Covid Roma, boom tamponi sui bimbi piccoli, ira dei genitori: «Assurdo, chiesti anche per un raffreddore»

Lunedì 21 Settembre 2020 di Veronica Cursi
Covid Roma, boom tamponi sui bimbi piccoli, ira dei genitori: «Assurdo, chiesti anche per un raffreddore»

Lavinia ha 23 mesi. Quattro giorni fa all'asilo aveva un po' di raffreddore ed è stata rimandata a casa. La mamma ha chiamato la pediatra della Asl che le ha prescritto subito un tampone: a neanche due anni. E per un raffreddore. Risultato? Bimba al pronto soccorso del Bambino Gesù, tampone fatto e risultato fortunatamente negativo.
Leonardo, 4 anni, due giorni fa aveva invece febbre a 37.5. Il suo pediatra non l'ha neanche visitato, ma per precauzione dopo neanche 24 ore dalla comparsa della febbre, gli ha prescritto un tampone. Stessa trafila: drive in di Labaro e tampone negativo. Ma di bimbi come Lavinia e Leonardo in questi giorni di inizio anno scolastico ce ne sono stati tantissimi: così piccoli e  costretti a sottoporsi ad analsi così invasive per un raffreddore o qualche colpo di tosse. E le mamme ora si chiedono: ma è davvero così necessario? 

Covid a Roma, via ai test della saliva a scuola per evitare le chiusure: ecco il piano della Regione Lazio

Covid, i pediatri: «Certificato medico per rientro a scuola? Inutile e dannoso, servono tamponi»

I GENITORI E' vero che le regole imposte dal governo prevedono che per la riammissione a scuola, se si sospetta un caso di Covid-19, il medico valuta se richiedere l’esecuzione del tampone diagnostico. Ma un po' di raffreddore o qualche linea di febbre su un bambino piccolo possono essere considerati sintomi del Coronavirus? Chiunque abbia bimbi in età da nido o all'asilo sa che in un anno scolastico un bambino può prendersi un raffreddore a settimana, oltre a varie influenze intestinalii, faringiti, febbre da denti e chi più ne ha più ne metta. «Che facciamo: sottoponiamo i nostri figli ad un tampone al mese se va bene?», si sfoga Giulia, mamma di Lucrezia che ha 3 anni. Molti genitori chedono a gran voce l'utilizzo del tampone salivare: «meno invasivo su bimbi di quell'età». «A ogni starnuto saltiamo un giorno di lavoro e andiamo a fare il tampone? Passiamo una giornata al pronto soccorso con il rischio di prendercelo davvero? E a novembre, dicembre, cosa succederà?». Nel Lazio il piano della Regione sta andando avanti in questo senso: con la possibilità che  i nuovi test salivari nelle scuole possano sostituire i tamponi rapidi. Il risultato arriverebbe in tre minuti: sul modello dei test di gravidanza, basta prelevare un campione di saliva con un cotton-fioc, appoggiarlo sul tampone e in 180 secondi, arriva l’esito.

Le scuole, dal canto loro, hanno le mani legate: nel Lazio il certificato medico è necessario per essere riammessi ai servizi educativi/scuole dell’infanzia dopo 4 giorni di assenza (compresi sabato e domenica). E sono diversi gli istituti zelanti che in questi giorni hanno rimandato figli a casa per uno starnuto - com'è successo in una scuola di Ostia - o un mal di pancia. 

I PEDIATRI Rinaldo Missaglia, segretario nazionale Simpef-Sindacato medici pediatri di famiglia, qualche giorno fa aveva invitato i genitori e insegnanti a «non avere eccessi di zelo e paure», dichiarando all'Adnkronos salute la necessità di «tamponi con esito veloce, ma senza abusare di un test che per un bimbo è complesso e fastidioso». «E' necessaria una linea per interpretare segni e sintomi e fare diagnosi differenziale senza sospettare Covid a ogni naso che cola, maggiore possibilità di interpretare» da parte del pediatra sulla base di un quadro più ampio. Alle famiglie preoccupate da quello che li aspetta consigliamo di non essere eccessivamente paurosi o prudenti, di non inviare la richiesta alla prima parvenza di naso chiuso che potrebbe essere quello tipico stagionale, vuoi per la presenza di soggetti allergici, vuoi perché si è stati molto in casa e si è subito l'effetto di microclimi confinati».  «Auspichiamo che gli insegnanti non si facciano prendere da troppo zelo o paura nell'interpretare i sintomi, che non sopravvalutino uno starnuto o un colpo di tosse, molto comuni in questa stagione senza sottintendere una malattia e men che meno Covid. Non diciamo di fare gli struzzi e mettere la testa sottoterra, ma solo non sovraccaricare servizi che devono essere dedicati al contrasto di un'eventuale rilancio dell'epidemia».

I SINTOMI Il tampone è un test non facile da eseguire su un bimbo e può dare risultato falsamente negativo. «Quindi - invita Missaglia - facciamoli a tutti quelli che ne hanno davvero necessità e con parsimonia sullo stesso soggetto se è un abituale frequentatore di studi pediatrici per infezioni stagionali. Alla fine forse un pò di interpretazione va lasciata alla professionalità medica».  Noi proponiamo di non limitare l'indicazione alla sola presenza di 37,5 gradi di temperatura, che ha scarso significato, ma anche la presenza di altri sintomi associati, maggiori (molto legati alla malattia come la perdita di gusto e olfatto) e minori simil-influenzali. Chiediamo di fare caso all'insorgenza rapida di un rialzo di temperatura, che è segno di infezione abbastanza evidente, rispetto a innalzamenti graduali che potrebbero essere anche di tipo metabolico. Pensiamo di poter produrre una tabella che renda insegnanti e responsabili Covid un pochino più coscienti nell'inquadrare i soggetti da allontanare.Tutte le malattie, anche le infezioni urinarie o gastrointestinali, possono dare anche sintomi respiratori e viceversa»

Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 13:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA