Covid, otto giorni per il tampone: controlli inutili a Malpensa

Martedì 25 Agosto 2020 di Lorenzo De Cicco
Covid, Otto giorni per il tampone: controlli inutili a Malpensa

Atterri a Milano Malpensa dopo la vacanza in uno dei paesi a rischio Covid e l’azienda sanitaria locale ti dà tempo fino a 8 giorni per fare il test e sapere se sei stato infettato o no. Nel frattempo, niente obbligo di quarantena: puoi andare in giro, a patto che lo spostamento sia limitato «allo stretto indispensabile», formula vaga e non meglio precisata. L’ordinanza del Ministero della Salute diceva altro: chi torna da Grecia, Spagna, Malta e Croazia, paesi dove il numero dei contagi è esponenzialmente più alto rispetto all’Italia, deve sottoporsi al tampone «entro 48 ore dall’ingresso nel territorio nazionale, presso l’azienda sanitaria locale di riferimento». Così dice il provvedimento firmato dal ministro Roberto Speranza il 12 agosto. L’alternativa: fare il test appena sbarcati, in aeroporto. A Malpensa però i medici staccano alle 18.30. Anzi: la deadline per prenotarsi è fissata un’ora prima, quindi chi arriva dopo le cinque e mezza del pomeriggio, non ha alternative che contattare l’Ats (agenzia di tutela della salute) e prenotare il tampone nei giorni a seguire.

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Entro 48 ore? Macché. Per evitare che attorno ad ospedali e drive-in sanitari si snodassero code per centinaia di metri, la Regione Lombardia ha delegato tutta la procedura a una piattaforma online. Tocca inserire nome e cognome, dichiarare il paese della vacanza, ed ecco un elenco di opzioni: «Se vuoi prenotare direttamente il tuo tampone - si legge sulla schermata - scegli la prima data in cui sei disponibile». La prima possibilità supera di poco le 48 ore dal viaggio, l’ultima è addirittura 8 giorni dopo lo sbarco. Un ragazzo rientrato domenica pomeriggio, il 23 agosto, da Santorini mostra lo screenshot: tra le date disponibili, ecco «lunedì 31/08/2020». Otto giorni dopo, appunto. Nell’attesa, in Lombardia, non c’è l’obbligo di quarantena. Potrebbe andare ovunque. Lo ha deciso un’ordinanza regionale firmata dal governatore Attilio Fontana a Ferragosto, tre giorni dopo il provvedimento di Speranza.
 


«In luogo dell’isolamento fiduciario, in attesa di sottoporsi al test», si legge, chi torna dai paesi come Grecia e Spagna ha solo l’obbligo di «attenersi all’osservanza rigorosa delle misure igienico-sanitarie», come indossare la mascherina. E limitare «allo stretto indispensabile gli spostamenti, con particolare riguardo a comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute». Di fatto, ci si può muovere senza restrizioni. È la stessa ordinanza di Fontana ad ammettere gli affanni: «Si sono registrate questioni operative concrete in applicazione» dell’obbligo di quarantena previsto dal Ministero della Salute, che prevede appunto l’auto-isolamento fino a quando non si ha in tasca un certificato con scritto: «Negativo».

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L’Ats di Milano-Città metropolitana spiega che, con l’ondata di rientri di fine agosto, le lunghe attese sono inevitabili. E segnala agli utenti la possibilità di effettuare il tampone al di fuori del Servizio sanitario regionale. Cioè dai privati, a pagamento. «Sono tornato dalla Grecia e il primo appuntamento disponibile era dopo cinque giorni - racconta Fabio L. - Così, per necessità di lavoro, ho fatto il test privatamente: 90 euro, non rimborsabili, risultato in due giorni. Non avevo altra scelta, non potevo aspettare». Molti viaggiatori in arrivo dalle zone a rischio si rassegnano alle code - durata media: due ore e mezza - per effettuare il controllo in aeroporto, almeno evitano di pagare.
 
Nei primi tre giorni a Malpensa sono stati effettuati 4.200 tamponi, ieri altri 3.200. A Linate sono stati eseguiti 760 tamponi in due giorni; accanto alla fiera di Bergamo, altri 600 test per i passeggeri atterrati ad Orio al Serio. Nel frattempo si cercano medici per rafforzare le squadre incaricate dei prelievi: a Malpensa sono dovute arrivare truppe di camici bianchi dal Piemonte.

Ultimo aggiornamento: 17:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA