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Concorso per giudici tributari negato ai laureati in economia. Aperto solo a chi studia Legge. I commercialisti: «Discriminati»

Lunedì 6 Giugno 2022 di Andrea Bassi
Concorso per giudici tributari negato ai laureati in economia. Aperto solo a chi studia Legge

La riforma era attesa da anni. E la ragione è piuttosto semplice. Per anni a decidere l’esito di cause tributarie, non di rado milionarie, sono stati giudici onorari. Avvocati, fiscalisti, commercialisti, professori, prestati alla toga. Molto volenterosi e altrettanto mal pagati, hanno fatto pendere il piatto della bilancia a favore del Fisco o del contribuente. Poi è arrivata la grande azione riformatrice del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. E tra le altre cose ha stabilito che l’Italia dovesse riformare il suo sistema di giustizia tributaria. 

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Concorso per giudici tributari negato ai laureati in economia


Uno dei tasselli fondamentali di questa riforma è l’arrivo di un magistrato a tempo pieno, professionalizzato, ossia specializzato nelle materie delle controversie che è chiamato a dirimere. Eppure, proprio su questo punto, la riforma approvata dal governo a maggio in consiglio dei ministri, rischia il suo primo incidente. L’articolo 4-bis della riforma, riserva l’ammissione al concorso per la nomina a magistrato tributario ai soli «laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza, conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni». 

 

LA POLEMICA
Che ci sia qualcosa di stonato in questo passaggio, l’hanno subito fatto notare i commercialisti. Il presidente del Consiglio nazionale, Elbano de Nuccio, ha preso carta e penna e ha scritto al ministro dell’Economia Daniele Franco, a quello della Giustizia Marta Cartabia e a tutti i presidenti di Commissione interessati dal provvedimento. Per dire cosa? Per contestare «l’ingiustificata discriminazione» ai danni dei «laureati in economia». Ed in effetti, se da un lato è vero che l’accesso in magistratura è sempre stato ovviamente riservato ai laureati in giurisprudenza, è altrettanto vero che non si capisce il motivo per cui nel momento in cui arriva un profili di magistrato che deve sapere di bilanci aziendali e regole contabili, non possa essere reclutato anche tra i laureati in economia. «Questa riserva», spiega de Nuccio al Messaggero, «ci ha lasciato perplessi, perché fa venire meno delle competenze tecniche e distintive di cui nel giudizio tributario c’è bisogno».

I COMMERCIALISTI
Nella lettera inviata al governo, i commercialisti fanno notare anche come i corsi di laurea in giurisprudenza non prevedano come obbligatorie le materie del diritto tributario e di contabilità aziendale e bilancio. A differenza invece di chi esce da altri studi universitari, come i laureati in scienze dell’economia, in scienze economico-aziendali, o le lauree in economia del vecchio ordinamento. Tutti hanno sostenuto esami di contabilità aziendale bilancio. Materie per altro previste tra le competenze che il concorso per i magistrati tributari deve appurare. Non solo. I laureati in economia per accedere all’iscrizione all’albo dei dottori commercialisti, devono affrontare tre prove scritte e una prova orale. Le prove riguardano materie come la ragioneria generale e applicata, la revisione aziendale, la tecnica industriale e commerciale, la tecnica bancaria, la tecnica professionale, la finanza aziendale, il diritto privato, il diritto commerciale, il diritto tributario, il diritto del lavoro, il diritto processuale civile. Insomma, scrive de Nuccio, «si tratta della quasi totalità delle materie oggetto delle prove di esame del concorso per la nomina a magistrato tributario, il che - dice - evidenzia che i soggetti che hanno conseguito i predetti diplomi di laurea hanno piena legittimazione a rientrare nel novero dei soggetti ammessi al concorso».


LA RICHIESTA 
La richiesta dei commercialisti insomma è chiara. Il disegno di legge deve essere modificato per dare la possibilità anche ai laureati in economia di partecipare al concorso per la magistratura tributaria. Ma non si tratta dell’unica modifica che, sempre secondo i commercialisti, è necessaria. Tra le materie del concorso, spiega la lettera inviata al governo, c’è «elementi di contabilità aziendale e bilancio». Una limitazione considerata riduttiva se non del tutto «inappropriata». Chi si candida a decidere dei giudizi tributari dovrebbe avere una conoscenza più approfondita di semplici «elementi».
 

Ultimo aggiornamento: 8 Giugno, 09:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA