Elisa, la lunga battaglia contro la leucemia: «Nuovo trapianto di midollo osseo»

Domenica 1 Dicembre 2019 di Nunzia Marciano

«Mi chiamo Elisa Pardini, ho 5 anni e mezzo e da quasi tre vivo e lotto contro una devastante malattia che si chiama Leucemia Mielomonocitica Infantile che colpisce 1-2 bambini su un milione ed è guaribile solo con il trapianto di midollo osseo (la chemio serve solo da ponte). Giovedì in data 28/11/2019 alle ore 16.00 nuovamente per l'ennesima volta in camera sterile dopo aver affrontato una settimana di pesante chemio preparatoria, ho ricevuto le cellule staminali per un secondo trapianto di midollo osseo». Comincia così il lungo post pubblicato sulla pagina Facebook Pardini Fabio Per Elisa, in cui Fabio, il papà di Elisa, appunto, affida nuovamente ai social il racconto della seconda chance per la sua piccola. L’intervento è stato eseguito all’Ospedale Bambin Gesù di Roma dove da anni è ricoverata la piccola, seguita dallo staff medico del prof Franco Locatelli. Un lungo post, scritto in prima persona, come se a parlare fosse proprio la piccola Elisa, che con la sua storia, raccontata per la prima volta sulle pagine de Il Mattino, commosse il Mondo intero, smuovendo persone comuni, associazioni e artisti in ogni parte del Globo, tanto da intasare oltre misura la rete Admo: da Umberto Tozzi a Fiorello, dalla pop star americana Anastacia, alla cantante Elisa, Nancy Brilli, Andrea Caschetto, Fausto Leali, Marco Masini, Gigi D’Alessio, Lodovica Comello, la società Udinese Calcio, e il Pordenone Calcio, città d’origine della famiglia di Elisa, fino al mondo della politica con il Ministro Luigi di Maio e il leader della Lega Matteo Salvini, tutti raccolsero e amplificarono l’appello per sensibilizzare alla tipizzazione, alla ricerca del donatore, facendo conoscere a tutti la malattia di Elisa. Nel post, in dettaglio, Fabio spiega che le cellule ricevute dalla piccola «sono le stesse della donatrice del primo trapianto (anonima) del 19/01/2018 che purtroppo non ha avuto all'epoca un buon esito (forse a causa dell'aggressività della malattia stessa)». La donatrice è compatibile tra l’85 e il 90% e non c'è stato bisogno di contattarla poiché erano disponibili, congelate così tante cellule (con una vitalità di 94/95 per 100) da non averne più bisogno. Per adesso la situazione, per quanto difficile, le permette di «avere ancora qualche chance...», come ha scritto Fabio. 

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Una speranza, flebile, quella di Fabio e Sabina, genitori di Elisa: «Il secondo trapianto è stato deciso circa un mese fa - racconta Fabio, raggiunto al telefono per parlare di Elisa - ma non potevamo ancora renderlo pubblico perché siamo in una situazione in cui in tanti ci conoscono e parlarne avrebbe creato un’attenzione mediatica che non avrebbe fatto lavorare in tranquillità i medici». Da allora è facile immaginare lo stato d’animo dei genitori, soprattutto perché fino all’ultimo è stato tutto incerto. «Elisa  ha fatto nove mesi di chemio che i medici definivano blanda ma che è servita a non far ripartire la malattia - spiega Fabio - All’epoca del primo trattamento quella stessa chemio non è servita per il post trapianto» Sulle condizioni di Elisa sono tutti molto, molto, cauti: «Per ora Elisa ha accettato le cellule, e per noi è già tanto. Nel primo trapianto dopo sei mesi si sono ripresentate le cellule così dette cattive. Abbiamo dovuto aspettare questi tempi, più di un anno e mezzo, anche per permettere alla bimba di riprendersi dalle complicazioni della prima recidiva». Purtroppo va detto che adesso è più complicato che vada tutto bene, perché la seconda volta diventa tutto più difficile con meno chance: si parla del 30-35% di probabilità che vada tutto bene mentre a gennaio la percentuale era del 50%. Ma sono solo numeri, dietro ai quali c’è la vita interrotta dell’imprenditore e della compagna infermiera che per prima capì che c’era qualcosa che non andava in quello scricciolino dagli occhi grandi e ancora adesso dall’immensa vitalità, nonostante gli anni passati in quel lettino. «Per fortuna per adesso sta rispondendo bene: Elisa si trova ora in camera sterile e i primi 100 giorni saranno fondamentali per il decorso post operatorio», dice ancora commosso ma spaventato, Fabio, che sa bene che non è finita, anzi: «Dobbiamo ora sperare che la malattia non si ripresenti mai più, o almeno non si ripresenti nel primo anno». Nella parte finale del post, Elisa, attraverso la mano che digita del suo papà ringrazia tutti: «Volevo ringraziare tutti i donatori che ci hanno provato perdendo magari la giornata di lavoro e stando magari in fila per ore ma che comunque faranno del bene a qualche altro bisognoso. Volevo ringraziare tutte le persone, associazioni,gente comune, parrocchie che in tutto questo tempo si sono prodigate ad aiutare me papà Fabio e mamma Sabina sempre al mio fianco ormai anche loro lontani da casa e dal lavoro (abitiamo a Pordenone  a 600 km. da Roma) che sicuramente se non fosse stato per tutta questa solidarietà non ce l'avremmo mai fatta ad andare avanti». E avanti è dove adesso bisogna guardare, condividendo quella speranza e quella preghiera per Elisa, la bimba che senza saperlo ha animato il Mondo intero. “Forza Elisa”, è ciò che quel Mondo torna a dirle, fermandosi per qualche minuto, sperando nel meglio per una bambina così piccola, colpita da una malattia tanto aggressiva quanto ingiusta. Ed è anche per questo che Elisa deve farcela: per restituire al Mondo un po’ di speranza che il bene alla fine possa davvero vincere.

Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre, 11:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA