Coordinamento tra procuratori,
stop dell'Anm: «Ci delegittima»

L'idea l'avevano lanciata su una chat riservata: creare una sorta di coordinamento tra i procuratori, da attuare con riunioni periodiche. Obiettivo: far sentire la voce della categoria sui problemi posti dalle ultime riforme, come quella delle avocazioni che, come hanno scritto al Csm qualche tempo fa, rischia di avere «effetti devastanti» su procure e tribunali; ma anche presentare proposte sulle tematiche giudiziarie e interloquire con le istituzioni. L'iniziativa di cui si sono fatti promotori i capi delle cinque procure più importanti - Francesco Greco (Milano), Giovanni Melillo ( Napoli), Francesco Lo Voi (Palermo), Giuseppe Pignatone (Roma) e Armando Spataro (Torino) - non è però piaciuta nè al Consiglio superiore della magistratura, cioè all'organo di autogoverno dei giudici, nè all'Associazione nazionale magistrati, cioè al sindacato delle toghe. Tant'è che oggi con una mossa a tenaglia hanno cercato di stoppare l'operazione, che rischiava di scavalcarli e di svilire il loro ruolo.

Per la verità qualche dubbio era venuto anche dalla «base»: se l'esigenza di un coordinamento è avvertita tra i capi delle 140 procure italiane, qualcuno di loro aveva già manifestato il timore che l'iniziativa all'esterno potesse essere strumentalizzata e prestare il fianco all'accusa di voler creare un partito dei pm. Ad uscire allo scoperto era stata sinora solo Magistratura Indipendente, la corrente più moderata delle toghe, preoccupata soprattutto delle conseguenze di questo progetto dei procuratori sul ruolo del Csm e dell'Anm. Un timore che ora Palazzo dei marescialli e l'Associazione nazionale dei magistrati hanno mostrato di condividere, pur riconoscendo l'importanza dei problemi posti dai procuratori sopratutto sul delicato tema delle avocazioni.

L'iniziativa, «anche al di là delle intenzioni dei Procuratori interessati, può oggettivamente produrre l'effetto di delegittimare e depotenziare il ruolo della Anm, sovrapponendosi alla sue fondamentali funzioni», ha messo nero su bianco il sindacato delle toghe, che ha poi deciso di porre la questione all'ordine del giorno del prossimo Comitato direttivo centrale ed ha invitato i promotori ad «un confronto franco e leale nell'interesse di tutta la magistratura» e nell'ottica di «valorizzare» le istanze di cui sono portatori i procuratori. E se il tono del Csm è inevitabilmente più istituzionale, la sostanza è la stessa: in una nota con cui ha manifestato la propria «vicinanza agli Uffici di Procura» e ha assicurato che «farà tutto quanto è nelle sue prerogative per consentire un'applicazione ragionevole delle recenti riforme emanate dal Parlamento», il Consiglio ha ribadito la propria «centralità» , rivendicando per sè il ruolo istituzionale «di indirizzo e di regolamentazione» delle questioni che riguardano le procure. E ha fatto sapere che non solo andrà ancora avanti con le audizioni sullo spinoso tema delle avocazioni, ma in vista dell'adozione di una risoluzione, si appresta ad aprire un confronto ad ampio raggio con i capi delle procure, il Pg della Cassazione e il procuratore nazionale antimafia.
Mercoledì 14 Marzo 2018, 18:19 - Ultimo aggiornamento: 15-03-2018 07:09
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