Dario Angeletti ucciso a Tarquinia, parla la compagna del prof: «Gelosia? Quello è un pazzo»

Giovedì 16 Dicembre 2021 di Cristiana Mangani
Dario Angeletti ucciso da Claudio Cesaris, parla la compagna del prof: «Gelosia? Quello è un pazzo»

Non ha rabbia, Saskia, né una parola di odio. Ma dal giorno in cui l’ex tecnico di laboratorio Claudio Cesaris ha ucciso Dario Angeletti, padre dei suoi due figli, continua a interrogarsi del perché possano accadere cose simili. «È troppo assurdo quello che è successo - dice al settimanale Oggi - Non si può proprio compredere. Un incidente o un malore si possono accettare, ma mi chiedo come sia possibile che un uomo abbia osato togliere la vita al mio compagno, che non aveva alcuna colpa».

Dario, 50 anni biologo e docente dell’università di Tuscia, aveva con Saskia una vita tranquilla. «Come ha osato togliergli la possibilità di vedere i figli crescere, di portare a compimento i suoi mille progetti - si strugge ancora la donna - È intollerabile. Ho una sola speranza, che quel pazzo abbia sparato all’improvviso, senza che Dario avesse modo di accorgersi che la sua vita finiva in quell’istante». 

La dinamica, il movente della gelosia, tutto è considerato incredibile dalla famiglia, tanto che ora si chiede agli investigatori di fare luce sulla versione fornita dall’ex tecnico di laboratorio dell’università di Pavia. I dubbi restano troppi: non c’è stato impeto, sottolinea l’avvocato Rodolfo Bentivoglio, che assiste i parenti della vittima. I familiari del biologo ucciso sono convinti che il delitto sia stato premeditato, a differenze di quanto detto da Cesaris al gip. «Non è stato un omicidio d’impeto – insistono -. Stiamo aspettando che emergano ulteriori spunti investigativi, ma i primi elementi di indagine non ci consentono di ritenere che sia andata come lui la racconta. Confidiamo nel lavoro degli inquirenti». 

Cesaris durante l’interrogatorio di garanzia ha parlato di «gesto di follia», commesso al culmine di un «incontro casuale» avvenuto per la prima volta dopo che quel giorno ha avuto un malore durante una escursione che stava facendo proprio alle Saline di Tarquinia. «La famiglia Angeletti è completamente devastata – aggiunge il legale -. Dario era una persona perbene. Un pilastro non solo a lavoro e nella comunità, ma soprattutto per la moglie e i figli. Il dolore per la perdita sarà impossibile da compensare». 

Nel frattempo, le indagini dei carabinieri, coordinate dalla procura di Civitavecchia, vanno avanti. Sotto esame il cellulare e il computer di Cesaris, anche per capire se prima del delitto abbia mai avuto contatti con la vittima. Sarà anche risentita la ricercatrice 39enne, collega di Angeletti, vera e propria ossessione dell’omicida. Era convinto Cesaris che la sua ex compagna avesse stretto un’amicizia troppo stretta con il professore, dopo che lei era stata trasferita da Pavia alla Tuscia.

Sempre al gip l’ex tecnico di laboratorio ha raccontato di non aver mai conosciuto il professore. «Era la prima volta che lo vedevo», ha insistito. Ma sin dalle prime ore è stata seguita la pista di questioni private legate a una donna. Cesaris aveva lavorato come tecnico all’università in un laboratorio di eco-etologia dei vertebrati del Dipartimento di Scienze della terra e dell’ambiente era stato fermato due giorni dopo il delitto. La sua auto sarebbe stata immortalata da una delle telecamere che da lontano punta sul parcheggio nella zona delle Saline dov’è stato ritrovato il corpo del docente, accasciato al posto di guida con una ferita alla testa. Rimane da chiarire se i due avessero un appuntamento, anche per capire se Angeletti sia stato attratto in una trappola dal suo killer. 

Ultimo aggiornamento: 10:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA