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Farmaci, in Campania i consumi più elevati: 1,3 dosi al giorno per abitante

Sabato 30 Luglio 2022 di Ettore Mautone
Farmaci, in Campania i consumi più elevati: 1,3 dosi al giorno per abitante

Mani bucate in farmacia: i cittadini campani sono quelli che spendono di più, in Italia, nelle farmacie convenzionate, per l'acquisto di farmaci ma attenzione, solo per la quota a carico del Servizio sanitario nazionale mentre la spesa privata, fatta da chi mette mano alla tasca per i medicinali, è invece tra le più basse. Parliamo della spesa farmaceutica procapite: nel 2021 la regione con il valore più alto di spesa lorda per ogni cittadino (medicinali a carico del servizio sanitario) è stata infatti la Campania con 199,9 euro, mentre il valore più basso si registra nella provincia autonoma di Bolzano (con 113,4 euro pro capite). La differenza è notevole: del 76%. I dati sono quelli del Rapporto 2021 sull'uso dei farmaci in Italia, realizzato dall'Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali (Osmed) dell'Agenzia italiana del farmaco e presentato ieri dall'Aifa. 

«I consumi della Campania da un lato che ha raggiunto 1.334,3 dosi giornaliere per 1.000 abitanti e di Bolzano dall'altro, con 821,4 dosi giornaliere per 1000 residenti, sono un fenomeno storico che al netto dei controlli sulla appropriatezza delle prescrizioni dei medici di famiglia - avverte Antonio De Falco, segretario regionale della Cimo Fesmed, uno dei principali sindacati di categoria - più che rappresentare un'Italia a due velocità è invece la spia di un maggior disagio socioeconomico al sud. Le famiglie hanno redditi bassi e tendono a farsi prescrivere tutto mentre al centro nord spesso c'è chi è più propenso ad acquistare i farmaci con la ricetta dello specialista e pagando di tasca propria». «Il disagio socioeconomico è uno dei parametri riconosciuti dall'Oms per stabilire i fabbisogni di cure - aggiunge Lino Pietropaolo segretario regionale della Cisl medici - mentre non è considerato per l'assegnazione delle risorse nazionali per le cure sanitarie. L Campania, con la terza popolazione più numerosa d'Italia, (dopo Lombardia e Lazio nda) è ultima per quota procapite». Un concetto, quest'ultimo, scandito a gran voce negli ultimi mesi dal governatore Vincenzo De Luca: «Un cittadino campano vale, per le cure sanitarie, circa 60 euro in meno di uno dell'Emilia, 40 in meno rispetto ai residenti del Veneto e 30 in meno rispetto alla Lombardia - dice il governatore campano - e ciò si traduce in un incasso tagliato di circa 220 milioni annui per la Sanità campana solo perché considerata più giovane». 

Ma cosa c'entra il fondo sanitario con la spesa farmaceutica? A spiegarlo è Pina Tommasielli, rappresentante dei medici di famiglia: «C'entra eccome perché le assegnazioni delle risorse per la sanità seguono soprattutto l'entità della popolazione anziana che effettivamente si ammala di più, consuma più farmaci e costa di più alle casse pubbliche. C'è tuttavia un piccolo particolare: in Italia non si tiene conto del fatto che deprivazione sociale, disoccupazione, minore reddito sono determinanti che incidono sulla aspettativa di vita, sulle cure sanitarie e sulla spesa privata». Concetto spiegato nel dettaglio da Luigi Sparano, leader della Fimmg, sindacato della medicina di famiglia: «In Campania la quota di esenti per patologia e per reddito è tra le più alte del paese, i cittadini che lavorano sono pochi e le famiglie, anche per una confezione di cortisone che costa pochi euro, vengono nei nostri studi per le ricetta. Un fenomeno esteso al Sud anche per le analisi specialistiche e incidono sul bilancio delle famiglie di operai e impiegati monoreddito o disoccupati. C'è poi da dire che le cure di prossimità, affidate al medico di famiglia, qui sono ancora molto gettonate e hanno avuto il merito di mitigare le conseguenze delle ondate Covid». 

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«Abbiamo condotto uno studio con l'Università - conclude Ugo Trama funzionario responsabile del settore in seno all'assessorato regionale alla Sanità - da cui emerge che da noi anche soggetti più giovani sono affetti da pluripatologie croniche. Abbiamo più obesi, più diabetici, più ipertesi, più pazienti con patologie endocrine e cardiache anche tra gli under 40. Pertanto spendiamo di più in farmaci. Se poi conseguissimo il riequilibrio del fondo sanitario indistinto (la torta generale) avremmo un rapporto percentuale di spesa per la farmaceutica più equilibrato, contenuto nel tetto fissato. Stiamo per questo interloquendo con Aifa per rivedere i parametri ormai non più attuali». Insomma un dato apparentemente negativo per la Campania si rivela in realtà la spia di un tessuto socio-economico in grave sofferenza dal punto di vista economico e sociale anche in termini di salute visto che la vita media è la più breve del Paese. 

Ultimo aggiornamento: 31 Luglio, 10:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA