Virus Italia, chi sarà pronto il 18: Lombardia in bilico, Piemonte a rischio

Martedì 5 Maggio 2020 di Mauro Evangelisti

La cabina di regia che ogni settimana dovrà valutare come sta andando la fase 2, regione per regione, sarà completata solo in queste ore. Nessun ritardo, assicurano al Ministero della Salute, visto che le prime valutazioni arriveranno tra una settimana. Vero, ma da questa sorta di commissione di esame, di cui dovrebbero fare parte anche i dirigenti del ministero della Salute che hanno redatto la circolare con i 21 indicatori (Andrea Urbani, Programmazione, e Claudio D'Amario, Prevenzione), dipendono nuovi provvedimenti. E dovranno anche essere coinvolti i rappresentanti delle regioni che rischiano eventuali lockdown, tra due settimane, se le cose dovessero andare male. Il ministro Speranza non ha escluso, però, che le regioni con la situazione migliore possano beneficiare di maggiori opportunità di apertura.
 

 

Quali sono i punti deboli, le materie che potrebbero causare la bocciatura delle regioni? In primis, c'è l'incremento dei nuovi casi: fa scattare l'allarme se avviene per cinque giorni consecutivi. I dati di ieri, ad esempio, certificano una sostanziale riduzione di nuovi infetti (ma il doppio giorno festivo, quando non tutti i laboratori sono operativi, potrebbe avere influenzato le rilevazioni). Se si guarda con attenzione l'andamento dei contagi, emerge ad esempio che il Piemonte continua a macinare numeri preoccupanti: ha superato l'Emilia-Romagna non solo come dati assoluti, ma anche in termini di crescita giornaliera, anche se ieri c'è stata una frenata (192 nuovi casi, rispetto ai 251 del 3 maggio, e ai 495 del 2 maggio). Fino a qualche giorno fa lo stesso ragionamento valeva per la Liguria, che ieri però fortunatamente ha visto scendere i nuovi casi positivi a 53. Dalla Regione assicurano: l'incremento sensibile dei giorni precedenti è stato il frutto dello screening a tappeto nelle Rsa. Non è in sicurezza la Lombardia, che ogni giorno è sopra a 500 nuovi casi e ieri ha toccato quota 577 (ma una decina di giorni fa era anche sopra mille). Da valutare, ma questo lo si vedrà quando sarà più chiaro il contraccolpo della fase due, gli accessi in tutte le regioni nei pronto soccorso con sintomi compatibili con Covid-19.  
 
 

Tema differente è quello del tasso di occupazione delle terapie intensive: il potenziamento che c'era stato nell'emergenza è stato annacquato ora che il livello di guardia appare lontano, ma cosa potrebbe succedere se la fase 2 e nuovi contagi portassero a più malati gravi? Attualmente la Lombardia ha ancora 532 pazienti in terapia intensiva, poco meno di tutte le altre quattro regioni con più posti occupati (Piemonte 151, Emilia-Romagna 199, Veneto 101, Toscana 107). Altro tema delicato: l'R0, l'indice di diffusione del contagio. Deve essere sotto il valore di 1, purtroppo nelle fasi più drammatiche è stato anche a 3. Secondo gli ultimi dati disponibili, diffusi dall'Istituto superiore di sanità, il Piemonte è allo 0,75, mentre la Lombardia è allo 0,53. Tra le regioni del sud, la Puglia con lo 0,78 deve tenere alta la guardia: è una delle regioni che rischia di essere messa in difficoltà dal possibile ritorno di chi è stato bloccato al Nord dal lockdown.
 

Lombardia
I dati migliorano ma calano i posti in rianimazione
La Lombardia, che nel mese di marzo ha vissuto una tragedia di proporzioni maggiori di quella raccontata dai dati ufficiali (la mortalità è aumentata del 186,5 per cento), ha un tasso di crescita di nuovi casi poco sopra la media nazionale (0,74 per cento). I problemi sono altri: in terapia intensiva ci sono ancora 532 pazienti, su 1.364 disponibili. Il tasso di occupazione non deve essere oltre il 30 per cento quindi dovrà fare attenzione, anche se è vero che il numero dei ricoverati molto gravi è in calo. Il governo nei giorni scorsi ha guardato con preoccupazione alla scelta di ridimensionare l’offerta di posti in terapia intensiva, dopo che nel momento di massima crisi la Regione era riuscita ad arrivare a 1.800 posti.
 
Piemonte
Pochi tamponi e il fattore R resta ancora alto

Tra i requisiti da rispettare per non fare scattare l’allarme che può causare anche un ritorno l lockdown o a chiusure di pezzi di territorio, c’è la capacità di eseguire i tamponi a casi sintomatici entro cinque giorni. Fino ad oggi questo è stato un punto debole del Piemonte, come dimostra un dato: si tratta della regione d’Italia con più casi positivi dopo la Lombardia, eppure per quanto riguarda i tamponi eseguiti è solo al quarto posto, dietro anche all’Emilia-Romagna e al Veneto. Proprio nel confronto con la Regione governata da Zaia emerge la differenza: il Piemonte ha quasi 10mila infetti in più, ma ha eseguito meno della metà dei tamponi. Un caso testato su 4 in Piemonte è risultato positivo, segnale che si eseguono test in gran parte a chi ha sintomi (in Veneto è 1 su 12). L’R0, inoltre, è a 0,75, sotto a 1,ma senza un margine che faccia stare tranquilli.

Liguria
Tante vittime e la frenata è arrivata tardi

Dopo la grande paura dei giorni scorsi, quando ad esempio il 2 maggio sono stati registrati 186 nuovi casi (per una regione che ha 1,5 milioni di abitanti rappresenta un dato elevato), ieri c’è stato un sensibile miglioramento, con soli 53 unità in quella casella. La Liguria ha un bilancio totale dei morti molto alto, 1.221, che sempre tenendo conto del numero di abitanti, non può lasciare indifferenti. Ma ieri la Regione Liguria, partendo dalle statistiche diffuse dall’Istat sui dati della mortalità del primo trimestre 2020 ha spiegato: «La variazione di mortalità in Liguria risulta la metà rispetto al dato medio dell’Italia settentrionale». In sintesi: in Liguria ci sono meno morti per Covid a cui non era stato fatto il tampone rispetto ad altre regioni più in crisi. Da tenere sotto osservazione l’R0 che è a 0,8.

Emilia-Romagna
Le terapie intensive sono il punto di forza

L’Emilia-Romagna ha ancora molti pazienti in terapia intensiva, 199,ma rispetto ad altre regioni ha una maggiore offerta di posti, visto che ha deciso di potenziarla, senza arretrare neppure ora che i malati sono diminuiti. Sono 708 e questo, se non ci sarà un effetto oltre le attese dall’avvio della fase due, dovrebbe metterla al riparo per lo meno sul fronte del tasso di occupazione dei posti letto. Altro punto di forza è la sanità sul territorio, unità speciali che vanno a cercare i positivi lontano dagli ospedali, come chiesto dal decreto del ministro Speranza. Il sistema rodato delle zone rose (Medicina e Rimini, ad esempio)ha funzionato. Vigilanza alta, però, sull’R0,che è ancora allo0,7. Si tratta di una regione con un’età media elevata e un’alta densità, per cui non si può ritenere fuori pericolo.

Lazio
Medici detective per tracciare i nuovi casi

Secondo l’assessorato alla Salute della Regione Lazio l’R0 è stato abbattuto, ora è sotto lo 0,5. Ieri, in effetti a Roma sono stati registrati solo 28 casi positivi, in tutto il Lazio 53. Tra gli indicatori che non dovrebbero causare problemi al Lazio, c’è la capacità di tracciare i casi positivi, il Seresmi (una squadra di “medici detective” che ricostruisce origini dei focolai e circolazione del virus) è molto apprezzata. Nel Lazio sono però emerse carenze nella capacità di fare tempestivamente i tamponi, anche se oggi ne ha già eseguiti 150mila e il sistema è stato migliorato. Il vero elemento di rischio per Roma è il fatto di essere lo snodo della mobilità, di accogliere centinaia di migliaia di pendolari. Con la fase due la vigilanza dovrà essere maniacale.

Umbria
Parametri ok: contagi a zero e molti test

L’ Umbria si è salvata e non deve sbagliare proprio ora che comincia la fase due. Tutti gli indicatori sono incoraggianti: l’R0, secondo il dato diffuso la settimana scorsa dall’Iss, è bassissimo, allo 0,19.Alla voce “nuovi casi” le province di Perugia e di Terni mostrano un andamento rassicurante: 2 maggio, un caso; 3 e 4 maggio, zero casi. Se si escludono Basilicata e Molise, è la regione che registra meno decessi per Covid-19, 68,un dato che resta basso anche se lo si rapporta al numero di abitanti (882mila). Le incognite della fase due: è una regione piccola, deve fare attenzione perché sarebbe più complicato rispondere auna improvvisa impennata dei casi; inoltre, quando saranno consentiti gli spostamenti interregionali, c’è il nodo delle seconde case di persone che vivono in città di altre regioni, a partire da Roma.

Puglia
Al Sud è l’area dove l’epidemia corre di più

La Puglia è una regione complicata, molto estesa: già prima del lockdown ha visto il ritorno dimolti studenti (ma non solo) che si trovavano nelle zone più colpite dall’epidemia. Per questo deve mantenere altissima la guardia, anche perché, stando al dato sull’R0 diffuso dall’Istituto superiore di sanità, è il territorio del Sud con il valore più alto - 0,78 - se si esclude il Molise che però ragiona su un numero molto più basso di persone contagiate. La Puglia ha vissuto giorni difficili, ma oggi sembra essere arrivata a una fase di assestamento, ieri ha registrato solo 9 casi mentre i pazienti in terapia intensiva sono 39. Il professor Pierluigi Lopalco, coordinatore dell’emergenza, avverte: da noi i numeri sono bassi, ma con la fase due dobbiamo essere attenti perché il virus circola, specialmente in alcuni comuni.

Calabria
Il virus non c’è ma la sanità non è pronta

S e si guardano i numeri la Calabria non rischia la bocciatura: l’R0 è attorno a 0,5, se si escludono Basilicata e Molise è la regione con meno casi positivi, 1.118 in un territorio con quasi 2 milioni di abitanti: anche ieri i nuovi casi registrati sono stati appena 4; i decessi totali sono 88. Eppure, non mancano gli elementi di debolezza che qualche settimana fa aveva anche sottolineato la presidente Santelli: il sistema sanitario è fragile, un aumento dei casi con la fase due sarebbe disastroso, basti pensare che ci sono solo 206 posti di terapia intensiva a disposizione (per fortuna attualmente i pazienti ricoverati in questo tipo di reparti sono appena 4). Come la Puglia deve vigilare su chi tornerà dal Nord, inoltre dovrà dimostrare alla cabina di regia di sapere fare i tamponi rapidamente. Oggi ne ha eseguiti 39 mila.
 

Ultimo aggiornamento: 19:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA