CORONAVIRUS

Contagi, tornano i numeri di maggio. Pochi i tamponi a chi arriva. I dati e la curva che allarma

Giovedì 6 Agosto 2020 di Vincenzo Damiani

Una impennata così di contagi da coronavirus in Puglia non si registrava dalla seconda metà di maggio: 23 casi in un solo giorno, anche se otto riguardano immigrati sbarcati sulle coste gallipoline e già in isolamento. I pugliesi positivi ora sono 152, il saldo netto è di 21 in più perché quelli guariti, intanto, sono due. Da giorni, ormai, la Puglia non è più Covid free e mediamente registra una decina di contagi ogni 24 ore. Che qualcosa non stesse andando per il verso giusto nei controlli e nel rispetto delle misure anti Covid lo ha ammesso anche il governatore Michele Emiliano: «Ci sono cose che non mi piacciono, chiederò un incontro ai prefetti», ha detto.

E il bollettino di ieri è la conferma che le maglie di sicurezza si sono allargate troppo e in tanti non stanno più avendo quegli accorgimenti (uso delle mascherine, lavaggio delle mani, distanziamento) che hanno contribuito ad evitare che il coronavirus facesse più vittime di quante ce ne siano state e mettesse in ginocchio il sistema sanitario pugliese come accaduto in Lombardia. Dei 23 nuovi contagi di ieri, 3 sono stati rilevati in provincia di Bari, 2 nel Brindisino, 9 in provincia di Foggia, 8 nel Leccese, uno riguarda un residente fuori regione. Ieri sono stati processati 2.630 tamponi, martedì invece erano stati rilevati sette casi positivi su 2407 test. Non ci sono stati decessi, quindi le vittime del Covid-19 restano 553. Dall'inizio dell'emergenza sono stati effettuati 249.211 test. Sono 3.973 i pazienti guariti (+2 in 24 ore) e 152 i casi attualmente positivi (+21 rispetto a martedì), dei quali 24 ricoverati (+2) e nessuno in terapia intensiva. Il totale dei positivi Covid in Puglia dall'inizio dell'emergenza è di 4.678.

Il Covid-19 si fa strada. Altri 23 contagi in Puglia: c'è anche un turista

L'aumento dei contagi è causato anche, ma non solo, da casi di importazione, turisti o pugliesi di rientro da aree a rischio. Per questo, da inizio luglio, chi arriva in Puglia da aree a rischio e si auto-segnala sul portale della Regione Puglia, come da obbligo imposto dall'ordinanza regionale, viene contattato via e-mail dalle Asl e viene avvisato della possibilità di sottoporsi, gratuitamente e in maniera volontaria, al tampone. Ad oggi sono stati effettuati circa 2.000 test in tutta la regione, secondo questa modalità: un migliaio a Bari, 600 a Taranto, circa 100 a Brindisi, 150 a Lecce e altrettanti a Foggia. Numeri non elevati rispetto a quelli del flusso di turisti: basti pensare che, dal 3 giugno scorso, si sono autosegnalati in 27.200 in arrivo solo a Bari, provenienti dall'estero e dalle regioni italiane più a rischio, cioè una media di 450 persone al giorno; mentre il personale dell'ambulatorio Covid free dell'Asl barese ogni giorno esegue circa 30 tamponi (anche direttamente in automobile), un migliaio al mese. «Un lavoro importante commentano dall'Asl Bari - per la sicurezza di tutti, reso possibile grazie alla collaborazione e al senso di responsabilità delle persone».
Individuare rapidamente e spegnere i focolai di coronavirus prima che si propaghino è fondamentale visto numero limitato di pugliesi immuni: solamente 35.715 persone sono risultate positive al test sierologico Covid-19 effettuato dalla Croce rossa nell'ambito dell'indagine dell'Istat, praticamente lo 0,9% della popolazione è venuto in contatto con il virus. Quindi, il 99,1% non ha sviluppato gli anticorpi ed è suscettibile all'infezione. Sul totale nazionale, in Puglia si concentra il 2,4% delle persone positive ai test sierologici, il secondo dato più elevato al Sud dopo la Campania (2,9). Infine, l'Istat conferma una maggiore mortalità in Puglia rispetto al resto del Mezzogiorno: 1,6%, contro l'1,3% della Campania, lo 0,9% della Sicilia, lo 0,3% della Calabria, 0,1% della Basilicata, 0,4% della Sardegna, 0,1% del Molise, 1,4% dell'Abruzzo. «Sono 1 milione 482mila le persone in Italia si legge nel rapporto finale dell'Istat - il 2,5% della popolazione residente in famiglia (escluse le convivenze), risultate con IgG positivo, che hanno cioè sviluppato gli anticorpi per ilSARS-CoV-2. Quelle che sono entrate in contatto con il virus sono dunque 6 volte di più rispetto al totale dei casi intercettati ufficialmente durante la pandemia, attraverso l'identificazione del Rna virale, secondo quanto prodotto dall'Istituto Superiore di Sanità».
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Ultimo aggiornamento: 16:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA