Fidanzati uccisi a Lecce, il cappellano incontra l'assassino: «Stanco e pentito, non sembra un mostro»

Mercoledì 7 Ottobre 2020 di Valeria Blanco
Fidanzati uccisi a Lecce, il cappellano incontra l'assassino: «Stanco e pentito, non sembra un mostro»

Si sono incontrati per la prima volta venerdì mattina. Don Sandro d'Elia, il cappellano del carcere di Borgo San Nicola, ha voluto portare, secondo quella che è la sua missione, un rosario e una parola di conforto ad Antonio De Marco, il 21enne studente di Scienze infermieristiche che ha confessato di essere lui l'assassino di Daniele De Santis e della compagna Eleonora Manta.

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Un incontro lungo, nel corso del quale Antonio, pur senza piangere, si è commosso diverse volte quando ha tirato fuori il disagio che aveva dentro. «L'ho trovato molto provato, stanco - conferma don Sandro - perché ha subito nelle ultime settimane uno stress psicoemotivo notevolissimo. Ma Antonio era anche presente a se stesso, non era confuso. L'ho trovato, anzi, consapevole di quello che è successo».

Ad Antonio, don Sandro insieme con la direttrice del carcere, hanno portato anche due libri. Non libri di preghiere - quelli Antonio li ha chiesti alla famiglia e li ha ricevuto dalla sorella che gli ha fatto visita venerdì - ma due romanzi presi dalla biblioteca del carcere. Il 21enne di Casarano non ha voluto la televisione nella sua cella perché - come ha detto al sacerdote - non vuole avere notizie dall'esterno. Probabilmente non vuole sentire cosa si dice di lui.
Si è voluto confessare, però, Antonio. E quello che ha detto a don Sandro rimane nel segreto della confessione. L'incontro, però, è andato avanti ancora a lungo. «Mi ha parlato - prosegue il cappellano - di com'era la sua vita prima che entrasse in carcere, la scuola di infermieri e poi i turni in ospedale, nelle corsie, a contatto con gli ammalati. Gli piaceva studiare e gli piaceva fare quel lavoro». Adesso, però, la vita di Antonio è cambiata completamente e qualunque cosa accada nelle aule di tribunale, non tornerà mai com'era prima. «Antonio - dice don Sandro - mi è sembrato un ragazzo a modo, garbato, educato. Insomma, non è un mostro. Nascondeva un disagio interiore molto forte che non ha mai condiviso con nessuno che poi è esploso». 

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hanno dato la morte alla coppia di fidanzati che proprio quella sera, un lunedì, iniziava la convivenza dopo 4 anni di fidanzamento. Tante ombre, invece, sul movente che ha portato un ragazzo introverso di 21 anni a trasformarsi in un assassino. Troppi i non ricordo nella ricostruzione che Antonio, pur avendo confessato, ha inserito nella ricostruzione sia della preparazione del delitto che delle cause che hanno scatenato la sua rabbia cieca.
Adesso, però, è il momento della riflessione e, magari, di tirare fuori la verità, come gli hanno chiesto la sorella, gli avvocati Andrea Starace e Giovanni Bellisario e come gli chiederanno anche mamma e papà che lo andranno a trovare in settimana. Dell'incontro con la mamma, che comunque ha già sentito per telefono, Antonio ha un po' timore, come ha confessato al cappellano. «Ho visto la sua difficoltà, la sofferenza all'idea di un primo contatto con i genitori dopo quello che ha fatto. L'ho visto consapevole e pentito. Ho cercato di portare conforto nel vortice di emozioni che sta vivendo adesso. Abbiamo parlato del suo futuro, gli ho spiegato che, anche se per molti anni la sua vita non sarà più all'esterno ma in un carcere, può continuare a studiare e a lavorare. Non sa nulla del carcere, ha parlato poco ma credo che abbia riflettuto molto. E si è emozionato, pur senza arrivare alle lacrime, quando ha messo fuori le sue cose». Intanto la madre di Antonio, Rosalba Cavalera, ha inviato alle madri delle due vittime uccise dal figlio una lettera di scuse. «Strappati i vostri cuori, vi chiedo scusa per ciò che ha fatto mio figlio. Sia pure in maniera differente, provo il vostro stesso dolore». Le famiglie, però, di fronte a questo gesto, hanno scelto il silenzio.
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Ultimo aggiornamento: 21:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA