IL FEMMINICIDIO

Filippo Turetta, gli audio a Giulia: «Stai con me e non con le tue amiche». La ragazza era spaventata

Filippo Turetta, a Giulia diceva: «Stai con me e non con le tue amiche». I messaggi raccolti dalla famiglia: lei aveva paura
Filippo Turetta, a Giulia diceva: «Stai con me e non con le tue amiche». I messaggi raccolti dalla famiglia: lei aveva paura
Mercoledì 29 Novembre 2023, 17:52 - Ultimo agg. 23:56

Legale di Turetta esce dal carcere dopo colloquio di tre ore

È uscito dal carcere di Montorio a Verona dopo circa tre ore, l'avvocato Giovanni Caruso, difensore di Filippo Turetta. Al termine del colloquio con il proprio assistito, il legale non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione ai giornalisti che attendevano al di fuori del cancello del carcere. Si è intrattenuto per qualche minuto con la direttrice del penitenziario, Francesca Gioieni, poi si è allontanato in auto, «scortato» dalla Polizia penitenziaria per evitare le domande dei giornalisti

Turetta a Giulia: "Stai con me e non con le tue amiche"

Filippo Turetta avrebbe cercato con sempre più «insistenza» di allontanare Giulia Cecchettin, da lui uccisa l'11 novembre, pure dalle sue amiche, oltre che dalla famiglia, perché era «geloso» e «possessivo», anche dopo la fine della loro relazione.

Tanto che nelle ultime settimane prima dell'omicidio la giovane, a seguito di atteggiamenti e comportamenti dell'ex fidanzato, aveva manifestato sempre più «ansia» e «paura» che le potesse succedere qualcosa. Emergerebbe da messaggi e audio che i legali della famiglia della 22enne stanno raccogliendo nell'ambito di propri accertamenti per aiutare le indagini della Procura di Venezia.

Il legale di Turetta giunto al carcere di Verona

È arrivato intorno alle ore 16 al carcere di Verona l'avvocato Giovanni Caruso, per parlare con il suo assistito Filippo Turetta. In mattinata era stato reso noto che, nonostante l'autorizzazione da parte della magistratura, i genitori di Turetta avevano rinunciato ad incontrare il loro figlio, ma il legale ha comunque deciso di effettuare un ulteriore colloquio con il 22enne accusato dell'omicidio di Giulia Cecchettin.

Devi stare con me, non con le tue amiche». Così, anche dopo la fine della loro relazione quando lei aveva deciso di lasciarlo, Filippo Turetta avrebbe manifestato, con sempre più «insistenza» nell'ultimo periodo, la sua ossessiva volontà di «possesso» nei confronti di Giulia Cecchettin. Lei che era ad un passo dal laurearsi, che aveva il desiderio di diventare illustratrice di libri per bambini e che provava a stargli vicino perché lui le diceva che pensava «solo ad ammazzarsi», con una sorta di ricatto psicologico. Nelle ultime settimane, prima che lei l'11 novembre venisse uccisa da Turetta, tra l'altro, alcuni atteggiamenti e comportamenti dell'ex fidanzato ed episodi specifici avevano portato la 22enne ad avere sempre più «ansia» e «paura» che le potesse accadere qualcosa.

Un quadro inquietante, se rianalizzato adesso, e che anche il padre Gino aveva tracciato nella denuncia di scomparsa, rubricata come allontanamento volontario, quella domenica mattina, basandosi sui racconti della sorella Elena e spiegando che quel ragazzo da «tranquillo ma un pò introverso» era diventato «insistente e possessivo».

Ora dai messaggi e dagli audio che i legali della famiglia della studentessa, gli avvocati Stefano Tigani e Nicodemo Gentile, stanno raccogliendo - nell'ambito di autonomi accertamenti per aiutare le indagini della Procura di Venezia - risulta che Giulia era sempre più spaventata e che Turetta le avrebbe rinfacciato di passare troppo tempo con la famiglia invece che con lui e di trascurarlo a favore delle amiche, di cui era «geloso». Risposte su questi aspetti potrebbero arrivare anche dalle analisi sui due telefoni che sarebbero stati trovati nell'auto: quello di Filippo ma anche quello di Giulia. Intanto, in ambienti giudiziari viene chiarito che sarà difficile per il 21enne, almeno in questa fase del procedimento, ottenere che venga disposta una perizia psichiatrica per accertare un'eventuale incapacità, anche parziale, di intendere e volere al momento dei fatti. Al momento, la difesa non ha presentato istanza, anche perché è improbabile che sia accolta. Sul suo caso agli atti non ci sono diagnosi pregresse di problemi mentali, né evidenze specifiche nelle prime valutazioni psicologiche e psichiatriche dell'equipe del carcere di Verona. La difesa semmai dovrà concentrarsi su una propria consulenza, affidata ad esperti, per raccogliere materiale utile per arrivare ad una richiesta e ad un ipotetico via libera alla perizia più avanti nell'inchiesta, se non direttamente nel processo.

La carta difensiva del vizio di mente, comunque, resta un tema del procedimento. Già nelle sue dichiarazioni di ieri, davanti alla giudice Benedetta Vitolo, con cui ha ammesso l'omicidio dicendosi «affranto» e pronto a «pagare», Turetta ha messo nero su bianco elementi che fanno ritenere che la linea difensiva punterà su due fronti: da un lato, escludere la premeditazione, su cui la Procura di Venezia ha diversi indizi, tra cui i due coltelli che avrebbe portato con sé, e dall'altro verificare eventuali patologie psichiche. Se nel processo fosse riconosciuta un'incapacità totale verrebbe assolto per non imputabilità, mentre un vizio parziale porterebbe ad uno sconto di pena. «Sto cercando di ricostruire nella mia memoria - ha detto il 21enne - le emozioni e quello che è scattato in me quella sera». La difesa, coi legali Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, potrebbe rendersi disponibile per un interrogatorio davanti ai pm del giovane, a cui a breve sarà imputato anche l'occultamento del cadavere, con la trasmissione da parte dei pm di Pordenone del fascicolo sul ritrovamento del corpo. L'eventuale scelta di parlare, dopo il silenzio opposto alle domande del gip, significherebbe offrire un contributo alle indagini, rilevante magari anche nel processo per cercare di evitare l'ergastolo. Di punti da approfondire, nell'inchiesta del pm Andrea Petroni e dei carabinieri, ce ne sono diversi, come fasi e modalità precise dell'aggressione a coltellate, tra Vigonovo e Fossò, e la lunga fuga del giovane. Sul primo aspetto potrebbe fare chiarezza l'autopsia che sarà effettuata venerdì all'Istituto di Medicina legale dell'Università di Padova e a cui parteciperanno tutti i consulenti delle parti. 

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