Consip, la Procura: «Scafarto falsificò l'informativa su Tiziano Renzi»

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Sono tre gli episodi di falso, due di rivelazione di segreto d'ufficio e uno di depistaggio (in concorso con l'ex colonnello Alessandro Sessa) che la Procura di Roma contesta all'ex Noe, Gian Paolo Scafarto. In base al capo di imputazione sarebbe stato lui ad avere rivelato al Fatto Quotidiano «il contenuto delle dichiarazioni rese, quali persone informate dei fatti, da Luigi Marroni e Luigi Ferrara» nell'ambito dell'inchiesta all'epoca condotta dai pm di Napoli e l'iscrizione nel registro degli indagati del generale Del Sette, «notizia poi pubblicata il 22 dicembre del 2016».

L'ufficiale dell'Arma, attualmente assessore al comune di Castellammare di Stabia, almeno fino al marzo dell'anno scorso, avrebbe veicolato a militari passati dal Noe all'Aise atti coperti del segreto investigativo tra cui «intercettazioni, pedinamenti e l'informativa del febbraio del 2017». Tra gli episodi di falso c'è quello riferito all'informativa poi consegnata ai pm di Roma, del 9 gennaio del 2017, in cui attribuisce ad Alfredo Romeo e non all'ex parlamentare Italo Bocchino, che effettivamente la pronunciò la frase «...Renzi, l'ultima vota che l'ho incontrato». Per quanto riguarda l'accusa di depistaggio Scafarto, che il 10 maggio 2017 che aveva subito il sequestro del proprio cellulare da parte dei pm, «su richiesta e istigazione di Sessa e al fine di non rendere possibile ricostruire le chat whatsapp, provvedeva a disinstallare sul cellulare di Sessa l'applicazione».
Lunedì 29 Ottobre 2018, 11:30 - Ultimo aggiornamento: 29-10-2018 15:24
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