Coronavirus, stop ai voli dalla Cina ma l'Italia si raggiunge facendo scalo a Mosca o Francoforte

Lunedì 10 Febbraio 2020 di Valentino Di Giacomo

Non si può volare direttamente da Pechino a Roma o a Milano, ma non è complesso fare scalo in altri aeroporti esteri, anche nella vicinissima Francoforte, per poi arrivare in Italia con solo una sosta o al massimo due. Sono tanti gli scali aeroportuali che consentono di giungere dalla Cina nel nostro Paese aggirando il blocco dei voli diretti imposto dal governo per arginare l'epidemia del coronavirus.

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Le principali città cinesi sono ancora ben collegate con il resto del mondo e con i principali scali aeroportuali europei. Al momento per un passeggero che è stato in Cina e vuole arrivare in Italia c'è solo l'imbarazzo della scelta per individuare la tratta che consente di giungere nel Belpaese impiegando il minor numero di ore. Anche se molte delle principali compagnie aeree hanno cancellato o ridotto diverse tratte. Diversi dei voli partiti dalla Cina transitano da Mosca e poi arrivano in Italia. La Russia, pur fermando tutti i voli dal Paese asiatico, consente alla compagnia Aeroflot di transitare nello scalo internazionale di Mosca-Sheremetyevo. Un modo per concentrare in un unico aeroporto i turisti provenienti dalla Cina ed effettuare test adeguati sui passeggeri. L'altra soluzione per arrivare in Italia da Pechino, con unico scalo, è rappresentata dalla vicina Francoforte. Il tempo di viaggio, più la sosta in aeroporto per attendere il volo in coincidenza, è di 15 ore. I prezzi sono ancora accessibili, una soluzione di questo tipo può costare dai 700 ai 1000 euro per un posto in classe economy. Altre soluzioni, meno economiche, prevedono uno scalo a Dubai (con Emirates), a Francoforte (con AirChina) e a Seul (con Korean Air). Un po' più costoso è invece viaggiare partendo da Shanghai. Poi ci sono diversi Paesi africani che non hanno ancora interrotto alcun collegamento con i principali aeroporti cinesi.
 


Bloccare del tutto gli arrivi dalla Cina resta al momento impossibile finché anche altri Paesi non adotteranno soluzioni come quelle prese dal governo italiano. Anche per questo nei nostri aeroporti è stato previsto il monitoraggio della temperatura corporea per tutti i passeggeri in arrivo con voli internazionali. Nei principali scali italiani ci sono i volontari della Croce rossa italiana e altre associazioni impegnate nei controlli con il termometro laser per i passeggeri in arrivo dall'estero. Se il passeggero controllato presenta una temperatura uguale o superiore a 37,5 gradi, proviene da zone a rischio e rientra nei casi sospetti previsti dalle linee guida del ministero sono così disposte tutte le procedure sanitarie di biocontenimento.

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Ad oggi oltre 60 compagnie aeree hanno deciso di interrompere temporaneamente i loro voli da e per la Cina. Tra le prime c'è stata la British Airways. Sui siti di monitoraggio come Flightradar24, il dimezzamento del traffico aereo sulla Cina è visibile a occhio nudo. Si stima che i voli cancellati negli ultimi giorni arrivino fino all'84% di quelli previsti, soprattutto nella regione dell'Hubei, epicentro del coronavirus. Volare da Wuhan, la città più colpita dall'epidemia, è infatti impossibile almeno fino al 27 febbraio, ma ovviamente se il virus continuerà a diffondersi non sarà consentito anche dopo quella data. Molte le compagnie che ormai hanno rinunciato alle tratte. Lufthansa ha sospeso i voli per la Cina e ha applicato la stessa direttiva anche per le sussidiarie Swiss e Austrian Airlines. Restando in Europa anche Air France ha sospeso i suoi tre voli settimanali, ma solo su Wuhan. Più rigido il Canada che con la compagnia di bandiera ha sospeso i voli diretti per Pechino e Shanghai fino al 29 febbraio. L'olandese Klm sta riducendo di molto le tratte perché i collegamenti dall'Europa verso la Cina, non hanno più molte prenotazioni rendendo insostenibili economicamente il viaggio dei vettori.

Ultimo aggiornamento: 08:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA