Nucleare, deposito nazionale per le scorie: la mappa dei siti idonei è stata inviata al ministero

Giovedì 17 Marzo 2022
Nucleare, depositi per le scorie: la mappa dei siti idonei è stata depositata al ministero

Sono le aree in Italia giudicate idonee ad accogliere un deposito nazionale di scorie radioattive prodotte in Italia. Se si mette in conto di diventare più indipendendenti dal punto di vista energetico si devono iniziare a programmare e a costruire centrali nucleari e a individuare i siti collegati che fungeranno da depositi per i materiali da smaltire. È diventato, questo, un tema nodale e non più rinviabile anche da quando è scoppiata la guerra fra Russia e Ucraina. Anche l'Italia, cioè, si sta chiedendo se sia questo il momento giusto per accelerare sugli investimenti in rinnovabili o se la transizione ecologica ed energetica può aspettare tamponando con soluzioni del passato (centrali a carbone). 

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La mappa dei siti adatti a diventare possibili depositi di smaltimento di rifiuti radioattivi c'è, è stata inviata al Ministero della Transizione Ecologica. Sono in tutto sette le regioni coinvolte in questo lavoro di mappatura: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia e Basilicata, Sicilia, Sardegna. Le aree potenzialmente idonee si trovano in tutte queste regioni ma ci sono delle province che si prestano meglio a ospitare questi depositi: sono Alessandria, Torino e Viterbo. Nella mappa provvisoria sono zone classificate con la lettera A. Attenzione, sono zone potenzialmente idonee: non sappiamo se sono considerate definitivamente idonee e quindi se compaiano nella Carta delle aree idonee depositata al ministero.

Sogin, la Società Gestione Impianti Nucleari, ha trasmesso l'altro ieri (15 marzo 2022) la Carta nazionale delle aree idonee (Cnai) ad ospitare il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi e parco tecnologico, nel rispetto dei tempi previsti dall'art. 27, comma 5, del D. Lgs. 31/2010, ossia nei 60 giorni dalla chiusura della consultazione pubblica.

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Quanti e quali rifiuti ospiterà?

Sul sito dedicato al progetto del Deposito Nazionale si legge che nell'area scelta verranno sistemati definitivamente e in sicurezza circa 78.000 metri cubi di rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività, la cui radioattività decade a valori trascurabili nell’arco di 300 anni. Di questi rifiuti, circa 50.000 metri cubi derivano dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica, circa 28.000 metri cubi dagli impianti nucleari di ricerca e dai settori della medicina nucleare e dell’industria. Sul totale di circa 78.000 metri cubi, 33.000 metri cubi di rifiuti sono già stati prodotti, mentre i restanti 45.000 metri cubi verranno prodotti in futuro. Inoltre, nel Deposito Nazionale sarà compreso anche il Complesso Stoccaggio Alta attività (CSA), per lo stoccaggio di lungo periodo di circa 17.000 metri cubi di rifiuti a media e alta attività. Una minima parte di questi ultimi, circa 400 metri cubi, è costituita dai residui del riprocessamento del combustibile effettuato all’estero e dal combustibile non riprocessabile.

Rifiuti che verranno e rifiuti che già esistono

In Italia sono state in esercizio, fino alla fine degli anni ’80, otto siti nucleari. Si tratta delle quattro centrali nucleari di Trino (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta); dell’impianto Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo (Alessandria) e dei tre impianti di ricerca sul ciclo del combustibile di Saluggia (Vercelli), Casaccia (Roma) e Rotondella (Matera). Questi siti vanno smantellati e perciò vanno messi in sicurezza i rifiuti radioattivi che hanno già prodotto. Questi rifiuti, attualmente sparsi nelle centrali che stanno per chiudere, e i rifiuti che saranno prodotti  in futuro dovranno essere tutti trasferiti in un unico sito: il deposito nazionale per cui è stato avviato il lavoro di mappatura inviato al ministero. 

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Come si è arrivati a questa cartina geografica 

La Carta nazionale delle aree idonee è stata elaborata da Sogin sulla base degli esiti della più grande consultazione pubblica finora svolta in Italia avviata il 5 gennaio 2021 con la pubblicazione della proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente Idonee (Cnapi) e conclusa il 14 gennaio scorso. La consultazione, gestita da Sogin nella massima trasparenza e completezza informativa, a cui hanno partecipato centinaia di soggetti direttamente interessati al progetto del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico, si è articolata in tre fasi. Nel percorso adottato fin qua, del sito potenzialmente adatto a ospitare il deposito di scorie si prendono in considerazioni aspetti che riguardano attività vulcanica, sismica, geomorfologia, idrologia, idrogeologia, risorse del suolo e del sottosuolo, insediamenti umani, attività industriali, infrastrutture di trasporto, beni ambientali e antropici.

Nella prima, durata sei mesi fino al 5 luglio 2021, Sogin ha raccolto oltre 300 osservazioni e proposte tecniche pervenute sulla Cnapi e sul progetto del Deposito Nazionale, da parte dei diversi soggetti interessati. A questa fase è seguito il seminario nazionale, svolto dal 7 settembre al 24 novembre 2021 e concluso il 15 dicembre 2021 con la pubblicazione degli atti conclusivi. I lavori del Seminario si sono articolati in nove incontri, tutti trasmessi in diretta streaming. Oltre alle sedute plenarie di apertura e chiusura si sono tenute sette sessioni di lavoro, una nazionale e sei territoriali, che hanno interessato le regioni coinvolte dalla Cnapi: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia e Basilicata, Sicilia, Sardegna. Oltre 160 i partecipanti al Seminario, che ha visto gli interventi dei rappresentanti di Istituzioni ed Enti nazionali e locali, associazioni, comitati e singoli cittadini. Concluso il Seminario si è, quindi, tenuta nei 30 giorni successivi, come previsto dal d. lgs. 31/2010, una seconda fase di consultazione pubblica durante la quale i soggetti portatori di interesse hanno potuto presentare ulteriori osservazioni e proposte tecniche anche alla luce dei lavori svolti durante il Seminario Nazionale.

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La proposta della Carta nazionale che Sogin ha trasmesso al ministero della Transizione Ecologica è stata dunque predisposta sulla base delle oltre 600 tra domande, osservazioni e proposte, per un totale di oltre 25mila pagine costituite da atti, documenti, studi, relazioni tecniche e cartografie, complessivamente presentate nel corso di un anno a seguito della pubblicazione della Cnapi. La norma prevede ora che il ministero della Transizione Ecologica, acquisito il parere tecnico dell'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin), approvi con proprio decreto la Carta, di concerto con il ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili. La mappa definitiva verrà, quindi, pubblicata sui siti internet di Sogin, dei due Ministeri e dell'Isin. La pubblicazione della Cnai avvierà quindi la fase di concertazione finalizzata a raccogliere le manifestazioni di interesse, non vincolanti, a proseguire il percorso partecipato da parte delle Regioni e degli Enti locali nei cui territori ricadono le aree idonee, con l'obiettivo di arrivare a una decisione condivisa del sito nel quale realizzare il deposito nazionale.

 

 

Tra le 67 aree idonee iniziali si è arrivati a una ulteriore scrematura che vede i comuni di Bosco Marengo e Novi Ligure, in provincia di Alessandria e un'altra zonta compresa fra Alessandria, Castelletto Monferrato e Quargnento. Sono queste zone classificate A1 (massimo livello di idoneità). Così come per Carmagnola e Caluso, Mazzè, Rondissone, in provincia di Torino e nel LazioViterbo dove c'è il comune di Montalto di Castro e un'area, parte del comune di Canino, e quello di Corchiano.

Altre undici sono classificate A2 e si trovano sempre nell’alessandrino, e poi tra la Bassa Toscana e la Tuscia: Siena, Grosseto (Campagnatico), Viterbo (Tarquinia, Tuscania), e tra la Puglia e la Basilicata: Bari, Matera e Taranto. Classificate come B sono le aree in Sicilia (provincia di Caltanissetta) e Sardegna (Oristanese e Campidano) e in classe C quelle «in zona sismica 2», tra Viterbo, Potenza, Matera, Trapani e Palermo. 

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La realizzazione del deposito prevede un investimento complessivo di circa 900 milioni di euro. Si stima di costruirlo in 4 anni e si prevede, in base agli attuali piani, che la sua entrata in esercizio avvenga entro il 2029.

 

Ultimo aggiornamento: 18 Marzo, 16:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA