Catastrofe a Genova, faro puntato sui controlli blandi da parte dei periti delle Infrastrutture

Lunedì 20 Agosto 2018 di Sara Menafra

GENOVA - Sta diventando sempre più complicata la posizione dei membri della Direzione di valutazione della concessione, la struttura presso il ministero delle Infrastrutture che avrebbe dovuto controllare con cadenza trimestrale lo stato delle tratte autostradali affidate a società private. La commissione ministeriale voluta dal ministro Toninelli e dal sottosegretario Rixi, dopo il crollo del viadotto Morandi che ha portato con sé 43 vittime, oltre a valutare le cause del crollo ha anche competenze di ispezione interna su quella Direzione.

E la prima valutazione delle relazioni prodotte dall'ufficio parlerebbe di un quadro piuttosto carente, tanto che dopo la prima settimana di lavoro il gruppo guidato dall'architetto Roberto Ferrazza ha deciso che convocherà i dirigenti della Direzione per chiedere chiarimenti sul lavoro svolto: una convocazione non scontata, tanto più che le nuove norme danno ampi poteri agli ispettori interni anche di proporre sanzioni disciplinari.
 
Il punto è che dalla prima analisi delle carte sembra confermato che l'ufficio basava le valutazioni su documenti prodotti dalla stessa Società Autostrade, sebbene il decreto legislativo di riassetto del 2011 parlasse apertamente di controlli «trimestrali in contraddittorio» così come avvenivano quando quello stesso ufficio aveva sede ad Anas. La mancanza di circolari applicative o di personale da inviare sul posto potrebbe non essere considerata una giustificazione sufficiente. In ogni caso, tutto si svolgerà molto in fretta: la commissione ispettiva è stata attivata un'ora dopo il crollo del viadotto e ha 30 giorni per produrre un primo report.

Ieri, durante la seconda ispezione sul ponte, l'architetto Ferrazza ha anche spiegato che le idee su cosa sia accaduto al ponte si fanno via via più chiare.

Ci sarebbe «una serie di concause» che potrebbero aver portato a due scenari possibili: la rottura di uno strallo, ovvero del tirante di calcestruzzo inventato da Morandi, oppure il cedimento di una soletta, la parte inferiore del ponte, quella, per intenderci, sulla quale corre l'asfalto. Specie nel caso della prima ipotesi, la rottura dello strallo, questo sarebbe avvenuto per «l'invecchiamento della struttura e dei materiali, inquinamento locale come umidità e salsedine, e un aumento negli anni del traffico leggero e pesante sul ponte». Nell'inchiesta del procuratore capo di Genova Francesco Cozzi, i pm titolari del fascicolo - Paolo D'Ovidio, Ranieri Miniati, Walter Cotugno e Massimo Terrile - stanno valutando anche il profilo giuridico da dare all'inchiesta. Dopo aver aggiunto a disastro colposo l'attentato alla sicurezza dei trasporti, stanno valutando di modificare l'accusa di omicidio colposo plurimo in omicidio stradale.

L'ipotesi era circolata fin dal primo giorno: se la prima perizia ipotizzerà che il crollo è avvenuto per la mancata manutenzione del viadotto, questa sarebbe una violazione del codice della strada (contenuta negli articoli 13 e 14 della legge) che ha portato alla morte di 43 persone. Un'accusa pesante che farebbe salire le pene ipotizzate per gli eventuali indagati, ampliando allo stesso tempo i poteri di indagine.

Ultimo aggiornamento: 10:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA