CORONAVIRUS

Covid, Campania, Veneto, Liguria, Toscana, Umbria e Abruzzo, cosa cambia. Cabina di regia con l'Iss

Lunedì 9 Novembre 2020 di Gianluca De Rossi
Covid, Campania, Veneto, Liguria, Toscana, Umbria e Abruzzo, cosa cambia. Alle 15 la cabina di regia con l'Iss

Covid, da zona gialla ad arancione o, peggio, rossa: oggi alcune Regioni rischiano di cambiare status e di diventare zona rossa (o arancione) in base al report dell'IssCampania, Veneto, Liguria e ToscanaUmbria e Abruzzo, infatti, sono in attesa del rapporto settimanale dell'Istituto Superiore di Sanità che sembra preludere a dei cambiamenti nella mappa tricolore. Così, in attesa della cabina di regia per l'emergenza Covid che, dopo il rinvio di ieri su richiesta di alcune Regioni si dovrebbe riunirsi oggi alle 15, l'Alto Adige si autoproclama zona rossa e i governatori si dividono. Toti, presidente della Liguria, chiede che a decidere sia la politica, non un algoritmo. Gli fa eco Marsilio, governatore dell'Abruzzo: «Noi giochiamo con i colori e intanto la situazione peggiora», mentre una voce fuori dal coro è quella di Emiliano: «C'è una situazione dal punto di vista epidemiologico abbastanza preoccupante. Non nascondo che quando la Puglia è stata dichiarata zona arancione, sono stato abbastanza contento perché in questo modo abbiamo potuto affrontare meglio la crescita di questi contagi».

 

«Lockdown totale», i medici: le terapie intensive al collasso

Covid, Galli: «Situazione ampiamente fuori controllo»

 

Regioni, cosa cambia

 

Zona gialla, arancione o rossa, sono molte le differenze.

Zona gialla: resta il coprifuoco dalle 22 alle 5, la chiusura dei centri commerciali nei fine settimana, lo stop a mostre e musei, la chiusura dei corner di giochi e scommesse, la riduzione della capienza nel trasporto pubblico locale, la Didattica a distanza al 100% per le superiori.

Zona arancione: non si può uscire dalla regione e sono vietati anche gli spostamenti tra i Comuni mentre bar e ristoranti rimarranno chiusi tutto il giorno.

Zona rossa: oltre alle misure previste per le altre zone, sono chiusi anche i negozi, salvo alimentari e farmacie e si potrà uscire solo per comprovate esigenze lavorative, di salute, necessità e per portare i bambini a scuola. Ed è tornata l'autocertificazione, sia per circolare nelle aree con le restrizioni più dure sia per il resto d'Italia dopo le 22.

 

 

Zaia: «Assembramenti ci porteranno in fascia arancione»

 

«Gli assembramenti ci porteranno in fascia arancione». Non ha dubbi il presidente del Veneto Luca Zaia che oggi nel corso della conferenza stampa ha criticato aspramente quanto avvenuto nello scorso week end «con piazze piene di gente, con persone anche senza mascherina». «Siamo sommersi da segnalazioni di veneti su quanto avvenuto nel week end: non è possibile che ci sia qualcuno che pensa che questo non è un problema della comunità ma è un problema del singolo. Se passa questo principio finiamo nei guai», ha ammonito. E ancora: «Ho l'obbligo di portare all'attenzione dell'opinione pubblica il grido d'allarme dei medici: abbiamo avuto 2.500 morti è come se un intero paese del Veneto se ne fosse andato», ha stigmatizzato. «Il mio appello è ai giovani a fare squadra e a essere con noi nella battaglia contro il coronavirus», perché ha tenuto a sottolineare: «In un paese democratico, come il nostro, non può essere una colpa dire che il virus esiste». Secondo Zaia infine «il fatto di un passagio della regione da una fascia all'altra è un fatto quasi matematico - ha spiegato - ma il vero tema oggi è la cura dei cittadini: abbiamo 520 pazienti ricoverati in terapia intensiva: 319 affetti da varie patologie e 203 Covid, noi vogliamo continuare a curare tutti i pazienti».

 

Alto Adige verso lockdown rigido

 

L'Alto Adige, da oggi zona rossa, presto potrebbe applicare addirittura un lockdown rigido. «Non abbiamo alternative, altrimenti collassa l'intero sistema sanitario». Lo dice l'assessore alla sanità Thomas Widmann. «I danni collaterali sarebbero devastanti, se gli ospedali non dovessero più garantire chemioterapie e interventi chirurgici», aggiunge. La questione sarà analizzata domani dalla giunta provinciale. «Siamo oltre il tempo massimo, i campanelli d'allarme non possono più essere ignorati», afferma Widmann.

