Furto delle ceneri di Elena Aubry, la mamma: «Uno sfregio per le mie battaglie»

Giovedì 7 Maggio 2020 di Alessia Marani

«Non ho chiuso occhio tutta la notte. Mi sono chiesta infinite volte: “Perché portarmi via le ceneri di Elena, perché farmi questo?”. Non può esserci un motivo, poi un tarlo: “Ho dato fastidio a qualcuno per le mie battaglie sulla sicurezza stradale? Ho scatenato l’odio di qualche pazzo? La mia visibilità, non cercata, può avere indispettito e scatenato la furia di un “hater”? A due anni esatti dalla morte di mia figlia mi sembra di piombare in un incubo senza fine». Graziella Viviano, la mamma di Elena Aubry la biker di 25 anni sbalzata dalla sua Honda Hornet 600 il 6 maggio del 2018 mentre procedeva («a velocità non sostenuta», secondo le perizie) sulla via Ostiense costellata di dossi e radici dei pini, non si dà pace.

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Ieri alle 19,30 dalla terrazza condominiale della sua casa di Monteverde ha lasciato andare in cielo lanterne per ricordare la sua «Elena bella spirito libero», condividendo il momento in diretta Facebook con i tantissimi vecchi e nuovi amici: le associazioni dei motociclisti, le famiglie di altre vittime della strada, semplici cittadini che la seguono e la sostengono nelle sue battaglie, mai politiche, mai strumentali, sempre tese solo a frenare nuovi lutti e dolore.

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Ieri mattina i carabinieri di San Lorenzo e della compagnia di piazza Dante sono tornati nella palazzina del riquadro “73”, all’ultimo piano, nel cimitero del Verano, per un nuovo sopralluogo sul sepolcro profanato di Elena. Il reato ipotizzato è la sottrazione di cadavere. I mattoni che sigillavano il fornetto al piano più alto della parete sono stati divelti, asportati del tutto senza lasciare alcun frammento, la scatola con le ceneri della ragazza e un quaderno con le dediche degli affetti più cari sono spariti, all’interno era rimasto solo il mazzetto di fiori di plastica che era stato sistemato dalla mamma vicino all’urna, prima di richiudere il fornetto.

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«Una vicenda raccapricciante» per gli inquirenti, che non escludono nemmeno la possibilità di un furto a scopo di estorsione, insomma che possa arrivare alla famiglia di Elena una richiesta di riscatto. Anche se, solitamente, chi agisce in questo modo ha tutto l’interesse di avvisare della malefatta nel più totale anonimato. Invece Graziella si è accorta di quel che era successo solo martedì quando all’ora di pranzo, si era fatta accompagnare dalla sorella per pulire la tomba, sistemare dei fiori prima di tornare ieri per l’anniversario con altri parenti. L’ultima volta certa in cui qualcuno aveva fatto visita al sepolcro intatto era il 7 dicembre. Dal 9 marzo a 16 aprile, poi, il Verano era rimasto chiuso per l’emergenza Covid.

Chi e quando, dunque, è entrato in azione? Un rebus per gli investigatori che stanno scandagliando le immagini delle poche telecamere poste solo in prossimità dei quattro varchi di accesso al cimitero. A Prima Porta la Procura sta indagando su un giro di cremazioni pagate ma mai effettuate: i parenti nei vasi hanno trovato terra e sassi al posto delle ceneri. Ma collegamenti con questa vicenda non risultano. Dai primi riscontri, al Verano, nessun altro loculo è stato violato. Solo quello di Elena è stato preso di mira. Difficile, poi, che sia stato un vandalo: «Ha ripulito tutto, si è preso il quaderno, penso più a uno sfregio», dice la mamma di Elena.

Ieri la sindaca Virginia Raggi ha chiamato Graziella Viviano per esprimerle tutta la sua vicinanza ma anche l’indignazione per una vicenda «così triste e vergognosa» assicurando di avere avviato un’indagine interna in Ama per capire cosa può essere accaduto. Durante il lockdown al cimitero erano vietate anche le celebrazioni. Nella gigantesca struttura la sicurezza è da sempre tema caldo: furti, vandali, raid contro il settore ebraico e persino lo zampino di sette sataniche nel passato. A pattugliare c’è un solo vigilante e ieri è stato trovato persino uno scooter in un cassonetto del Pincetto. Segno che chiunque può entrare anche con un furgone e scaricare di tutto indisturbato. Solo una cosa è certa: «Continuerò a chiedere sicurezza sulle strade, Elenami è vicina», dice Graziella. Un appello: «Aiutatemi a ritrovare le sue ceneri e il quaderno, sono pronta a perdonare». 

Ultimo aggiornamento: 8 Maggio, 22:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA