Divorzio, ecco cosa cambia: l'assegno riconoscerà i lavori domestici

Giovedì 12 Luglio 2018 di Claudia Guasco
Dapprima c'era la modella che, dopo un matrimonio lampo con il calciatore, monetizzava il divorzio grazie al principio del tenore di vita. Poi a fare giurisprudenza è toccato a Lisa Lowenstein: la signora si è vista negare gli alimenti dall'ex coniuge Vittorio Grilli, ministro nel governo Monti, perché economicamente autosufficiente. Gli ex mariti italiani hanno esultato, ora la Cassazione trova un equilibrio: stabilisce che il tenore di vita non è più un diritto assoluto, ma anche che l'assegno di divorzio non dipende dalla capacità di automantenersi e ha una funzione «assistenziale, compensativa e perequativa». Significa che ogni separazione è una storia a sé e l'appannaggio viene calcolato in base alla durata del matrimonio, all'età della signora e al contributo profuso nella vita insieme.

«Con questa sentenza si ripristina la giustizia sociale», afferma l'avvocato Gian Ettore Gassani. Il pronunciamento, che impone a tutti i tribunali di adeguarsi, è della Cassazione intervenuta a Sezioni unite: nello stabilire l'assegno di divorzio «si deve adottare un criterio composito» che tenga conto «delle rispettive condizioni economico-patrimoniali» e «dia particolare rilievo al contributo fornito dall'ex coniuge» al «patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future e all'età».
 
Nella sentenza 18287 i giudici spiegano che il «criterio integrato» individuato si fonda «sui principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l'unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo». L'apporto alla conduzione familiare «costituisce il frutto di decisioni comuni, libere e responsabili, che possono incidere profondamente sul profilo economico patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell'unione». E lo scioglimento del vincolo «incide sullo status ma non cancella tutti gli effetti delle scelte e delle modalità di realizzazione della vita familiare», pertanto «l'adeguatezza dei mezzi deve essere valutata non solo in relazione alla loro mancanza o insufficienza oggettiva, ma anche in relazione a quel che si è contribuito a realizzare». Finalmente, dice Gassani, «si torna al magistrato che ragiona, senza la deriva di automatismi e prestampati». In Italia il 20% dei divorzi è tra gli over 65 e secondo gli esperti sarà proprio questa fetta della società a essere tutelata. Gli Ermellini, riflette l'avvocato Marco Meliti, «richiamano i principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l'unione matrimoniale, anche in relazione al principio di uguaglianza tra il lavoro casalingo e quello professionale».

Per il difensore di Silvio Berlusconi, Pier Filippo Giuggioli, «è un compromesso» che corregge «gli abusi derivanti dall'applicazione della sentenza Grilli, nel caso del coniuge che si trovi sprovvisto di mezzi economici e di possibilità reddituali per precise scelte familiari». Ora si riparte da qui e le sentenze future ne dovranno tenere conto. A cominciare da quella, pendente in Cassazione, di divorzio tra l'ex premier e Veronica Lario. La corte d'Appello di Milano ha azzerato il maxi assegno da 1,4 milioni al mese della signora, che ha presentato ricorso rivendicando i benefici perduti e i sacrifici fatti: «Per Berlusconi ho rinunciato alla carriera di attrice, è anche merito mio se è diventato un manager di successo».

Abnegazione e una vita nel lusso, come elenca il ricorso: «crociere ai Caraibi per almeno quattro, cinque settimane all'anno», viaggi «alle Galapagos, in Polinesia, nelle Fiji, in Nuova Zelanda, Cambogia e Laos, a Parigi, New York, Londra», «estetiste, parrucchieri e personal trainer a domicilio», una dozzina di domestici in pianta stabile nella residenza di Macherio, «la frequentazione di Villa Certosa a Porto Rotondo».

Dopo che l'assegno è stato stracciato in Appello, adesso i giudici della Suprema saranno dalla sua parte? «Può darsi, però non si ragionerà più in termini di milioni di euro: se la signora dovesse avere ragione sul principio, non lo avrà sul quantum. La Cassazione infatti non ha reintrodotto il parametro del tenore di vita». Ha riconosciuto però che la sentenza Grilli «è rilevante ma incompleta», aprendo un varco alla difesa di Veronica Lario. Ultimo aggiornamento: 14:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA