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Omicron, chi sono i nuovi positivi: in ospedale, fragili e no vax con l'incubo della polmonite

Venerdì 1 Luglio 2022 di Ettore Mautone
Omicron, chi sono i nuovi positivi: in ospedale, fragili e no vax con l'incubo della polmonite

Ma qual è l'esito di questa fiammata estiva dovuta alle nuove varianti di Omicron? Qual è il volto dei 59 decessi di ieri e dei 338 malati che hanno varcato la soglia di un Covid center. Quali i sintomi, le necessità assistenziali e di cura visto che le 261 persone attualmente ricoverate in terapia intensiva oggi sono il numero più alto dal 29 maggio scorso?. «I malati hanno tutti mediamente più di 65 anni - spiega Novella Carannante infettivologa, dirigente medico del pronto soccorso del Cotugno di Napoli - il primo sintomo è la febbre alta che perdura per due o tre giorni e che non sempre risponde ai farmaci per abbassarla. Poi ci sono sintomi di una tipica virosi sistemica stagionale differente da quella che vedevamo nelle prime ondate». Ora al posto delle polmoniti prevale la diarrea, i dolori addominali, articolari, la spossatezza e altri sintomi sistemici come il mal di gola e il raffreddore che diventano prevalenti e pericolosi solo in pazienti già minati da altre patologie, in particolare malati fragili, anziani, cardiopatici, affetti da broncopatie, obesi, dializzati, oncologici e imnmunodepressi. «Va anche detto continua Carannante - che quelli che stanno peggio sono i non vaccinati per scelta o per condizioni di salute che ancora sviluppano pericolose polmoniti e con un più netto interessamento delle basse vie respiratorie oppure chi ha fatto l'ultima dose e richiamo a novembre e dicembre scorsi. Io ad esempio non ho alcun sintomo respiratorio ma ho avuto la la febbre molto alta che non è scesa con i classici antinfiammatori ma dopo due giorni sparita da sola. Ora però ho grande astenia e dolori e ancora sintomi intestinali. Credo che la malattia sia profondamente cambiata e si configuri oggi e anche in futuro, come una virosi ciclica stagionale che ci accompagnerà per anni insieme ad altre virosi simili con cui conviviamo. Credo che il vaccino - conclude - ci stia però ancora proteggendo molto e che sia indispensabile per limitare i danni di questo Coronavirus». 

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E quelli che si ricoverano in sub intensiva? «Non necessariamente hanno un quadro respiratorio compromesso - risponde Giuseppe Fiorentino primario della sub intensiva del Cotugno - al momento abbiamo prevalentemente pazienti affetti da altre patologie croniche a cui il Covid si sovrappone come complicanza. In prevalenza ultra 75enni e oncologici in trattamento con quadri di immunodepressione primitiva o secondaria. Presenti anche alcuni pazienti non vaccinati per volontà personale o per altre copatologie serie che ne hanno impedito la profilassi». Spesso i pazienti arrivano dopo diversi giorni di positività domiciliare per il persistere della febbre o di altri sintomi ma dopo un'attenta valutazione rientrano al domicilio rimanendo in contatto con i medici dell'ospedale. Le polmoniti in questi reparti sono ancora presenti e progressive ma ci sono nettamente meno casi da intubare sebbene alcuni casi evolvono in sepsi generalizzate e in uno scompenso generale». Soggetti sani e vaccinati che finiscono nei reparti intensivi non se ne vedono più» conclude lo Pneumologo. Negli ospedali arrivano anche molti giovani quasi tutti con con febbre alta e che per precauzione chiedono una visita e poi vanno a casa o restano per poche ore in osservazione. 

Ultimo aggiornamento: 2 Luglio, 11:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA