La morte di Enrico Mattei, 59 anni di misteri e i sospetti sulla mafia

Mercoledì 27 Ottobre 2021 di Gigi Di Fiore
La morte di Enrico Mattei, 59 anni di misteri e i sospetti sulla mafia

Sono passati 59 anni dalla morte di Enrico Mattei, il primo presidente dell’Eni, che fondò nel 1953 su incarico del governo. Una morte, rimasta misteriosa dopo tanti anni, avvenuta per l’esplosione sui cieli di Bescapè in provincia di Pavia dell’aereo privato dove il manager viaggiava. Ex partigiano, cattolico vicino alla Dc, commissario liquidatore dell’Agip, Mattei promosse con l’Eni un’attività autonoma di perforazione nella Pianura Padana, in cerca di petrolio. Per sostenere la sua politica imprenditoriale, finanziò l’apertura di un quotidiano innovativo come «il Giorno». Sulla sua morte, che ufficialmente l’Eni considera ancora «incidente aereo», tanti dubbi e misteri.

L’aereo privato di Mattei partì da Catania diretto a Milano. A bordo, anche il pilota Imerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale. Mentre si avvicinava all’aeroporto di Linate, precipitò. I testimoni parlarono di «fiammata improvvisa». Pochi mesi fa, Michele Santoro e Guido Ruotolo riportarono nel loro libro le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Avola: «A mettere la bomba sull’aereo di Mattei sono stati i mafiosi Francesco Mangion e Nitto Santapaola, per incarico di Giuseppe Calderone su richiesta di Cosa Nostra americana». Un attentato mafioso, secondo questa versione. Di certo, con la sua politica autonoma nell’Eni, Mattei dava fastidio alle cosiddette «sette sorelle», il cartello petrolifero internazionale di società soprattutto americane. Ma aveva ricevuto anche minacce dall’Oas (la Organisation de l’Armée Secrète) per il suo sostegno alla causa dell’indipendenza algerina. Il manager era scortato, ma naturalmente non servì a nulla contro la bomba nascosta nell'aereo.

Alla ricerca della verità su quella morte si sono succedute due indagini. La prima dal 1962 al 1966, intervallata anche dal lavoro di una commissione ministeriale che spiegò «l’incidente» con un’avaria tecnica o in alternativa un errore del pilota. Il pm Edoardo Santachiara aggiunse persino l’ipotesi di un «eccessivo affaticamento del pilota». La prima inchiesta escluse, quindi, qualsiasi pista di attentato politico-mafioso. Eppure, dopo Mattei, il suo successore Eugenio Cefis cambiò subito le strategie dell’Eni, riducendolo a un semplice ente di raffinazione di petrolio fornito dalle potenti «sette sorelle». Vennero ridimensionate le velleità di allargamento degli interessi petroliferi italiani.

Passarono 28 anni per arrivare alla seconda inchiesta, che andò avanti dal 1994 al 2004. Fu aperta dopo le rivelazioni di alcuni pentiti di mafia, come Tommaso Buscetta e Gaetano Janni. Il fascicolo fu affidato al pm Vincenzo Calia, oggi sostituto Pg a Milano, che su quella sua esperienza ha poi scritto un libro. Dodici nuove perizie, 614 testimonianze, l’esumazione del cadavere di Mattei sottoposto a un altro accertamento medico-legale, per arrivare alla tesi di un attentato con esplosivo, senza però riuscire ad accertarne i responsabili. E anche questa seconda inchiesta, raccolta in 13 faldoni per 5000 pagine, fu archiviata. Alla morte di Mattei si è intrecciata la scomparsa del giornalista del quotidiano «l’Ora» di Palermo, Mauro De Mauro. Era stato incaricato dal regista Francesco Rosi di raccogliere elementi sulla morte di Mattei per realizzare il film che sarebbe poi ugualmente uscito nel 1972 con protagonista Gian Maria Volontè. Nel 2011, la sentenza della Corte d’Assise di Palermo ha preso in esame la «causale Mattei», confermando che con la scomparsa di De Mauro la mafia volle coprire i mandanti dell’attentato del 1962. I giudici di quella Corte d'Assise aggiunsero nella loro sentenza che la morte di Mattei fu un attentato eseguito dalla mafia «su input di una parte del mondo politico». Ma, nonostante le due indagini a Pavia e i processi paralleli in Sicilia, nomi e volti di mandanti e esecutori del 1962 sono rimasti ignoti, anche perchè la vicenda è stata a lungo coperta dal segreto di Stato.

Tre anni fa, in un'intervista, il pm Calia ha spiegato: «Mattei si poneva come obiettivo l’autonomia energetica dell’Italia, la sua scomparsa azzerò quel progetto industriale e il nostro Paese tornò a dipendere dai grandi produttori internazionali». A quasi 60 anni di distanza la morte di Mattei, di cui nel 2001 si è occupato a «Blu notte» sulla Rai anche Carlo Lucarelli, continua a non avere una verità accertata. Mancano sentenze definitive, restano solo ipotesi. E alla Radio svizzera, il giornalista Guido Piccoli ha raccontato tutti i misteri della morte di Mattei in uno sceneggiato, andato in onda per dieci giorni in questo mese. Spiega proprio Guido Piccoli: «Ho cercato di descrivere cosa accadde, con materiale sonoro originale. Ha dell’incredibile il mistero sulla morte di uno degli uomini all’epoca più potenti d’Italia». Materiale per gli storici. Lo conferma il pm Calia: «Solo gli storici potrebbero ora dire se sono maturi i tempi per una verità definitiva».

Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre, 07:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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