CORONAVIRUS

Coronavirus, nuovi focolai nelle aziende del trasporto di pacchi: «Chi li apre si lavi le mani»

Sabato 11 Luglio 2020 di Lucilla Vazza

Prima la Bartolini, ora la Tnt. Preoccupa il nuovo focolaio di Covid-19 nel settore della logistica, divampato sempre a Bologna, tanto che la Regione Emilia-Romagna sta pensando di rendere obbligatori i test sierologici per i lavoratori di un segmento evidentemente particolarmente esposto. Nello stabilimento bolognese sono per ora 29 i positivi, ha spiegato l'Ausl, di cui tre sintomatici. Sono tutti in isolamento ed è in corso un ampio screening, anche tra i familiari.

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TRACCIAMENTO
Il contact tracing attivato tra l'8 e il 9 luglio nella sede, ha registrato complessivamente 214 tamponi, molti dei quali di ancora si aspetta l'esito. Sono migliaia e migliaia gli operatori, spesso molto giovani e stranieri, che ogni giorno consegnano i pacchi nelle nostre case e in ogni destinazione immaginabile. Perché quello delle spedizioni è il settore che probabilmente è cresciuto di più insieme all'e-commerce dall'inizio della pandemia, con un incremento stimato dell'86%. I ragazzi con le magliette colorate in giro per le città sono la punta dell'iceberg, l'ultimo miglio di una filiera che conta 2mila aziende, con almeno un milione di lavoratori con contratto nazionale della logistica, a cui vanno aggiunte le migliaia di new entry degli ultimi mesi. «C'è stato un abbassamento dell'attenzione generale alla prevenzione, la percezione che il pericolo sia passato, ma il virus circola ancora - è il commento di Salvatore Pellecchia, segretario generale Fit-Cisl - Il 20 marzo abbiamo firmato un protocollo di sicurezza al ministero dei Trasporti, per tutto il settore che ha dimostrato la sua efficacia anche in piena crisi. Ora bisogna continuare ad applicare le regole, perché è bene fare i test, ma è meglio prevenire i contagi. Serve responsabilità da parte di tutti, i lavoratori vanno formati, anche quelli contrattualizzati all'ultimo momento. Chiederemo alle parti datoriali un incontro per fare il punto a livello nazionale sulla sicurezza».
«Alla Tnt-Fedex di Bologna i casi aumenteranno perché sono presenti, in tutto, circa 200 lavoratori - riferisce Tiziano Loreti, coordinatore di Si Cobas Bologna - i lavoratori hanno fatto sciopero perché non volevano lavorare con il rischio di contrarre il virus. C'è un grosso rischio, dovuto all'esternalizzazione esasperata del lavoro da parte delle aziende per rincorrere il massimo ribasso». A fare il bilancio per la parte datoriale Nereo Marcucci, past president Confetra e consigliere Cnel: «La logistica è un settore enorme e complesso, non è solo trasporto. Le regole di sicurezza sono rispettate e i servizi assicurati oggi come lo sono stati nei mesi peggiori della pandemia, il nostro non è un settore più a rischio di altri. Se i sindacati hanno notizie di violazioni facciano i nomi e si procederà nelle sedi opportune».
«L'attività contact tracing funziona - spiega il sottosegretario ai Trasporti, Salvatore Margiotta - Le indagini sono ancora in corso tutte orientate a confinare completamente il focolaio e a garantire il corretto isolamento dei casi e dei contatti stretti. È questa è la strada che in generale si deve proseguire anche a livello nazionale». C'è un rischio di blocco o rallentamento delle consegne? «Non è mai successo finora. La sede Tnt era stata chiusa due sere fa, ma ieri l'attività è ripartita. È iniziata una campagna di screening tra i dipendenti dell'Interporto di Bologna, per verificare quanto il virus abbia circolato. Il tema è che questi poli nel lockdown non si sono mai fermati, ma hanno lavorato ancora di più». Va detto poi che l'Istituto superiore di sanità alla domanda se i pacchi possano essere contagiosi ha risposto che al momento non sono noti casi di infezione da pacchi e che sul cartone il virus vive un tempo brevissimo, ma è importante non collocarlo sul letto o in cucina e lavarsi le mani dopo averlo maneggiato, buttando via la scatola.
 

Ultimo aggiornamento: 16:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA