare perché quella notte dormiva sul divano. E anche lei sarebbe stata vittima di abusi perché mentre dormiva i giovani hanno scattato delle fotografie in atteggiamenti osceni proprio sul suo viso. Agli atti c'è anche una consulenza medico legale da cui emergerebbe il sospetto che la studentessa italo-norvegese fosse stata costretta ad assumere Ghb, la cosiddetta droga dello stupro, un'ipotesi avanzata dal consulente, il professor Enrico Marinelli dell'Università La Sapienza, specialista in medicina legale, richiesta e depositata dall'avvocata Bongiorno. «In linea puramente teorica -scrive Marinelli nella relazione di una ventina di pagine - non è possibile escludere» che la presunta vittima abbia assunto «cosiddette droghe da stupro, prima o in associazione con l'alcol». Il professore le definisce «particolarmente insidiose» poiché sono «costituite da liquidi inodori e incolori, facilmente mescolabili alle comuni bevande, anche non alcoliche, senza che la vittima se ne possa accorgere». Ma non è stata trovata alcuna conferma.

Se per Ciro Grillo e i suoi amici il rapporto con la ragazza sarebbe stato «consenziente» il professore scrive che «non può aver espresso un valido consenso al rapporto di gruppo». Perché l'alcol «scemava grandemente la sua capacità decisionale e annullava la sua capacità di autodeterminazione». La ragazza, come sembra, avrebbe avuto un vuoto di memoria dopo il risveglio. «Un'amnesia senza la perdita di coscienza e la capacità di compiere azioni complesse come conversare, guidare, avere rapporti sessuali e perfino uccidere», dice il professore nella relazione. La battaglia tra accusa e difesa ruota attorno a undici trascrizioni, di chat e telefonate, che entreranno nel procedimento a carico di Ciro Grillo, il figlio di Beppe Grillo, e dei suoi tre amici. Si tratta di brogliacci già agli atti ma mai trascritti. Secondo le parti civili emergerebbero altri particolari «interessanti».

A maggio la Procura di Tempio Pausania aveva chiesto il rinvio a giudizio dei quattro giovani genovesi. Tutti accusati di violenza di gruppo. Anche se i ragazzi hanno sempre parlato di «rapporti consenzienti». Nel corso delle indagini sono emerse numerose chat agli atti. In una, del gruppo 'Official Mostri', si leggeva: «3 vs 1». I quattro accusati - Ciro Grillo, Edoardo Capitta, Vittorio Lauria e Francesco Corsiglia - si vantavano di quella serata a Cala Volpe e raccontavano agli amici curiosi di Genova: «È stato forte» e la ragazza non era «niente di che». I telefonini sono stati sequestrati il 29 agosto successivo, il giorno del compleanno di Francesco Corsiglia. «Mi sa che quella c'ha denunciato», scriveva in chat Capitta. Lo scorso novembre, subito dopo il rinvio a giudizio dei quattro ragazzi, l'avvocata Giulia Bongiorno, parlando con i cronisti a Tempio aveva detto: «La Cassazione dice che nei processi per violenza sessuale bastano le dichiarazioni della persona offesa, se ritenuta attendibile. Noi qui abbiamo molto di più delle dichiarazioni della ragazza. Ci sono intercettazioni, chat, video, messaggi e tanto altro che per noi sono come una scatola nera. Dicono come sono andati i fatti».

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Ultimo aggiornamento: 19:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA