Fondi Lega, i pm di Milano chiedono condanne per oltre 4 anni

Martedì 4 Maggio 2021
Fondi Lega, i pm di Milano chiedono condanne per oltre 4 anni

Condannare a quattro anni e otto mesi Alberto Di Rubba e a quattro anni Andrea Manzoni, i due contabili della Lega in Parlamento agli arresti domiciliari nell'inchiesta della Procura su Lombardia Film commission. E la richiesta dei pm Eugenio Fusco e Stefano Civardi per i due imputati accusati di peculato e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente in relazione all'acquisto del capannone di Cormano, sede della Lombardia Film commission. Operazione mediante la quale sarebbero stati drenati 800 mila euro di fondi pubblici. Nel processo, filone dell'inchiesta milanese che sta scavando anche su presunti fondi neri per il Carroccio, i due cotabili sono accusati di peculato, turbativa e reati fiscali.

La compravendita - Per Di Rubba è stata formulata la richiesta di pena più alta in quanto «incaricato di pubblico servizio», perché in quel periodo era presidente di Lfc. Sia lui che Manzoni sono ai domiciliari dallo scorso settembre, mentre l'imprenditore Francesco Barachetti, ritenuto dai pm vicino alla Lega e che si occupò sulla carta della ristrutturazione dell'immobile, è a processo con rito ordinario davanti alla settima penale. I due contabili sono imputati per peculato e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (i reati fiscali sono stati stralciati e non sono nelle imputazioni del processo). Tre persone, invece, tra cui il commercialista Michele Scillieri e il presunto prestanome Luca Sostegni, hanno già patteggiato.

Il bando per la ricerca della nuova sede per Lfc, secondo le indagini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano, venne creato su misura in base alle caratteristiche di quel capannone che poi venne venduto, tra il 2017 e il 2018, al prezzo gonfiato di 800mila euro (Lfc aveva ottenuto un finanziamento regionale da 1 milione) da Andromeda srl, amministrata di fatto da Scillieri, alla fondazione. Compravendita attraverso la quale ci sarebbe stata la restituzione, «di una consistente porzione della provvista al presidente Di Rubba e ai suoi sodali» con complessi passaggi di denaro ricostruiti nelle indagini. Intanto, resta aperto il filone di indagine su presunti fondi neri raccolti dai professionisti per il Carroccio, scaturito anche dalle dichiarazioni di Scillieri che ha parlato di soldi «retrocessi» al partito. Filone che si intreccia con l'inchiesta genovese sui 49 milioni di euro spariti. Manzoni, con Sostegni e altri, è indagato anche per bancarotta in un'altra tranche di indagine sul crac della New Quien.

Il fascicolo di Genova - Per i pm di Milano l'inchiesta genovese sui famosi 49 milioni di euro spariti è stata un tesoro pieno di risorse investigative, per l'indagine milanese, perché ha permesso di scoprire dettagli sul fatto che l'operazione sul capannone di Cormano fosse stata pianificata ben prima della commissione del peculato. È quanto è emerso in relazione all'intervento in aula dei pm nel processo con rito abbreviato e a porte chiuse. Le perquisizioni del 2018 nello studio a Bergamo di Di Rubba e Manzoni, effettuate nell'inchiesta genovese, infatti, hanno portato al sequestro anche di mail e chat poi utilizzate anche dagli inquirenti milanesi. E’ venuto a galla, ad esempio, che il 30 novembre 2017, cinque giorni prima della vendita dell'immobile acquistato dalla Lombardia Film commission, il commercialista Michele Scillieri avrebbe inviato un file con i conteggi sull'affare a Di Rubba e Manzoni.

Ultimo aggiornamento: 23:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA