Green pass, i sei punti chiave: le aziende possono chiedere il certificato prima, nodo badanti, le multe

Lunedì 11 Ottobre 2021
Green pass, cosa c'è (ancora) da sapere: le aziende possono chiedere il certificato in antipico, nodo badanti

Ancora pochi giorni per le aziende e le amministrazioni pubbliche che devono prepararsi all’avvio del green pass obbligatorio in tutti i luoghi di lavoro. La maggior parte delle norme è stata definita dal governo a settembre, quando la certificazione verde è stata estesa al mondo produttivo e dell’amministrazione dopo il suo avvio in ristoranti, palestre e altre strutture. Ma una novità importante è arrivata pochissimi giorni fa con l’ultimo decreto legge, quello dedicato alle riaperture. In quel testo viene stabilito che il datore di lavoro ha la possibilità di richiedere anticipatamente le comunicazioni relative al green pass (e i lavoratori sono obbligati a rispondere) anche con preavviso, ovvero in anticipo, quando lo richiedano «specifiche esigenze organizzative volte a garantire l’efficace programmazione del lavoro».

Dal 15 ottobre, quasi 23 milioni di lavoratori dovranno avere la certificazione verde - che attesta la vaccinazione, la guarigione dal Covid o un tampone negativo - per poter accedere ai luoghi in cui lavorano. La platea si è ampliata progressivamente, includendo prima i medici e gli infermieri (dal primo aprile), poi il personale di scuola e università (dal primo settembre) e i lavoratori di mense e pulizie scolastiche (dall’11 settembre), infine gli addetti delle Rsa (dal 10 ottobre), per arrivare a coprire tutti i dipendenti pubblici e privati. 

A proposito di smart working, le Faq presenti sul sito della presidenza del Consiglio specificano che il certificato verde non è strettamente richiesto a coloro che lavorano sempre da casa. Tuttavia viene anche precisato che non è possibile destinare allo smart working coloro che non lo possiedono, eludendo in questo modo l’obbligo. D’altra parte lo stesso lavoratore dovrà esibire il Green pass per entrare in azienda anche nel caso vi si rechi in modo saltuario per qualsiasi motivo. Dunque le aziende potrebbero trovare comunque nella situazione di richiederlo. 

L’obbligo riguarda i luoghi di lavoro e coinvolge dunque anche lavoratori autonomi e liberi professionisti, sebbene non sia sempre chiaro a chi spetti effettuare i controlli (ad esempio in uno studio di avvocati associati). Sicuramente le verifiche toccano al datore di lavoro nel caso di professionisti che accedono in un’azienda per svolgervi a qualsiasi titolo la propria attività. E lo stesso vale per altre figure come gli stagisti. Il datore di lavoro domestico dovrà verificare colf e badanti. Mentre non c’è nessun obbligo per il cliente che riceve in casa ad esempio un idraulico. 

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Il decreto che impone l’obbligo, prevede che le aziende si organizzino «per definire le modalità per effettuare i controlli e individuare i soggetti incaricati dell’accertamento». I controlli saranno all’accesso ai luoghi di lavoro e, nel caso, anche a campione. Qui si pone un problema non da poco. La verifica del Green pass va fatta tutti i giorni visto che per tutelare la privacy, il datore non può tenere un registro dei Green pass. Dunque per facilitare i controlli potrà essere utilizzata una App costruita da Sogei. E per le attività con pianificazione di turni, si può chiedere la comunicazione del Green Pass in anticipo, ma massimo di 48 ore.

Per mancato controllo sulla detenzione del Green pass da parte dei dipendenti, i datori rischiano una sanzione da 400 a mille euro. Ma le aziende che effettueranno le verifiche a campione sui dipendenti previste dalla legge, è spiegato nelle Faq del governo, non incorreranno nelle sanzioni, nel caso in cui un controllo delle autorità dovesse riscontrare la presenza di lavoratori senza Green pass, «a condizione che i controlli siano stati effettuati nel rispetto di adeguati modelli organizzativi come previsto dal decreto legge 127 del 2021». 

Chi si presenta senza Green pass è considerato assente ingiustificato sino alla presentazione del certificato verde e durante l’assenza non ha diritto a percepire nessuna forma di retribuzione, compenso o emolumento. Nel settore privato l’assenza ingiustificata scatta fin dal primo giorno. Ma i dipendenti possono subire anche sanzioni amministrative: se il lavoratore accede comunque al luogo di lavoro e viene rinvenuto privo di Green pass, rischierà una sanzione da 600 a 1.500 euro. Potrebbero aggiungersi le sanzioni disciplinari previste dal contratto collettivo di settore applicato.

Ultimo aggiornamento: 13:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA