CORONAVIRUS

Roma, Il boom dei guariti: 400 in una settimana, «le cure funzionano meglio»

Sabato 23 Maggio 2020 di Alessia Marani
Laboratorio analisi del San Filippo Neri (Asl Rm1)

Per capire se potremo tirare un sospiro di sollievo e cominciare a immaginare un’estate di vacanze più o meno “normali” bisognerà aspettare una ventina di giorni, perché sarà in questo lasso di tempo che si paleserà, nel bene o nel male, il comportamento del virus dopo la ripresa dei contatti sociali post-lockdown. Gli effetti di shopping, aperitivi, cene con gli amici e allargate a zii e cugini in famiglia, insomma, ancora non sono riscontrabili. Intanto, siamo tornati ai numeri di oltre un mese fa, al 10 aprile, quando allora come oggi i casi di Covid-19 all’attenzione dei sanitari del Lazio erano - e sono - nell’ordine dei 3630 (3635 al 22 maggio, 3633 al 10 aprile).

Che cosa è cambiato da allora? Innanzitutto oggi, il numero dei pazienti ricoverati in terapia intensiva sono di meno: 67 a fronte dei 201 di inizio aprile. Che cosa significa? Che le cure funzionano meglio. «Questo virus era completamente sconosciuto - spiega il dottor Massimo Magnanti, direttore del Pronto soccorso del San Filippo Neri, uno degli ospedali romani schierato per l’accoglienza dei malati Covid - e man mano che arrivavano informazioni dai colleghi già impegnati al Nord, dall’estero e sul campo gestendo i vari pazienti, siamo riusciti a tarare meglio e a calibrare su ciascuno le terapie. Anche se ancora non esiste un farmaco risolutore, mettendo insieme vari “pezzi” di cure, la capacità di intervento è aumentata. Penso alla ventilazione polmonare, anche questa è stata ricalibrata». La sperimentazione delle cure va avanti spedita. I medici di famiglia hanno ottenuto di potere somministrare loro stessi,da subito, le terapie nei casi più evidenti senza nemmeno aspettare l’esito dei tamponi. «In questo modo - spiega il dottore Pier Luigi Bartoletti, leader dei Medici di base romani - evitiamo che dopo giorni di attese i pazienti finiscano negli ospedali, qui bisogna andarci solo in estrema analisi. Se si interviene prima, negli ospedali non si provocano affollamenti e i sanitari possono concentrare meglio cure e attenzioni sui singoli degenti».

All’Istituto Spallanzani si sta applicando già da settimane la sperimentazione del plasma iperimmune. «È falso che nel Lazio viene impedito l’uso di plasma da convalescente. Già da aprile - ha voluto precisare il direttore scientifico Giuseppe Ippolito - sono stati autorizzati la raccolta, la conservazione e l’eventuale utilizzo di plasma da convalescente». Sempre osservando i dati, si rileva un picco dei contagiati a Roma e nel Lazio a fine aprile. Il 30 aprile vi erano 4468 positivi, 1417 ricoverati non in terapia intensiva, 115 in terapia intensiva, 2936 in isolamento domiciliare, 1707 guariti. Da allora i guariti sono cominciati ad aumentare sempre di più, l’8 maggio erano 2209, il 15 maggio 2672, il 22 maggio 3285 e il sorpasso sui malati potrebbe essere solo questione di ore. Anche il numero delle persone in isolamento domiciliare scende: 379 in meno in una settimana. I guariti hanno fatto il balzo in avanti più consistente: 1076 in più in due settimane. 

Andando ancora più indietro nel tempo, bisogna arrivare al 21 marzo per trovare all’incirca lo stesso sumero di pazienti assistiti nelle terapie intensive: erano allora 70 (oggi sono 67) su 1086 casi positivi e 425 in isolamento domiciliare. La diffusione del coronavirus iniziava la sua corsa, con il picco segnato il 26 aprile, poco più di un mese dopo. In quel giorno i casi positivi sotto osservazione medica avevano raggiunto quota 4573, 1442 erano i ricoverati in reparti ordinari, 161 in terapia intensiva, 2970 in isolamento domiciliare, 1347 i guariti. 

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