Covid, spostamenti tra Regioni: il governo valuta lo stop. Rt verso 1,5: è allarme

Giovedì 22 Ottobre 2020 di Marco Conti e Mauro Evangelisti
Covid, spostamenti tra Regioni: il governo valuta lo stop. Rt verso 1,5: è allarme

«La situazione è molto critica» e Giuseppe Conte non lo nasconde. Anzi, parlando alla Camera accentua i toni preoccupati usati il giorno prima a palazzo Madama. Ma prima di varare un altro pacchetto di misure attende che siano le Regioni a dispiegare le proprie senza schierare il governo contro quei provvedimenti - come la chiusura delle scuole in Campania e Lombardia - più contestati. Al ministero della Salute di Roberto Speranza hanno dedicato la giornata di ieri alla messa a punto, con le Regioni che ne hanno fatta richiesta, di un pacchetto di misure per tenere sotto controllo i contagi e sgravare il più possibile gli ospedali. In Aula il presidente del Consiglio alla Camera ha difeso l’ultimo dpcm, ma tra alleati le differenze non mancano. Il Pd continua a premere. 

Lo ha fatto ieri con il capogruppo Graziano Delrio e con lo stesso segretario del Pd Nicola Zingaretti. I dem sono convinti che le misure prese possano risultare insufficienti. Ma a frenare, oltre a Conte che continua ad invocare «gradualità», si sono i ministri Azzolina per la scuola, Patuanelli che difende le imprese e Spadafora che resiste alle chiusure di palestre e centri sportivi. Tutti ministri grillini pronti a puntare il dito contro la dem De Micheli che non avrebbe provveduto in tempo a potenziare il trasporto pubblico. Si va quindi avanti assecondando i presidenti di regione che continuano ad alzare l’asticella e ieri sono arrivati a chiedere di impedire i trasferimenti non solo tra regioni, ma anche tra comuni. La Sicilia (Musumeci) si è già fatta avanti. La Sardegna (Solinas) ha chiuso porti e aeroporti mentre tra i provvedimenti presi dalla Campania c’è anche il divieto di circolazione tra province. 

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Ma per un blocco totale occorrerebbe un provvedimento nazionale che per ora l’esecutivo non intende adottare anche se la babele di ordinanze di presidenti di regione e sindaci sta generando un caos al quale cerca di provvedere il ministro Francesco Boccia. Malgrado il pressing del Pd, Palazzo Chigi - irritato con il consulente di Speranza Walter Ricciardi accusato di «allarmismo» - continua a muoversi con prudenza nella convinzione, e nella speranza, che nei prossimi sette giorni i numeri possano regredire o almeno stabilizzarsi. Altrimenti, prima di arrivare ad un lockdown per qualche settimana, si interverrà chiudendo ciò che è ancora rimasto aperto, palestre, sale gioco, ristoranti, bar e palestre. E con la possibilità del blocco degli spostamenti tra Regioni. Con l’indice di trasmissione dell’Italia ormai ben al di sopra di 1,25 e vicino a 1,5 (il dato sarà ufficializzato oggi dal monitoraggio settimanale della cabina di regia del Ministero della salute) si dovrebbe alzare l’asticella delle misure di prevenzione, come indicato dal piano che prevede, appunto, quattro scenari. Il terzo scatta quando l’Rt, che misura la velocità di propagazione del virus, supera il valore di 1,25. La settimana scorsa era a 1,17. 

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Ma il report di oggi dirà anche altro di molto preoccupante: diverse regioni sono abbondantemente sopra a 1,5, basti solo ricordare che la sola Milano l’altro giorno, a detta del sindaco Giuseppe Sala, ha l’Rt a 2. Per quanto riguarda il Lazio, come spiegato ieri dall’assessore alla Salute, Alessio D’Amato, l’Rt è a 1,38, non alto come quello di altri territori ma comunque ben al di sopra del valore critico di 1. Le Regioni l’Rt più alto che destano forte preoccupazione sono Valle d’Aosta, il Piemonte, la Campania, la Provincia autonoma di Bolzano. Il report della cabina di regia ha comunque un limite: è la fotografia della settimana precedente, da allora in realtà la situazione è peggiorata. Ieri, ad esempio, è proseguita senza sosta la corsa dei nuovi contagi, siamo a 16.079, giovedì scorso erano 8.804, c’è un incremento drammatico del numero dei morti, 136, è stata ampiamente superata quota 10.000 ricoverati per Covid, di cui 992 in terapia intensiva (una settimana fa erano 586). Cosa succede con lo scenario 3? Il piano è generico, ma comunque fa capire che il tempo a disposizione per sperare di abbassare la curva senza che il sistema vada in tilt, è poco. 

Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre, 07:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA