​Intercettato col trojan, il pm Sirignano trasferito d'ufficio. Di Matteo: «Avallava Palamara»

Giovedì 21 Maggio 2020
​Csm trasferisce Sirignano. Di Matteo: «Avallava Palamara»
Scatta il trasferimento d'ufficio, per incompatibilità ambientale, nei confronti del pm della Procura nazionale antimafia Cesare Sirignano, anche lui intercettato dal trojan iniettato nel cellulare di Luca Palamara, l'ex presidente dell'Anm e potente 'ras' di Unicost - la corrente moderata della magistratura - finito sotto inchiesta a Perugia e sospeso da stipendio e funzioni per aver tentato di condizionare le nomine nelle procure. A deciderlo è stato il Csm con un voto a larghissima maggioranza, 21 voti favorevoli a fronte dei tre espressi dai togati di Unicost che chiedevano di archiviare il procedimento a carico di Sirignano, che negli scambi con Palamara si informava sul risiko delle procure, in particolare quella di Perugia, per conto di un altro collega, e commentava con l'interlocutore l'estromissione di Nino Di Matteo dalla Procura nazionale retta da Federico Cafiero de Raho.

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È l'ennesima 'vittima' dello strascico di contatti e conversazioni che Palamara era solito non cancellare dal suo telefonino e che ha trascinato nel gorgo non solo molti consiglieri del Csm, ma anche toghe di prestigio come l'ex Procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio. Adesso, Sirignano dovrà indicare alla Terza commissione di Palazzo dei Marescialli una rosa di sedi dove vuole andare, come magistrato 'semplicè, bisognerà vedere quali sono i posti liberi. Per lui, comunque, i guai potrebbero non finire qui perché è pendente un pre-procedimento disciplinare, diverso da quello di tipo 'amministrativò culminato nel trasferimento. «Sarei un ipocrita se non dicessi che fin dall'inizio ho seguito queste vicende - ha esordito Di Matteo nel suo intervento al plenum di Palazzo dei Marescialli -. Le attività professionali mie e del dott. Sirignano si sono incrociate in Antimafia per quasi due anni, per questo avevo pensato di astenermi e non partecipare al voto». Ma l'ex pm della trattativa Stato-mafia, che in tv ha rivelato che Bonafede lo voleva al Dap ma poi fece marcia indietro dopo le reazioni dei boss, ha detto che su «una questione così importante» non vuole 'lavarsi le mani'.

Per Di Matteo, «è molto grave» che nella sua autodifesa davanti al Csm, Sirignano abbia ribadito che per le nomine e gli assetti della Dna «se non hai l'appoggio della tua corrente, non hai dove andare» ricordando che «avevamo come dominus Palamara». Dagli atti, ha rilevato Di Matteo, emerge inoltre che «Sirignano non si limitava a subire le scelte di Palamara, ma lo rassicurava affermando in più occasioni che delle sue richieste ne avrebbe parlato con il Procuratore nazionale o con il politico Ferri». Sulla stessa linea anche il togato di Area Giuseppe Cascini che ritiene che le parole «non smentite ed anzi confermate dall'interessato», nell'audizione di ieri, sono «sufficienti a disporne il trasferimento d'ufficio». «Distinguere i colleghi sulla base della appartenenza di corrente è una bestemmia - ha aggiunto Cascini - e non può svolgere attività di coordinamento del lavoro di altri magistrati un soggetto che esprime in questa maniera così esplicita un pregiudizio di appartenenza». Senza successo i togati di Unicost si sono battuti per chiudere, archiviandolo, il procedimento amministrativo facendo anche presente che Cafiero de Raho «ha escluso che il buon funzionamento della Dna sia mai venuto meno e che la sua affidabilità esterna sia mai stata intaccata» dalla vicenda. Molto scoraggiato di fronte al continuo imperversare del correntismo si è detto il consigliere laico leghista Stefano Cavanna: anche lui ha votato per il trasferimento.
 Ultimo aggiornamento: 22 Maggio, 08:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA