Femminicidi, la legge c'è ma la strage non si ferma: nei primi 6 mesi del 2020 aumentati del 10%

Martedì 9 Febbraio 2021 di Cristiana Mangani
Femminicidi, la legge c'è ma la strage non si ferma: nei primi 6 mesi del 2020 aumentati del 10%

Piera, Roberta, Ilenia, Tiziana, Teodora, erano madri, mogli, compagne, e ora non ci sono più. Il loro nome si aggiunge al lungo elenco di donne uccise dalla violenza maschile. Un'escalation di delitti che attraversa tutta la penisola. Il dato, nero su bianco, trova conferma in un report dell'Istat dedicato agli omicidi: nei primi 6 mesi 2020 c'è stato un aumento del 10 per cento rispetto all'anno precedente. Il numero dei femminicidi è stato pari al 45% del totale degli omicidi, contro il 35% dei primi sei mesi del 2019. Tra marzo e aprile, nel periodo del lockdown, si è superato il 50%. Dei 110 femminicidi nel 2020, 98 sono stati commessi in famiglia, contro i 94 del 2019.

Un caso dopo l'altro, tre solo negli ultimi giorni. Piera Napoli, 33 anni, madre di tre figli, cantante neomelodica, viveva a Palermo, con il marito Salvatore Baglione. È stata uccisa con diverse ferite da arma da taglio. Dopo un lungo interrogatorio, l'uomo ha confessato. All'altro capo dello stivale, in Lombardia, una prostituta di 47 anni, Luljeta Heshta, è stata uccisa a colpi di pistola in strada dal suo convivente. Mentre un bracciante agricolo ha colpito a morte nel foggiano Tiziana Gentile, anche lei bracciante, sposata con due figli. 

Non è ancora chiara, invece, la dinamica della morte di Ilenia Fabbri, 46 anni, sgozzata nella sua abitazione di Faenza. Con l'attuale compagno non ci sono mai stati screzi, volevano sposarsi e sono descritti da tutti come una coppia felice. Nessun segno di effrazione è stato trovato sulla porta di casa, né tracce di furti. Inoltre il delitto, tabulati alla mano, si è consumato in meno di 10 minuti. Dalle verifiche è emerso che nel 2017 la 46enne, a quel tempo ancora impiegata nell'officina di auto dell'ex marito, lo aveva denunciato per maltrattamenti legati a lamentate vessazioni psicologiche, a un singolo episodio di aggressione con minacce pesanti e a un gps a calamita che lui le avrebbe sistemato nella vettura temendo che lei si incontrasse con un altro uomo: un amico della donna che ora vive all'estero e che quindi è già risultato estraneo all'omicidio. Il fascicolo era stato archiviato ma tra i due ex coniugi era rimasto in piedi un contenzioso civilistico sulla divisione del patrimonio.

Anche quando il mondo s'è fermato, non si sono fermati gli assassini delle donne. Meno omicidi ma non meno sangue, nelle statistiche davanti ai femminicidi c'è un segno più. Una vittima dietro l'altra. E a uccidere è stato sempre lui. Nella maggior parte dei casi è l'uomo che avevano accanto, con cui dividevano la prigione del divano nei mesi del lockdown e le ansie di questo anno nemico.

«Non bastano leggi più severe e un impianto esclusivamente repressivo per affrontare questa realtà», è convinta la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione d'inchiesta sul Femminicidio. «Bisogna intervenire con maggiore efficacia sulla protezione, leggere correttamente la violenza, riconoscere in tempo utile i segnali di un rapporto squilibrato, intercettare i reati spia. Se liquidiamo il femminicidio come un raptus non indaghiamo sui segnali che avrebbero potuto far presagire un'evoluzione della dinamica malata in questo senso. Per prevenire questa escalation - aggiunge la senatrice - bisogna agire sulla cultura della relazione attraverso un patto di tutte le agenzie educative, la scuola, l'università, le famiglie. È necessaria una maggiore formazione e specializzazione degli operatori che trattano i casi di violenza».

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Eppure, il Codice rosso, la legge sulla violenza, rappresenta un grosso passo avanti. «Negli ultimi 15 anni - considera Alessandra Simone, dirigente della Divisione anticrimine della Questura di Milano - l'Italia è cresciuta moltissimo. Ci sono anche tante storie che hanno un esito positivo e che per questo non si conoscono. Ovviamente, se avviene anche un solo caso di femminicidio è comunque un fallimento del sistema, ed è per questo che bisogna investire sempre di più. È molto efficace e ha dato buoni risultati l'ammonimento del questore nei confronti di chi fa violenza e maltratta. Sono state anche molto affinate le tecniche di approccio: le forze dell'ordine, la magistratura, sono sempre più specializzate. Quello di cui c'è ancora bisogno, però, è di una maggiore attenzione al maltrattante che deve essere potenzialmente sempre controllato, in modo da creare una rete di protezione per la vittima». Ci sono, poi, gli adolescenti, che vanno educati al rispetto della donna. «Se la famiglia è poco attenta - sottolinea Simone - allora è la scuola che deve farsi avanti affinché la parità di genere diventi realtà».

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