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Elena Del Pozzo, cosa non sappiamo ancora? Il cadavere trasportato sul campo e l'arma, i nodi

Giovedì 16 Giugno 2022 di Veronica Cursi
Elena Del Pozzo, cosa non sappiamo ancora? Il cadavere trasportato sul campo e l'arma, i nodi

Gli inquirenti sono sempre più convinti: Martina Patti, la mamma di 23 anni, che ha ucciso la sua bimba di 5 anni a  Mascalucia, in provincia di Catania, aveva pianificato tutto nei minimi dettagli: come uccidere la piccola Elena del Pozzo, dove occultare il suo cadavere, quando denunciare la sua sparizione e persino su chi scaricare i sospetti del presunto rapimento. Adesso resta da capire se qualcuno l'abbia aiutata ad attuare il suo folle piano. 

Sono ancora diversi infatti i punti oscuri della vicenda, in attesa dell’interrogatorio per la convalida del fermo previsto per domani venerdì 17 giugno e l’esito dell’autopsia sul corpo della piccola. A cominciare dall’ipotesi di un complice, qualcuno che spiega il capitano dei carabinieri Salvatore Mancuso possa aver aiutato la donna a uccidere la bambina o a nascondere il cadavere. E poi il luogo in cui il delitto è avvenuto, due elementi che sarebbero strettamente legati tra loro.

Elena Del Pozzo colpita con la zappa. Così la mamma ha studiato l’omicidio (e anche l’alibi)

Il luogo del delitto

Patti ha detto di aver ucciso sua figlia da sola e di averlo fatto nel luogo in cui è stata ritrovata, cioè il terreno in cui lei stessa ha portato i carabinieri il giorno dopo la controversa denuncia del rapimento da parte di tre uomini armati. I militari invece, spiega il Corriere della Sera, sono convinti che la bambina sia stata uccisa in casa, per poi essere portata in un sacco nero per l’immondizia in un terreno distante circa 600 metri dall’abitazione. Un elemento in più che confermerebbe questa pista sarebbe il mancato sequestro dell’area, lasciato al libero accesso di giornalisti e curiosi. I dubbi però restano su come possa aver fatto tutto questo la donna in pieno giorno senza che nessuno se ne accorgesse. L’omicidio sarebbe avvenuto tra le 14 e le 15, dopo che la donna aveva riportato la bimba dall’asilo. Senza una spiegazione ancora anche il momento in cui la donna ha portato via il corpo, da sola e senza insospettire nessuno.

 

L’arma

E poi c’è l’arma del delitto, si pensa a un coltello da cucina, che finora non è stato ancora trovato. La donna di certo non avrebbe usato la zappa e la pala, su cui erano circolate delle ipotesi. Secondo gli inquirenti, gli attrezzi erano già in casa e apparivano molto usati. Escluso almeno che fossero stati acquistati poco prima del delitto. Sarà l’esame della scientifica nell’abitazione a chiarire ulteriori dubbi, in cerca per esempio di tracce di sangue che possano confermare l’ipotesi degli inquirenti. E poi l’analisi del telefono della donna, da cui a detta dei famigliari sarebbero partiti sms di fuoco nei confronti del suo ex e della sua nuova compagna.

L'incontro in carcere

I carabinieri del Reparto investigazioni speciali, nei prossimi giorni, compiranno indagini dettagliate dentro l'abitazione, sequestrata. L'ipotesi che la donna, per il delitto compiuto, possa aver ricevuto l'aiuto di qualcuno, come si apprende da ambienti investigativi, è una pista seguita proprio per essere esclusa, un atto dovuto. Oggi intanto, l'avvocato Gabriele Celesti, legale di Martina Patti, sta incontrando la donna in carcere, dove si trova in isolamento, per definire anche la strategia processuale in attesa dell'udienza di convalida davanti al gip del tribunale di Catania fissata per domattina. La donna è in stato di fermo per omicidio premeditato pluriaggravato e occultamento di cadavere. 

a convinzione sempre più concreta degli inquirenti di Catania è che quello di Martina Patti sia stato un piano calcolato con freddezza in ogni suo dettaglio. Nonostante le spiegazioni confuse della 23enne sui motivi che l’avrebbero spinta a uccidere sua figlia Elena Del Pozzo di cinque anni, il sospetto più forte di carabinieri e procura è che la donna avrebbe agito per gelosia nei confronti della nuova compagna del suo ex, terrorizzata dal rischio che la bambina potesse affezionarsi a lei perdendola. Ma sono ancora diversi i punti oscuri della vicenda, in attesa dell’interrogatorio per la convalida del fermo previsto per domani venerdì 17 giugno e l’esito dell’autopsia sul corpo della piccola. A cominciare dall’ipotesi di un complice, qualcuno che spiega il capitano dei carabinieri Salvatore Mancuso possa aver aiutato la donna a uccidere la bambina o a nascondere il cadavere. E poi il luogo in cui il delitto è avvenuto, due elementi che sarebbero strettamente legati tra loro.

Il luogo del delitto

Nella poche e confuse dichiarazioni fatte finora agli inquirenti, Patti ha detto di aver ucciso sua figlia da sola e di averlo fatto nel luogo in cui è stata ritrovata, cioè il terreno in cui lei stessa ha portato i carabinieri il giorno dopo la controversa denuncia del rapimento da parte di tre uomini armati. I militari invece, spiega il Corriere della Sera, sono convinti che la bambina sia stata uccisa in casa, per poi essere portata in un sacco nero per l’immondizia in un terreno distante circa 600 metri dall’abitazione. Un elemento in più che confermerebbe questa pista sarebbe il mancato sequestro dell’area, lasciato al libero accesso di giornalisti e curiosi. I dubbi però restano su come possa aver fatto tutto questo la donna in pieno giorno senza che nessuno se ne accorgesse. L’omicidio sarebbe avvenuto tra le 14 e le 15, dopo che la donna aveva riportato la bimba dall’asilo. Senza una spiegazione ancora anche il momento in cui la donna ha portato via il corpo, da sola e senza insospettire nessuno.

L’arma

E poi c’è l’arma del delitto, si pensa a un coltello da cucina, che finora non è stato ancora trovato. La donna di certo non avrebbe usato la zappa e la pala, su cui erano circolate delle ipotesi. Secondo gli inquirenti, gli attrezzi erano già in casa e apparivano molto usati. Escluso almeno che fossero stati acquistati poco prima del delitto. Sarà l’esame della scientifica nell’abitazione a chiarire ulteriori dubbi, in cerca per esempio di tracce di sangue che possano confermare l’ipotesi degli inquirenti. E poi l’analisi del telefono della donna, da cui a detta dei famigliari sarebbero partiti sms di fuoco nei confronti del suo ex e della sua nuova compagna.

Ultimo aggiornamento: 18:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA