CORONAVIRUS

Covid, 2 anni fa il primo contagio in Cina: cluster, varianti, Dad, saluto con il pugno. Così è cambiato (tutto) il mondo

Sabato 13 Novembre 2021 di Mario Ajello
Covid, 2 anni fa il primo contagio in Cina: cluster, varianti, Dad, il saluto con il pugno. Così è cambiato (tutto) il mondo

19 novembre 2019, il coronavirus cinese fa la sua prima comparsa a Wuhan con il primo contagiato ufficiale. E il mondo che si credeva globalizzato scopre l’esistenza di un pezzo di globo che è appunto questa metropoli cinese da 11 milioni di abitanti, capoluogo della provincia di Hubei. Da laggiù prende il via quella che nel giro di poche settimane è diventata un’epidemia in grado di varcare i confini nazionali, di sconvolgere il pianeta e di cambiare in due anni, tanti ne sono passati da quel primo contagio, la vita di tutti. Di colpo la morte di massa, che sembrava dimenticata e relegata ai tempi delle guerre mondiali, torna nell’esistenza e nell’immaginario collettivi.

Covid, due anni fa il primo contagio nel mondo

 

Basti pensare che - secondo il calcolo dell’immunologa Ilaria Capua - in questi due anni si sono perduti 28 milioni di anni di vita. Oggi è tutto, o molto, diverso da ieri per effetto dei due anni che sconvolsero il mondo e forse non hanno finito di ribaltarlo. I cambiamenti hanno investito le relazioni umane, esempio semplice e palpabile: il saluto con il pugno ha sostituito la stretta di mano. Si è soprattutto moltiplicata l’interlocuzione tecnologica. Le chat sulle piattaforme web, la messaggistica individuale, le videochiamate, al posto di un incontro personale, di un dialogo a quattr’occhi. Facciamo ancora i conti con il ribaltamento delle abitudini. E questo cambiamento è destinato a continuare oltre questi due anni. E che cosa dire della crisi del lavoro e dell’economia con milioni di posti di lavoro perduti e quando le forme di sostegno finiranno alte macerie si vedranno?

 

È tornato proprio per la crisi del lavoro il fenomeno delle piazze ma in particolare la riscoperta della piazza, nella coda delle emergenza virus, è legata alle proteste No vax e No Green pass. Parole nuove, come lockdown come cluster come tante altre: ecco, è cambiato anche il linguaggio. Si è presa familiarità in tutto il mondo con il termine variante: inglese, sudafricana, brasiliana, indiana. E ci si è trovati, nel mondo che si pensava sempre più libero, di fronte al tema della restrizione, della riduzione degli spostamenti che hanno mutato il volto delle città e il modo di interagire tra le persone. Con le attività da remoto, gli uffici e le fabbriche si sono devitalizzati, gli ambienti si sono trasformati in spazi deserti.

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È mutato il rapporto tra generazioni, e si è incrinato il modello educativo conosciuto. È arrivata la Dad, per esempio. Ha trionfato Zoom e quando più e quando meno questi strumenti non smetteranno di accompagnare il futuro dell’umanità. Per quanto riguarda le attività lavorative, c’è chi ha sofferto di più e chi di meno nell’avvento della nuova diseguaglianza da Covid e i teatri, i musei, i circoli, le fondazioni hanno patito particolarmente ma la ricostruzione si è avviata ora anche in questi settori. Resta il fatto l’ero che la pandemia ha segnato uno spartiacque tra il prima e il dopo. Dicevamo delle proteste No vax ma il fenomeno si è rivelato ampiamente minoritario. Se infatti negli anni precedenti agli ultimi due la retorica anni-scientifica sembrava montare come un aspetto della generale reazione populista, l’avvento del Covid ha avuto l’effetto di rinsaldare la fiducia popolare nella medicina. Dopo un anno di patimenti, nel 2020 sul mercato sono arrivati infatti i primi vaccini, efficaci al 95 per cento, e almeno in Italia tra prima e seconda dose la campagna ha funzionato e ha avuto una adesione più che massiccia. Con la terza dose in corso, anti-quarta ondata, le cose non dovrebbero andare diversamente.

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A riprova che il nostro Paese - altri effetti di questi due anni tremendi e particolarissimi - si è scoperto migliore di altri. E questo deve inorgoglirci. E comunque, è stato ed è il tempo in cui espressioni come AstraZeneca e soprattutto Pfizer e Moderna (ma anche Sputnik) sono entrati nel lessico nazionale e familiare. Se dobbiamo individuare, tra i tanti, alcuni simboli del biennale cambiamento diremmo: l’uso del tampone, la mascherina per tutti, l’esplosione dell’e-commerce e della spesa a domicilio. Qualcosa resterà, si spera le ultime due.

 

Ultimo aggiornamento: 15:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA