Covid, le Regioni in trincea: dal Veneto alla Sicilia reparti Covid riaperti

Domenica 27 Settembre 2020 di Lorenzo De Cicco
​Covid, le Regioni in trincea: dal Veneto alla Sicilia reparti Covid riaperti

Da Mazara del Vallo a Rovigo: lungo lo Stivale e nelle isole riaprono i reparti Covid. Strutture che avevano retto l’urto della prima ondata e che da settimane non vedevano più un paziente, ricominciano, dolorosamente, a popolarsi, come nei primi giorni della pandemia. Altre ancora, realizzate proprio in vista della temuta second wave, di un ritorno su larga scala dei contagi, schiudono le porte solo adesso. Anche se nessuno se lo sarebbe augurato. Mentre i casi si moltiplicano in tutta Italia, marciando al ritmo di quasi 2mila contagi accertati al giorno (ieri un lieve calo, 1.869 positivi), le Regioni si attrezzano per gestire l’impatto di una fase dai contorni ancora sconosciuti. Una cosa è certa: i pazienti gravi, che hanno bisogno di un ricovero, aumentano a un ritmo vertiginoso: +160% in un mese. Erano 1.055 il 26 agosto, ieri erano quasi il triplo: 2.746. Senza contare i 247 malati in rianimazione.

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In Emilia-Romagna, i posti letto Covid si moltiplicano all’ordine del giorno. Giovedì a Modena, per la prima volta dopo due mesi, alcuni pazienti Covid sono stati portati nella terapia intensiva del Policlinico. Pochi giorni prima, a Cesena l’ospedale Bufalini aveva riaperto un reparto dedicato ai malati di Covid-19: era chiuso da luglio. In Campania giovedì ha riaperto il Covid Center dell’ospedale Loreto Mare di Napoli. In Liguria, venerdì uno dei due reparti di Geriatria del Galliera, a Genova, è stato trasformato in «Geriatria Covid», solo per anziani affetti da coronavirus. Il policlinico San Martino, sempre a Genova, sta riaprendo un reparto Covid in una struttura allestita ad aprile, in pieno lockdown. In Lombardia, a Como, venerdì sono stati riattivati 10 posti letto all’ospedale Villa: il reparto di malattie infettive del Sant’Anna era pieno.

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Nel Lazio, già dalla fine della fase 1, la Regione ha messo in piedi un meccanismo “a fisarmonica”, che si allarga o si restringe, come posti letto, a seconda della curva dell’epidemia. Dato che i bollettini annotano 200 casi al giorno da una settimana, nei principali “hub” Covid è scattato un primo potenziamento: all’istituto Spallanzani i pazienti ricoverati sono 127, 14 in terapia intensiva. Un mese fa, il 26 agosto, erano 74 i ricoverati, 4 in rianimazione. «C’è un incremento dei ricoveri fuori dalla terapia intensiva e anche in terapia intensiva dove l’età media è arrivata a 54 anni», ha raccontato Francesco Vaia, il direttore sanitario dello Spallanzani. «Al presidio Columbus avevamo 20 ricoverati a fine agosto, ora i posti letto occupati sono 109, più 17 in terapia intensiva», racconta Rocco Bellantone, direttore del governo clinico del policlinico Gemelli, il “Covid 2 Hospital” di Roma. Qui la “fisarmonica” si può allargare fino a 120 posti di degenza ordinaria, più 59 di terapia intensiva. Al policlinico Umberto I, la zona del pronto soccorso per i casi «lievi» è stata appena sgomberata per far posto ai letti dei pazienti Covid.
 

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Martedì, con i casi di coronavirus arrivati a 2.390 in tutta la Sicilia, l’azienda sanitaria di Trapani ha riattivato il reparto Covid dell’ospedale Abele Ajello di Mazara del Vallo, allestito proprio in vista di una possibile seconda ondata. In Trentino, da una settimana, l’assessora Stefania Segnana ha prospettato la riapertura di un reparto Covid «per essere pronti a un eventuale aumento dei ricoveri». In Veneto, a Rovigo, già a inizio settembre, ha riaperto il Covid Hospital di Trecenta, 80 posti letto. In Abruzzo è stato riattivato il reparto Covid nel cosiddetto “G8”, il piccolo ospedale accanto al San Salvatore, costruito in occasione del summit del 2009.

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Come spiega Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia all’Università di Padova, l’esperto che ha suggerito alla Regione Veneto la linea da seguire nei giorni più difficili dell’emergenza, «durante la prima ondata sono stati predisposti molti presidi che ora si stanno riattivando». Crisanti è convinto «che l’Italia sia preparata, anche se oggi il sistema non è davvero sotto stress. E speriamo non lo sia mai». Il virologo vede «applicato in tante regioni il modello che avevamo messo in atto in Veneto, modello più esteso del classico contact tracing, perché prevede di realizzare controlli non solo ai contatti stretti di un contagiato ma a tutta la cerchia delle possibili interazioni». Questa, aggiunge, «è anche la ragione per cui stiamo trovando moltissimi asintomatici. Altri Paesi sono in una situazione fuori controllo. Da noi sarà importante capire gli effetti della riapertura delle scuole: li vedremo tra un paio di settimane». Altri reparti sono pronti a riaprire.
 

Ultimo aggiornamento: 08:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA