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BEPPE GRILLO

Ciro Grillo, processo sullo stupro in Sardegna, la moglie del leader M5S: «Non ho sentito nulla di anomalo»

Mercoledì 21 Settembre 2022
Ciro Grillo, processo sullo stupro di gruppo di Sardegna: la moglie del leader M5S ascoltata per un'ora

Nuova udienza del processo per il presunto stupro in Sardegna a carico di Ciro Grillo, il figlio del fondatore del M5S Beppe Grillo. Oltre a Grillo junior sono imputati tre suoi amici, Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria. Il dibattimento si celebra a porte chiuse davanti al Tribunale di Tempio Pausania, in Sardegna. I quattro giovani, oggi tutti assenti, sono accusati di violenza sessuale di gruppo su due ragazze. Il presunto stupro sarebbe avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2019, nel residence di proprietà della famiglia Grillo, a Porto Cervo, in Costa Smeralda.

La moglie di Grillo e mamma dell'imputato: «Non ho sentito nulla di anomalo»

Oggi la Corte ha sentito sette testimoni, fra cui la mamma dell'imputato. È stata ascoltata per un'ora Parvin Tadjk, la moglie di Beppe Grillo e mamma di Ciro. La donna ha lasciato il tribunale senza parlare con i giornalisti. Negli anni scorsi sentita dagli inquirenti aveva detto di non avere sentito nulla quella notte tra il 16 e il 17 luglio 2019.

«Non ho sentito o visto nulla di anomalo». Sono le parole di Parvin Tadjk, la madre di Ciro Grillo. La donna ha ribadito in aula quanto detto agli inquirenti: che la notte del luglio 2019 dormiva nella casa accanto e non ha notato nulla di sospetto. A dirlo ai cronisti sono gli avvocati della difesa.

Il dibattimento prosegue con le deposizioni degli altri testi.

Previste anche le deposizioni della donna che si occupava delle pulizie nella villetta a schiera dei Grillo, i gestori e il personale delle farmacie e dei bar dove le due presunte vittime, una italiana e una italo norvegese, sarebbero andate.

La colf: «Non ho sentito nulla»

Anche la colf della famiglia Grillo, che si occupa di tenere in ordine la villetta a schiera del residence a Porto Cervo dove sarebbero avvenute le violenze sessuali su due ragazze ha confermato oggi ai giudici del Tribunale di Tempio Pausania di non aver notato niente di anomalo la notte tra il 16 e il 17 luglio del 2019. La donna avrebbe precisato di avere visto le due ragazze andare via in auto con due degli amici genovesi intorno alle 14.30 del 17 luglio. Erano tranquille e non lasciavano trasparire alcuna inquietudine.

Maria Cristina Stasia, l'amica della madre di Ciro Grillo Parvin Tadjk, ospite nella villetta di Porto Cervo, sentita come testimone al processo ha confermato ai giudici che la mattina dopo il presunto stupro vide una ragazza in accappatoio e con un asciugamano a turbante sulla testa nel patio della casa dove soggiornavano i ragazzi. «Fumava tranquillamente, non sembrava in difficoltà e non ha chiesto aiuto», ha detto in aula secondo quanto riferito dagli avvocati della difesa Antonella Cuccureddu, Gennaro Velle, Andrea Vernazza e Sandro Vaccaro al termine dell'udienza.

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Giulia Bongiorno (difensore della vittima): «La ragazza non era in grado di chiedere aiuto»

«Non è stata una violenza sessuale per strada, la nostra assistita ha sempre sottolineato di non esser stata nemmeno in condizioni di chiedere aiuto, quindi quanto accaduto oggi è del tutto irrilevante. Anzi, casomai, conferma che quanto accaduto è accaduto in una condizione in cui la nostra assistita non poteva chiedere aiuto, perché non era in uno stato di piena coscienza, piena capacità». Lo ha detto all'Adnkronos l'avvocata Giulia Bongiorno, legale di parte civile della presunta vittima dello stupro. 

Le grida

Prima dell'udienza, il rappresentante di parte civile della giovane italo norvegese, parlando con i cronisti ha detto: «Ogni volta è una ferita che brucia». L'avvocato Dario Romano oggi sostituisce la titolare Giulia Bongiorno. «I ricordi della nostra assistita sono vivi», ha aggiunto Romano. E poi ha detto: «In questo Paese è difficile fare denunce di violenza sessuale proprio perché nei processi lunghi il dolore di chi denuncia è prolungato nel tempo, con tutte le componenti di vittimizzazione secondaria». Poi parlando delle dichiarazioni rese nel corso dell'inchiesta dalla moglie di Grillo quando disse di non avere ascoltato grida quella notte, il difensore spiega: «Sotto questo profilo è ininfluente perché nessuno ha mai parlato di urla o di grida. È un discorso completamente diverso. Ora vedremo cosa emergerà in dibattimento».

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«Nelle testimonianze di oggi sono emerse numerose contraddizioni che contesteremo, anche con produzione documentale, nelle prossime udienze. Non posso entrare nel merito, ma dire che non si sono sentite grida o che non ricordano di avere visto i ragazzi non ha alcuna rilevanza», ha detto l'avvocato Romano. 

Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 15:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA