GIUSEPPE CONTE

Luca Di Donna, gli affari della cricca: «Guadagniamo senza fare niente». Indagato anche l'ex socio della Ferragni

Venerdì 15 Ottobre 2021 di Valentina Errante
Di Donna, gli affari della cricca: «Guadagniamo senza fare niente». Indagato anche ex socio della Ferragni

«Diciamoci la verità, io non ho fatto niente... Non abbiamo fatto e abbiamo acchiappato». Parlavano così tra loro i presunti sodali di Luca Di Donna, professore di Diritto privato e già socio dell'ex premier Giuseppe Conte. Il collaudato «modello prof» - come dicono gli indagati intercettati - era quello di aprire le porte del «sistema Italia» e dei «salotti buoni» agli imprenditori che, per ottenere agganci negli enti pubblici e commesse, erano disposti a pagare. 

Contratti di consulenza che, in realtà, servivano solo per giustificare le mediazioni. Nell'inchiesta della procura di Roma che vede indagati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze Di Donna, gli avvocati Gianluca Esposito e Valerio De Luca, e l'imprenditore Pierpaolo Abet, sono documentati gli incontri con i vertici delle aziende allo studio Alpa, i contatti con l'ex commissario per l'emergenza Covid, Domenico Arcuri, e le intercettazioni. Sono le conversazioni captate a svelare gli accordi con gli imprenditori e il tentativo da parte della cricca di trovare altri clienti per ottenere denaro senza svolgere alcuna prestazione professionale. 

Accade per esempio con l'ex socio di Chiara Ferragni, Paolo Barletta, anche lui indagato per traffico di influenze, perché, per ottenere un contatto con Invitalia, in vista di un finanziamento milionario - mai ottenuto - per un hotel di superlusso a Maratea firma con i legali un contratto da 60mila euro. Il più grande successo dell'organizzazione sono però le commesse affidate al gruppo italo israeliano Adaltis dalla struttura di Arcuri per le forniture di test Covid: la prima da 800mila euro le altre due da oltre un milione. Appalti interrotti dall'arrivo del commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo. Ma i vertici dell'Adaltis erano sicuri che, anche con la nuova gestione, avrebbero ottenuto lo stesso trattamento: «Guarda in realtà dice che stanno fermando tutto, cioè nel senso che volendo dimostrare una discontinuità hanno fermato quello che era diciamo il meccanismo... aspettiamo». Per il link garantito ai fornitori gli indagati avrebbero ottenuto oltre 300mila euro. Nelle intercettazioni tra i sodali il ruolo centrale di Di Donna, legato a Conte, emerge con chiarezza: «Perché è il suo nome che invece dà valore alle cose, quello ha i contatti lì, e tu devi accettare l'idea», dice De Luca ad Abet - È meglio giocarcelo quando devi calare un asso». 

Video

Ma agli atti ci sono anche le dichiarazioni di Giovanni Buini, imprenditore che aspirava a una maxi-fornitura di mascherine e che ha fatto partire l'inchiesta. Ai militari Buini ha raccontato di avere incontrato Esposito nel suo studio: «Mi presentò l'avvocato Di Donna e, alla sua presenza, per farmi comprendere chi avevo di fronte, mi fece leggere un articolo di stampa, che cercò su internet, in cui il Di Donna era dipinto come un fedelissimo del capo del Governo, Giuseppe Conte. Esposito mi disse che lui e Di Donna, qualora ce ne fosse stato bisogno, avrebbero potuto agevolarmi o crearmi delle opportunità di lavoro con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sempre facendo riferimento alla vicinanza di Di Donna al Presidente del Consiglio». Buini ha anche detto che gli avrebbero fatto sottoscrivere un mandato di consulenza legale aperto «in favore sia dell'avvocato Esposito che di Di Donna, nonché un contratto che prevedeva espressamente il riconoscimento in loro favore di una percentuale sul volume di affari che mi avrebbero fatto generare».

Ultimo aggiornamento: 17:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA