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​Verona, Gresele dell'Hellas tocca i fili del treno: gravissimo. ​La polizia: non è il primo caso

Martedì 9 Febbraio 2021 di Mattia Paini
Verona, Gresele dell'Hellas tocca i fili del treno: gravissimo. La polizia: non è il primo caso

La corrente a tremila volt. Quindi, folgorato, la caduta dal tetto del vagone. E lì, il trauma cranico. L’unica certezza è che Andrea Gresele, su quel vagone di un treno-merci in sosta, nella notte tra sabato e domenica, ci è salito da solo: il resto è l’ipotesi di un gioco, una curiosità, una bravata da condividere sui social dopo una festa tra otto amici, gli stessi che hanno dato l’allarme sconvolti. Nulla, a ora, smentirebbe quell’ipotesi formulata dalla polizia ferroviaria e dagli investigatori – una sciocchezza fatta per gioco – per spiegare come il diciottenne vicentino, promettente calciatore nelle giovanili dell’Hellas, sia finito nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Borgo Trento di Verona: prognosi riservata e condizioni critiche, è lì che Gresele è stato operato per ridurre il trauma cranico. 

Il luogo è una casa in un quartiere periferico della città veneta, Porto San Pancrazio. L’appartamento, nel caso specifico, affittato da Gresele e gli amici per una festa (tra gli elementi da verificare anche la violazione delle norme anti-Covid sui ritrovi privati). C’è un giardinetto. E al di là del giardinetto, i binari con i treni-merci della stazione di Porta Vescovo. Le grida di aiuto degli amici di Gresele scattano intorno alle 3 del mattino di domenica. «Erano lucidi, non alterati», ha raccontato alle tv locali il vicino di casa. A scavalcare la recinzione che separa la zona residenziale dai binari è Gresele, altri amici rimangono nel giardinetto. Tutto precipita quando, arrampicatosi sul tetto del vagone, il ragazzo finisce a contatto con i fili dell’impianto di alimentazione del treno: sfiorati o presi in pieno, non è ancora chiaro. La caduta da quattro metri d’altezza nasce da lì, così come il successivo trauma cranico, cui vanno aggiunte l’ustione a una mano e la frattura di una vertebra. 

«Siamo vicini a te, ai tuoi cari e a chi, come noi, ti vuole bene». Al messaggio del Verona, la società con cui Gresele insegue il suo sogno nel calcio, se ne sono aggiunti tantissimi altri dal mondo del pallone. È anche quel mondo ad aspettare notizie dall’ospedale. Quell’ospedale raggiunto presto dalla famiglia di Andrea, originario di Isola Vicentina, circa un’ora d’auto da Verona. Terzino destro, ruolo che in campo richiede corsa e sacrificio, Gresele è uno dei punti di forza della Primavera dell’Hellas. Il vivaio del club scaligero, attualmente in serie A, è stato il suo approdo nel 2017 dopo gli inizi nell’Altovicentino, vicino a casa. Il classico giovane di ottime prospettive, Gresele, visti anche gli allenamenti frequenti in prima squadra. Non per niente, le statistiche rimarcano la convocazione per il match di Coppa Italia del 25 novembre scorso, a Cagliari. In ospedale, insieme alla famiglia di Andrea, sono corsi anche il direttore del settore giovanile, Massimo Margiotta, e l’allenatore di Gresele in Primavera, Nicola Corrent. 

A Verona l’incidente di Gresele ha ricordato quello occorso a una ragazza di quindici anni, nel luglio 2019, sempre nella zona della stazione di Porta Vescovo e sempre in tarda serata. Solo qualche giorno di ricovero e alcune ferite, in quel precedente, ma la dinamica fu per certi versi simile. La ragazza era con alcuni amici. Si era arrampicata su un vagone in sosta, nel suo caso per scattarsi un selfie. A quel punto la scossa, sfiorando i cavi dell’alta tensione e finendo scaraventata per terra con un trauma toracico. 

«Non è la prima volta», confermavano ieri dalla polizia ferroviaria di Verona, impegnata in una campagna di sensibilizzazione nelle scuole per «far capire ai giovani quanto sia pericoloso tenere certi comportamenti nel contesto ferroviario». 

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