Verona, sospesi dal lavoro per aver mangiato due fette di mortadella: «Erano di scarto, avevamo fame»

Verona, sospesi dal lavoro per aver mangiato due fette di mortadella: «Erano di scarto avevamo fame»
Verona, sospesi dal lavoro per aver mangiato due fette di mortadella: «Erano di scarto avevamo fame»
Giovedì 15 Settembre 2022, 09:53 - Ultimo agg. 20:03
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Sospesi per aver mangiato due fette di mortadella sul luogo di lavoro. Questo è quanto riferiscono alcuni dipendenti dello stabilimento di Correggio, nel Reggiano, dell'azienda socio cooperativa agricola Tre Valli, con sede a Verona, afferente al Gruppo Veronesi leader nel mercato agroalimentare coi marchi, tra gli altri, Aia e Negroni.

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A darne notizia è il Resto del Carlino di Reggio Emilia che riporta come alcuni dipendenti addetti al confezionamento di carne e salumi, abbiano ricevuto nei giorni scorsi le lettere di contestazione disciplinare che annunciavano loro la sospensione. «A seguito della segnalazione di diversi episodi gravi, è stata avviata una serie di accertamenti disciplinari tuttora in corso come previsto dalla legge in materia», ha fatto sapere l'azienda, in riferimento ad alcuni ammanchi negli armadietti degli spogliatoi dei dipendenti, portando all'installazione di telecamere nascoste.

Dalle immagini, l'azienda oltre a scoprire un dipendente, poi licenziato, che aveva infilato due prosciutti interi in un borsone, ha notato i lavoratori mentre prendevano fette di mortadella per poi mangiarle in pausa. «Erano fette di scarto - spiegano i dipendenti - che abbiamo usato per farcire un pò di focaccia portata da casa. Non abbiamo rubato nulla, avevamo solo fame durante il turno dato che i distributori automatici di cibo non bastano per 80 dipendenti e al pomeriggio sono già vuoti. Abbiamo agito in buonafede, tutto alla luce del sole pur sapendo della presenza delle telecamere. E poi è sempre stato tollerato in azienda, altrimenti dovrebbero sospendere tutti».

Gli operai ora temono il licenziamento e hanno impugnato, attraverso i loro legali, le lettere, chiedendo formalmente la riammissione al lavoro senza subire alcun provvedimento disciplinare. In una nota «l'azienda tiene a precisare che gli alimenti consumati dai lavoratori coinvolti nella vicenda non erano scarti della produzione, bensì intere confezioni di prodotti a tutti gli effetti destinati alla successiva commercializzazione. La vicenda verrà chiarita nelle competenti sedi, in esito alle procedure previste dalla legge».

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