Gran Sasso, morti due scalatori: Luca Iani e Marco Paccosi si erano persi ieri sera. Recuperati i corpi. L'esperto: una fatalità

Gran Sasso, morti due scalatori: l'uomo e la donna si erano persi ieri
Gran Sasso, morti due scalatori: l'uomo e la donna si erano persi ieri
Domenica 25 Settembre 2022, 11:15 - Ultimo agg. 18:36
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Dramma in montagna. È di due morti, due uomini, il tragico bilancio di un incidente sul Gran Sasso, sulla Via alpinistica Intermesoli: con i due scalatori si erano persi i contatti nel pomeriggio di ieri, quando i familiari cercavano di rintracciarli. Le vittime si chiamavano Luca Iani, 55 anni, nato  La Spezia e residente a Roma e Marco Paccosi, 42 anni,  residente a Sansepolcro (Arezzo).

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I cellulari non raggiungibili e nessuna notizia da parte dei due hanno fatto pensare al peggio già in serata, quando è scattato l'allarme, alle 23: l'auto di uno dei due era ancora parcheggiata ai Prati di Tivo.

 

I PROFILI - Le vittime sono due alpinisti, uno di 55 anni di Roma e uno di 42 anni di Sansepolcro (Arezzo), precipitati sul Corno Grande, sul Gran Sasso. Poco fa - verso le 17,30 - sono stati recuperati i corpi, le operazioni del Soccorso Alpino e Speleologico abruzzese sono state ostacolate e rese difficili del maltempo, le condizioni meteo sono in peggioramento sul Gran Sasso. I due ieri mattina avevano raggiunto l'Abruzzo per un'arrampicata sul Gran Sasso, attraverso la Via ferrata Intermesoli, ma in serata non sono rientrati a casa, così verso le 23 il Soccorso Alpino e Speleologico abruzzese è stato attivato dal numero unico del Lazio per i dispersi, contattato dalla moglie di uno dei due, allarmata dal fatto che il marito non fosse tornato a casa e non rispondesse al cellulare.

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Subito la Prefettura di Teramo ha attivato il protocollo dei soccorsi in montagna e ha allertato il Soccorso Alpino e Speleologico: sono partite delle squadre di terra dalla stazione di Teramo, che hanno ritrovato le macchine dei due alpinisti in prossimità della base per Intermesoli e malgrado le forti raffiche di vento e la pioggia, hanno raggiunto la base della parete, senza però riuscire ad individuare i due escursionisti. Stamattina l'elisoccorso con a bordo i tecnici del Soccorso Alpino è decollato dall'aeroporto di Preturo (Aquila), ha sorvolato la zona e in prossimità di Pizzo Intermesoli, in fondo ad un canale sono stati avvistati i corpi dei due uomini. I tecnici del Soccorso Alpino hanno allertato la Prefettura e hanno ottenuto dal magistrato il nulla osta per il recupero dei due alpinisti. Tra le ipotesi al vaglio le mutate condizioni climatiche di ieri e le forti raffiche di vento, che potrebbero aver fatto precipitare i due uomini.

 

L'ESPERTO - «Non ho notizie dirette sulle cause della tragedia, so che non si tratta di gente inesperta, ma di conoscitori della montagna, una ipotesi potrebbe essere il cedimento dell'ancoraggio dove erano in sosta, visto che i due sfortunati scalatori sono precipitati entrambi. Ma sono valutazioni che non troveranno mai conferma, perché in questi casi non è prassi fare indagini, peraltro molto difficili. Solo loro possono sapere». Così la guida alpina dell'Aquila Agostino Cittadini, scalatore da oltre 35 anni e grande conoscitore del Gran Sasso, sulla tragedia avvenuta sulla montagna abruzzese dove sono morti due alpinisti che stavano scalando una parete difficile. «Sono situazioni tragiche che purtroppo possono capitare - spiega - non si dovrebbero verificare, ma accadono anche coloro che fanno alpinismo e verificano con razionalità i comportamenti. Sono rischi oggettivi per chi fa alpinismo: a mio avviso non c'entra il maltempo o l'improvviso cambiamento climatico. Erano scalatori non improvvisati, gente esperta, non credo che la tragedia sia dovuta alla inesperienza: è stata una fatalità causata da cattive valutazioni - ripete Cittadini che tra le altre cose ha al suo attivo l'apertura di una via nuova in Pakistan dedicata a due amici morti in montagna, Stefano Imperatori e Alberto Bianchetti Cittadini chiude con un invito ai giovani, sottolinea, non collegato assolutamente alla tragedia di oggi. »I ragazzi - spiega - devono affrontare la montagna preparandosi sia tecnicamente sia fisicamente con una guida esperta, non passare direttamente dalla arrampicata sportiva all'alpinismo reale».

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