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Ponza, la morte di Gimmy e l'ombra dei fratelli Bianchi «Andarono nel suo locale»

Giovedì 18 Marzo 2021 di Rita Cammarone
Ponza, la morte di Gimmy e l'ombra dei fratelli Bianchi «Andarono nel suo locale»

«Quando Gianmarco Pozzi è stato ucciso, sull'isola di Ponza c'erano anche i fratelli Gabriele e Marco Bianchi noti alle cronache per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte». Una suggestiva coincidenza o c'è dell'altro? Per l'avvocato Fabrizio Gallo, legale della famiglia Pozzi, è una circostanza da non sottovalutare e da portare all'attenzione degli inquirenti: «Chiederò alla Procura di Cassino afferma - di verificare se tra i due fratelli Bianchi di Artena, arrestati a settembre 2020 per l'efferato delitto di Colleferro, e Gianmarco, morto il mese precedente massacrato di botte e gettato in fondo a un'intercapedine tra due muri sull'isola pontina, vi fossero stati contatti. Chiederò che si mettano a confronto i tabulati telefonici e si verifichi la posizione dei cellulari nelle ore più vicine alla morte di Gimmy (Gianmarco, ndr)».

Ma da dove nasce l'attenzione per questa concomitanza? L'avvocato spiega che, a seguito della puntata de Le Iene andata in onda martedì sul giallo di Ponza, ieri mattina Paolo Pozzi, padre del pugile 28enne di Roma morto il 9 agosto in circostanze da chiarire, ha ricevuto da una conoscente di Ponza una foto di Gabriele Bianchi scattata davanti a Palmarola (altra isola dell'arcipelago pontino) e da lui stesso postata su Facebook il 7 agosto 2020, con un'inquietante didascalia Essere maledetto mi benedice.


«L'intenzione della donna dice l'avvocato è stata proprio segnalare la presenza dei Bianchi a Ponza nel tragico week end. Lei i fratelli Bianchi li conosceva già, e ricorda benissimo di averli incontrati sabato 8 agosto al porto e la mattina seguente. Dal servizio televisivo ha proseguito l'avvocato - sono emersi particolari sullo spaccio di cocaina, su quantitativi acquistati a Roma e portati sull'isola. E' ormai acclarato che Gianmarco facesse parte di questo ambiente. Come è noto i fratelli Bianchi risultano indagati anche per spaccio. Infine, sarebbero stati visti nella discoteca Blue Moon dove Gimmy lavorava come buttafuori». Dunque, secondo l'avvocato Gallo - che coordina le indagini difensive messe in campo dai consulenti della famiglia Pozzi la segnalazione deve essere verificata. Per il legale non si tratta di voler gettare nuove ombre sui fratelli di Artena accusati, insieme ad altri due giovani, di aver ucciso a calci e pugni il 21enne di Colleferro, diventato simbolo di coraggio e altruismo, ma della necessità di non tralasciare alcun elemento che possa portare alla verità sulla morte del giovane pugile, per il quale la famiglia chiede giustizia.


Il professor Vittorio Fineschi, consulente medico legale della famiglia Pozzi, ha depositato la scorsa settimana un'integrazione di perizia richiesta dal sostituto procuratore Maria Beatrice Siravo a chiarimento delle sue conclusioni sul coinvolgimento di terzi nella morte del giovane. Il docente di Medicina Legale dell'università La Sapienza ha così evidenziato che le lesioni riscontrate sul corpo del 28enne fanno ipotizzare che nella zona circostante il luogo del rinvenimento del cadavere vi possa essere stata una colluttazione risoltasi, dopo essere stato trattenuto e schiacciato contro il muretto, con la precipitazione del Pozzi nel sottostante corridoio.

Anche nel supplemento di perizia, il professor Fineschi ha ribadito, quindi, che le lesioni sul corpo del pugile non possono essere riconducibili alla precipitazione dall'alto, avvenuta al termine di una corsa in preda a delirio da cocaina come sostenuto dal consulente della Procura, ma dall'azione di terze persone. Ma quante persone? Gianmarco, ex campione di kickboxing, si sapeva difendere, ma potrebbe aver incontrato qualcuno abituato a picchiare meglio? «Su questo non mi pronuncio se si vuole alludere ai fratelli Bianchi ha concluso l'avvocato Gallo - La segnalazione ricevuta ieri e che, ribadisco, porterò all'attenzione della Procura di Cassino, non può essere trascurata anche sulla base di alcune testimonianze che riferiscono di presunte responsabilità di persone non di Ponza. Non ultima la dichiarazione del titolare della discoteca che davanti alle telecamere televisive ha detto, rivolgendosi ai famigliari di Gianmarco, di cercare i responsabili a Roma».

 

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