«A marzo - dice l'assessore alla sanità Widmann - abbiamo chiuso tutto con 42 casi Covid in Alto Adige, ora registriamo 750 nuovi contagi al giorno e c'è ancora chi non capisce e si lamenta delle restrizioni». Con il lockdown duro anche le elementari e la prima media passerebbe alla didattica a distanza e le attività economiche verrebbero ridotte al minimo. L'assessore auspica un lockdown rigido, ma breve con test a tappetto. «Siamo partiti con 30 tamponi al giorno, ora ne facciamo anche 4.000, questo è importantissimo». Secondo Widmann, «già adesso la pressione sugli ospedali è enorme. Abbiamo garantito la vita pubblica il più lungo possibile, ma ora va presa una decisione netta, se vogliamo evitare gli ospedali da campo».

 

Boccia: «Bene Bolzano su zona rossa, autonomia responsabile»

 

«La decisione della Provincia Autonoma di Bolzano di adottare ulteriori restrizioni rispetto a quanto stabilito in precedenza è l'esatta fotografia del regime di autonomia locale in raccordo col potere centrale. Ringrazio il presidente Kompatscher per la correttezza e la tempestività con la quale ha informato il governo in ordine alle sue legittime decisioni motivate da comprovati e trasparenti dati e analisi epidemiologiche», afferma in una nota il ministro per gli Affari Regionali e l'Autonomia Francesco Boccia.

«Il governo sarà vicino all'Alto Adige e a tutte quelle Regioni e Province che - aggiunge - pur nella discrezionalità dell'autonomia, rispetteranno le direttive del Governo esattamente come previsto dalla legge. Il governo d'altra parte non avrà alcun tentennamento anche nelle prossime ore a impugnare quei provvedimenti non adeguatamente motivati o lesivi delle regole che ci siamo dati a tutela delle comunità territoriali. La legge - conclude Boccia - è uguale per tutti e la Costituzione ancora di più».

 

Toti contro l'algoritmo

 

«La situazione non sempre può essere valutata solo in base ai numeri. Da noi l'indice di trasmissione Rt è più basso che in altre Regioni, credo che nel Report 26 saremo ancora più bassi che ora. Però è vero che a Genova pur con un indice Rt basso c'è una forte pressione sugli ospedali, mentre in altre province l'Rt è più alto ma non c'è sofferenza particolare nelle strutture sanitarie. Se vogliamo valutare decisioni magari su base locale per stare più tranquilli, facciamolo, ma sapendo che si tratta sempre di scelte politiche. Mettere tutto dentro un calderone che con un algoritmo dovrebbe dare la soluzione perfetta è impossibile», dice il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, in un'intervista a Il Corriere della Sera.

 

Marsilio: «Situazione peggiora»

 

«Noi giochiamo con i colori e intanto la situazione peggiora. La seconda ondata del Covid mi sembra più forte della prima, i pazienti sono meno gravi ma aumentano a dismisura. In Abruzzo adesso contiamo circa 500 positivi e 30 ricoverati al giorno. Quando arriverà pure l'influenza sarà un'iradiddio». Così il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, che, in un'intervista al Corriere della Sera afferma che, al di là del fatto che la sua regione possa diventare zona rossa, «il mio problema vero, adesso, è creare il più possibile posti letto Covid». «La delega del commissario Arcuri, però, c'è arrivata solo 30 giorni fa - racconta Marsilio -. Mentre tutto si poteva fare quest'estate, quando le terapie intensive erano vuote e negli ospedali si poteva lavorare in pace agli ampliamenti. Invece in Italia quest'estate si parlava solo di discoteche. Il governo avrebbe dovuto darci subito a maggio, quando fece il decreto per l'emergenza, i soldi per operare. Io, quest'estate, con i fondi della Protezione civile ho creato 150 posti letto anti-Covid a Pescara ed è grazie a quelli che finora ci stiamo salvando. Invece qui si va avanti col metodo sovietico. Ma sì quest'ossessione burocratica di voler pianificare sempre tutto. Riunioni su riunioni, ministri e scienziati. Ma le pianificazioni quinquennali si facevano in Urss e s' è visto com'è andata a finire: l'Urss è fallita».

 

Emiliano: «Situazione preoccupante dal punto di vista epidemiologico»

 

«C'è una situazione dal punto di vista epidemiologico abbastanza preoccupante. Non nascondo che quando la Puglia è stata dichiarata zona arancione, sono stato abbastanza contento perché in questo modo abbiamo potuto affrontare meglio la crescita di questi contagi. Ora si pensa che i contagi si arrestino solo predisponendo opportunamente il sistema sanitario. Non è così, avere molti posti letto come succede in Puglia in questo momento, non significa abbassare il numero dei contagi, significa solo affrontare tutti quelli che si ammalano. Però se si ammalano molte persone, anche se hai i migliori ospedali del mondo, hai un certo di numero di morti. Questa è una funzione matematica, non dipende dagli ospedali. Se poi hai cattivi ospedali, i morti sono più numerosi». Lo ha detto in una intervista al TGNorba il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

 

 

"Lockdown totale", i medici: le terapie intensive al collasso

L'ultimo allarme è dell'Ordine dei Medici : non c'è tempo da perdere, serve un lockdown nazionale, la situazione è fuori controllo. Il professor Walter Ricciardi , consigliere del Ministero della Salute, ospite di Che tempo che fa : "Questa è una tragedia nazionale annunciata.


 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 19:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA