Covid, perché tanti morti in Italia? Sedici decessi ogni mille contagiati, cosa sta accadendo

Venerdì 4 Dicembre 2020 di Francesco Gentile
Covid, perché tanti morti in Italia? Sedici decessi ogni mille contagiati, cosa sta accadendo

Larga diffusione del virus, età media alta, molte comorbilità e scarsità del tracciamento che doveva rallentare la seconda ondata. Queste secondo gli scienziati sono le principali cause delle migliaia di morti di questi giorni e della pandemia in generale. Con parecchie cautele e distinguo dovute a una storia non ancora finita, alla mancanza di dati completi e anche alla differenza di numeri spesso non confrontabili. 

Secondo un calcolo di Cesare Cislaghi, epidemiologo e statistico medico dell’Università di Milano, «la letalità del coronavirus è di 16 decessi su mille contagiati a undici giorni dalla diagnosi della loro positività e il numero degli infettati a fine novembre è di poco meno di tre milioni e mezzo, cioè il 5,6 per cento della popolazione: un valore molto lontano dall’immunità di gregge. Se si confronta la prima ondata con la seconda non ci sono grandi differenze, mentre la novità si trova nella capacità di individuare i positivi grazie ai crescenti test molecolari che hanno permesso di ottenere dati confrontabili mentre oggi, con l’introduzione di altre modalità, come per esempio gli screening con test antigenici, potrebbe non essere più così». 

Anche Michele Tizzoni, fisico e ricercatore dell’Isi di Torino, si aspetta che «alla fine le due ondate risultino equiparabili. A fine giugno i morti erano circa 35mila, a luglio e agosto poco meno di 600 e da settembre a dicembre circa 23mila, purtroppo destinati a crescere per diverse settimane. Nella seconda ondata si è tracciato di più e la letalità appare minore, ma i conti vanno fatti alla fine. Letalità e mortalità sono due concetti da maneggiare con cura: la letalità si calcola rispetto agli infettati, mentre la mortalità sul totale della popolazione. Il primo dato è il più significativo. Al momento però non ci sono tutti i numeri per un confronto completo tra prima e seconda ondata. Certo l’Italia è sempre la stessa, per cui si possono verificare alcune costanti. Il Covid, per esempio, continua a uccidere anziani che sarebbero vissuti ancora diversi anni. Le cause principali sono nella combinazione tra diffusione del virus ed età media della popolazione». 

Anche negli altri Paesi i fattori fondamentali appaiono gli stessi, anche se molto resta da scoprire per la comunità scientifica. «Uno studio recente su Nature - spiega Tizzoni - ha stabilito che il tasso di mortalità rispetto alle persone infettate sia la misura migliore per i confronti. Con questo criterio il mondo occidentale è più o meno sullo stesso livello. Dunque come sempre è importante decidere quale misura si adotta e se si dispone di dati e periodi di tempo comparabili». Un rapido giro del mondo, secondo gli scienziati, porta a comprendere che il Sudamerica paga una carenza di assistenza sanitaria, l’Africa è avvantaggiata da una demografia giovane, così come gli Stati Uniti, che soffrono una diffusione incontrollata del virus in determinate aree, mentre l’Europa patisce in particolare per l’età media dei suoi abitanti. E’ però la combinazione con l’alta diffusione a risultare letale: «Il Giappone è anziano come l’Italia, ma sta meglio perché ha meno contagiati». 

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E qui si arriva ai tristemente noti tamponi. Germania e Francia, più di Italia, Spagna e Regno Unito, hanno dimostrato di saper tracciare per tempo la popolazione. «Nella seconda ondata - continua Tizzoni - la differenza l’ha fatta chi è riuscito a proteggere gli anziani. Alcuni Paesi hanno interrotto il contagio tra giovani e vecchi, mentre in Italia, dove tra l’altro esiste una struttura famigliare particolare, questo è avvenuto di meno». 

«Il virus non perdona le debolezze - chiarisce Roberto Bernabei, professore ordinario di Geriatria all’Università Cattolica di Roma -, che si tratti di giovani con patologie, di obesi, di cardiopatici e soprattutto di anziani. Tra prima e seconda ondata infatti l’età media dei deceduti resta 80 anni, di cui la maggior parte con diverse patologie pregresse. Questo è senza dubbio un aspetto da tener conto in un’indagine sulle ragioni dei tanti morti, ma gli scienziati si interrogheranno per anni e chi le scopre tutte merita il Nobel per la medicina. L’unico dato certo è che muoiono tanti anziani e questo non può non avere conseguenze. Purtroppo siamo un Paese in cui quando arriva qualche squilibrio, dal caldo estivo al freddo invernale, dall’influenza al Covid, sono i più fragili a rimetterci. Bisogna proteggere le categorie deboli con prevenzione e test. Serve un censimento per individuare i bisognosi, che unito al potenziamento del sistema territoriale di assistenza eviti la congestione degli ospedali».   

Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre, 08:08