CORONAVIRUS

Coronavirus, Ilaria Capua: «Fenomeno epocale, la nostra vita cambierà. Oggi i contagi di 14 giorni fa»

Sabato 21 Marzo 2020 di Mauro Evangelisti

«Bisogna cominciare a parlare di come si tornerà alla normalità. I dati che si stanno accumulando su questo coronavirus ci diranno quali sono le categorie maggiormente a rischio, chi si dovrà mantenere protetto da questa infezione, quali sono le persone più fragili in questa situazione, quali invece potranno ricominciare a uscire, perché sono meno colpite, come le donne e i bambini».
Virologa, docente dell'Università della Florida, autrice del libro Salute circolare, la professoressa Ilaria Capua, nei giorni scorsi ha anche ricevuto una telefonata del sindaco di New York, Bill De Blasio che le ha chiesto consigli su come affrontare l'emergenza coronavirus. Dagli Stati Uniti, la professoressa Capua riflette sull'andamento della pandemia, anche in Italia e in Europa. E su come sta cambiando il mondo.

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Ritiene siano giuste le misure di contenimento messe in campo sia nel nostro Paese, sia nel resto d'Europa?
«Ci sono stati due tipi di approccio: il primo, quello iniziato dall'Italia e poi seguito da altri paesi, punta a mitigare nel tempo gli effetti dell'infezione; quello di Boris Johnson e del Regno Unito evitava misure di contenimento, ricercando l'effetto gregge, ma vedo che il Regno Unito già ha fatto marcia indietro. Certo, è possibile, anche se non scontato, che si arrivi all'immunità di gregge, ma quante vite costerà senza misure di contenimento?».

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L'Italia e il resto d'Europa hanno risposto in ritardo?
«Cosa significa in ritardo? Rispetto a che cosa? Siamo di fronte a un fenomeno epocale, non sono risposte che si possono dare in un battito di ciglia. L'Italia e altri paesi europei provano a mitigare l'effetto del contagio, a dilazionare nel tempo il numero dei casi. È presto per dare un giudizio, perché visto che il periodo di incubazione è di 14 giorni ancora non possiamo vedere gli effetti di queste misure, oggi contiamo i contagi che erano avvenuti in precedenza. Ogni giudizio poi di raffronto con altri paesi è complicato, perché ogni nazione usa parametri differenti».

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Nella provincia di Hubei il lockdown è stato molto più severo.
«Guardi, noi non siamo la Cina, ma nemmeno la Corea del Sud o il Giappone. Questo è un fenomeno epocale, che stravolgerà le civiltà. È una epidemia, che sembra essere venuta dal nulla, partita da un animale, il pipistrello, che se ne stava nella foresta, passata da un mercato di animali vivi e poi diffusa con i viaggi aerei in tutto il mondo. È possibile che in Lombardia il virus circolasse già da inizio gennaio, il servizio sanitario lombardo registrava polmoniti anomale già a fine dicembre. E questo impatto sugli ospedali ha accentuato la fragilità della risposta. Più i casi aumentano, più il sistema sanitario si indebolisce. Dobbiamo trovare un punto di equilibrio, per questo le misure di contenimento sono utili».

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È possibile che con il caldo vi sia una riduzione della forza del virus?
«Al caldo i virus stanno male, sicuramente. Le temperature alte rendono la loro vita più difficile. C'è la possibilità che si possa attenuare, questo è verosimile ma non è scontato. Dobbiamo aspettare. Dobbiamo capire molte cose, perché con questo coronavirus stiamo imparando giorno per giorno, nessuno ha la verità scolpita sulla pietra. Abbiamo la forza dell'esperienza e della collaborazione tra gli scienziati».

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Avremo prima un vaccino o un farmaco efficace?
«Penso che si troveranno tutti e due, in tempi sovrapponibili; ma la mia speranza è che non ci sarà bisogno del vaccino perché si sarà attenuata la forza del coronavirus, ricordiamoci che nella stragrande maggioranza dei casi chi è infetto è asintomatico. Oggi però dobbiamo applicare le misure di contenimento, senza dubbio. E prepararci a un cambio delle nostre vite, non per forza in negativo. La nuova normalità potrebbe essere migliore della vecchia normalità. Dovremo ripensare la tenuta del servizio sanitario, le gestione delle emergenze, della comunicazione e dei problemi economici. Ci saranno nuove metodologie di lavoro, forse viaggeremo meno. E ci saranno i delfini nei porti ed il nostro desiderio di andarli a guardare, che presto si avvererà»

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Ultimo aggiornamento: 22 Marzo, 13:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA