Comandante generale della Gdf Zafarana: «Danni enormi, giro di vite contro i pirati dei giornali»

Sabato 7 Dicembre 2019 di Osvaldo De Paolini
Comandante Generale della Finanza: «Danni enormi, giro di vite contro i pirati dei giornali»

L'inchiesta sui pirati dei giornali è partita già da alcuni mesi. E presto se ne vedranno i frutti. Un fenomeno esteso che attraversa il mondo delle rassegne stampa e del web, ruotando attorno ad un concetto semplice: il furto di proprietà intellettuale che ha sottratto lettori e copie agli editori, minando il mercato editoriale e alterando la concorrenza.

Ne parliamo con Giuseppe Zafarana, comandante generale della Guardia di Finanza, impegnato in prima linea a reprimere il fenomeno.

Generale Zafarana, le indagini contro i pirati del diritto d'autore avviate dalla Guardia di Finanza stanno proseguendo da alcuni mesi. Siete già in grado di stimare il valore di questo business?
«Non è così facile stimare il valore del business illecito, sia perché le indagini di polizia giudiziaria sono tuttora in corso, sia perché, in generale, si parla di un fenomeno le cui dimensioni, investendo spesso il territorio virtuale, non si prestano a essere agevolmente perimetrate. Stime a parte, posso affermare che il danno generato ai ricavi delle case editrici e alle entrate erariali è ingente, determinato da un'evidente alterazione delle regole della concorrenza, in grado di produrre distorsioni del mercato ed effetti negativi anche in termini occupazionali. Considerate le dinamiche e l'entità del fenomeno, per certo nel 2020 intensificheremo le attività di contrasto. Ci stiamo organizzando. È il nostro compito, quale forza di polizia a presidio delle libertà economiche del Paese».

Che cosa rischia chi viola il diritto d'autore colto in flagranza di reato? Anche gli utenti possono avere conseguenze penali?
«Chi illecitamente riproduce o diffonde contenuti editoriali tutelati da copyright rischia sanzioni di natura sia amministrativa che penale, graduate a seconda della tipologia della condotta illecita e della gravità del comportamento. E sono previste sanzioni amministrative anche per i fruitori finali dei prodotti editoriali diffusi illecitamente».

Quanto sono davvero efficaci queste sanzioni?
«La risposta sanzionatoria ha un indubbio effetto deterrente. Da sola, però, non basta. È indispensabile, infatti, che l'utente acquisisca piena contezza del disvalore sociale della propria condotta. Chi fruisce indebitamente di un prodotto editoriale - che si tratti di quotidiano, libro o rivista - compie un vero e proprio furto di un'opera dell'ingegno, pregiudicandone il capitale umano e finanziario che l'ha generata. Un comportamento inammissibile, in grado di compromettere la capacità del sistema editoriale, che garantisce la qualità e la libertà del diritto di espressione, di pensiero, del pluralismo dell'informazione, tutelati anche dalla Costituzione».

Quali sono le testate giornalistiche che vanno per la maggiore tra i pirati dell'informazione? Secondo alcune autorevoli ricostruzioni, tra i quotidiani che più facilmente vengono saccheggiati figurano Repubblica, il Corriere della sera, La Stampa e il Messaggero.
«Gli illeciti riguardano ogni prodotto tutelato dal diritto d'autore e, in particolare, i quotidiani e le riviste a tiratura nazionale. È chiaro che le testate che godono di maggiore appeal sono quelle maggiormente colpite dal fenomeno».

Nelle vostre indagini avete considerato di valutare anche l'attività di rassegna stampa quotidiana, che avviene all'interno delle grandi imprese? Stiamo parlando di decine di migliaia di copie soffiate gratuitamente ai quotidiani...
«Le attività d'indagine vengono svolte ad ampio spettro, senza trascurare alcuna possibilità. Si tratta di investigazioni a tutto tondo, che cercano di fare chiarezza su contesti non sempre facilmente penetrabili, ma ai quali i reparti del Corpo riserveranno la dovuta attenzione».

Come avete risolto il fatto che i server utilizzati dalla pirateria dell'informazione sono basati quasi sempre all'estero? Spesso in Paesi decisamente refrattari a qualunque forma di cooperazione?
«Chiunque può comprendere quanto sia tutt'altro che agevole sul piano repressivo il contrasto dell'uso illecito del web quando richiede un'efficace collaborazione internazionale. I siti internet costituiscono uno strumento attraverso il quale viene favorito l'incontro tra domanda e offerta di prodotti in genere, ma non è facile distinguere a prima vista quelli illegali. La mancanza di territorialità fisica degli illeciti rappresenta dunque un ostacolo in più».

Come procedete di norma quando nell'ambito delle indagini individuate l'illecito?
«Come ha detto lei, gli apparati informatici su cui confluiscono le edicole online illegali sono spesso localizzati in Paesi esteri o, comunque, celati dietro una fitta rete di indirizzi e punti di snodo virtuali la cui ricostruzione è estremamente complessa. Perciò l'azione repressiva passa anche attraverso l'oscuramento dei siti web, ottenuto attraverso il blocco informatico dell'accesso in Italia. Fondamentale a questo proposito è la collaborazione della magistratura, attraverso l'attivazione di rogatorie, nonché il ricorso ai canali della cooperazione internazionale di polizia, grazie ai quali è assicurato lo scambio di informazioni e di ogni elemento utile ad avviare eventuali indagini parallele in territorio estero. E non sempre lo scambio è agevole».

Chi altro ha il potere di oscurare i siti che offrono prodotti non leciti?
«L'oscuramento può essere disposto anche in sede amministrativa dal Garante delle Comunicazioni, con cui la Guardia di Finanza collabora proficuamente in virtù di uno specifico protocollo d'intesa».

Può dare un'idea dell'impegno della Guardia di Finanza nell'azione di contrasto agli illeciti in materia di copyright?
«Comprendendo anche i prodotti non editoriali, nel 2018 e nella prima metà del 2019 i nostri reparti hanno proceduto a oscurare più di 350 siti web e a denunciare all'autorità giudiziaria oltre 470 persone».

Vi capita mai che durante le indagini su un sospetto illecito vengano individuati anche altri filoni meritevoli di indagine?
«Il fine ultimo della nostra attività è colpire i proventi illeciti che scaturiscono da questo tipo di violazioni, spesso canalizzati all'estero, attraverso strutture societarie opache. Ovviamente il nostro approccio operativo è sempre trasversale, nella consapevolezza che da ciascuna ipotesi investigativa possano scaturire elementi utili a ricostruire anche casi di riciclaggio collegati alle attività illegali».
 

Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 13:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA