Femminicidio a Cagliari in un centro per migranti: uccide la compagna a coltellate e poi si costituisce

Uccide compagna a coltellate e poi si costituisce
Uccide compagna a coltellate e poi si costituisce
Domenica 6 Novembre 2022, 14:07 - Ultimo agg. 8 Novembre, 08:57
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Ancora un femminicidio sulle strade del cagliaritano, il 46esimo dall'inizio dell'anno e il secondo in Sardegna nel 2022. È Metusev Slobodanka la donna di 48 anni uccisa a colpi di fendente dal compagno Stevan Sajn di 50 anni quest'oggi intorno alle 12 nel centro di accoglienza per migranti in via Gramsci nel comune di Capoterra, in provincia di Cagliari, dove la coppia di nazionalità serba era ospite da agosto. Secondo quanto si apprende, l'uomo è stato bloccato quando aveva ancora il coltello insaguinato in mano a Casa Melis, una struttura aperta in occasione della commemorazione dei defunti. A fermarlo sono stati gli agenti della polizia locale e i carabinieri che erano di scorta alla cerimonia, svolta non lontano dalla chiesa dove si stava svolgendo la messa di suffragio. Sul posto, oltre ai militari dell'Arma, sono intervenuti i sanitari del 118 e il medico legale Roberto De Montis, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della donna. Ad assistere all'arresto dell'uomo c'era anche il consigliere comunale Luigi Caruso, che ha affermato di aver sentito l'aggressore gridare ripetutamente con un italiano stentato: «Cosa ho fatto? L'ho uccisa. È morta», portandosi le mani sulla testa. Aperto ora un fascicolo sul caso. Solo nelle prossime ore, a fronte delle testimonianze raccolte e dell'interrogatorio dell'uomo, si capiranno i contorni della vicenda.

«I due litigavano spesso» è il commento di una ex ospite della struttura

Ancora sconosciuti i motivi del gesto ma una testimone, una cittadina algerina che era stata ospite della stessa casa, ha raccontato di averli sentiti litigare spesso. L'omicidio potrebbe essere, quindi, il tragico epilogo di un'ennesima discussione nata tra i due - pare che l'uomo fosse molto geloso - all'interno di una struttura che ospita una decina di migranti, tra i quali anche alcuni minorenni che frequentano la scuola del paese. I due erano arrivati a Capoterra a fine estate e qualche residente si ricorda di averli visti sostare l'uno vicino all'altra nelle panchine della piazza della Chiesa. Nulla che facesse pensare a dissapori tra loro. All'interno del centro, invece, le liti tra i due sarebbero state avvertite spesso. Oggi la ragazza algerina che occupava la stanza prima di Stevan e Slobodanka era passata a prendere le sue ultime borse che aveva lasciato prima di andare via: ha trovato lei seduta sul letto e lui accanto, li ha salutati ma senza notare nulla che potesse far pensare a quello che sarebbe accaduto dopo.

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L'uomo ha usato un coltello a serramanico per colpirla

Intorno alle 12 l'uomo ha, infatti, preso un coltello e colpito la compagna lasciandola in una pozza di sangue in quella stanza che condividevano da qualche mese.
Le urla degli ospiti hanno attirato l'attenzione delle forze dell'ordine, del sindaco Beniamino Garau e dei consiglieri comunali presenti alla cerimonia che si stava svolgendo nella piazza antistante. «Abbiamo sentito le urla e confusione - ha riferito all'ANSA il primo cittadino Garau - poi l'uomo si è rifugiato a Casa Melis che avevamo lasciato aperta perché al termine della cerimonia saremmo dovuti rientrare lì. Poi abbiamo capito cosa era accaduto e l'uomo è stato fermato dalle forze dell'ordine e abbiamo interrotto le celebrazioni». Molti cittadini di Capoterra sono scesi in piazza sgomenti per quanto accaduto. Sul posto, oltre al magistrato di turno, stanno operando i carabinieri del Ris e quelli della locale stazione. L'uomo è stato arrestato e poi trasferito in carcere a Uta a disposizione dell'autorità giudiziaria.

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