Forza Nuova, quegli affari sospetti. Il business si spinge fino alla Crimea

Sabato 4 Novembre 2017 di Michela Allegri
Un giro milionario, tra investimenti, prestanome, legami con ambienti estremisti esteri, affari «di soggetti gravitanti nell'ambito di Forza Nuova». L'informativa dei carabinieri del Ros, agli atti dell'inchiesta sui raid punitivi organizzati da formazioni neofasciste in danno di stranieri, supera i confini nazionali e racconta di un vorticoso sistema di affari e denaro. Imprese «gestite in modo fittizio» e, soprattutto, un fiume di soldi che ha un unico denominatore: la matrice politica nera. Gli investigatori dedicano un capitolo ai rapporti internazionali dei leader di Fn, a caccia di business in Siria, alla ricerca di finanziamenti in Russia. «Salvini ci ha fregato i contatti con la Russia», si rammaricano intercettati, «era un cavallo nostro». I Ros annotano dei viaggi in Crimea, «il governatore è un amico di amici», dice uno dei leader. Non mancano i contatti con ambienti estremisti polacchi e con i leader greci di Alba dorata.

GESTIONE OCCULTA
Gli investigatori parlano di «gestione occulta» di aziende e quote, messa in atto da soggetti con «un comune denominatore forzanovista che dal profilo ideologico, politico e di movimento, si sposta a un intricato livello economico, capace di movimentare milioni», si legge nell'informativa del dicembre 2015. Gli accertamenti dei pm Sergio Colaiocco e Giancarlo Cirielli partono dalla figura di Gabriele Masci, amministratore di società in grado di fatturare cifre a sei zeri, ma sospettato di essere un mero prestanome di personaggi gravitanti nelle sedi romane di Fn. Le operazioni delle aziende che amministra attirano l'attenzione della Banca d'Italia, che invia una segnalazione per «flussi d'importo significativo che, per rilevanza e modalità, lasciano supporre intenti dissimulatori presumibilmente finalizzati a frodi fiscali». Masci è un «factotum». Emerge da un'intercettazione tra lui e uno dei leader, che gli chiede di fare da autista a «Toni Brandi», dell'associazione «Pro-vita, pro-life», «quello con cui siamo andati a Mosca, che ci finanzia», legato al leader nazionale di An, Roberto Fiore.

LE INTESTAZIONI
I Ros fanno spesso riferimento al «puntuale ricorso a soggetti del movimento per l'intestazione di incarichi e quote». Uno di loro, intercettato, è preoccupato, teme che Fiore possa avergli intestato, «a sua insaputa, società e conti». Lo racconta a un amico: «Mi sta mettendo in mezzo a delle società senza dirmi un c...». Un sistema che, anche se non configura reati, per i Ros è reso «possibile dal meccanismo di coercizione psicologica cui i membri del gruppo indagato sono soggetti in relazione alla struttura gerarchica, nonché alla sua natura violenta e coercitiva». Ci sono poi i business dei compro oro e delle coop sociali. Nel secondo, un ruolo di primo piano è ricoperto da Giovanni Maria Camillacci, uno dei leader della sede di via Amulio, a Roma. Sempre a lui è legato l'affare delle cliniche Bludental. Un'attività che puntava a pubblicizzare anche in Vaticano. «Sto andando da Monsignor Camaldo - sto prendendo i bignè anche se oggi so' le Ceneri», dice uno del gruppo. Per i Ros, «dalle attività Bludental non sono emersi elementi di rilievo... Tuttavia non può non essere evidenziato come le cliniche facciano riferimento anche a Camillacci» e «gli interessati abbiano messo in piedi nel giro di 3 anni ben 4 cliniche con profitti così elevati da far ipotizzare anche l'apertura di una sede a New York». Un giro di denaro stratosferico.

 Ultimo aggiornamento: 5 Novembre, 09:31