Bimbo e papà mutilati dalla guerra, dalla Siria in Italia per guarire

Giovedì 20 Gennaio 2022 di Aldo Balestra
Bimbo e papà mutilati dalla guerra, dalla Siria in Italia per guarire

Cos’è che unisce Siena e Idlib? Non più solo una foto, per quanto di fortissimo impatto emotivo. La città del Palio, delle contrade in competizione ma pronte ad unirsi quando c’è da far del bene, e quel dilaniato angolo di Siria senza pace, si saldano da oggi. Indissolubilmente. In nome di Munzer Al-Nazzal e del figlioletto Mustafà, il papà senza la gamba destra, persa nel 2016 durante un bombardamento al mercato di Idlib, ed il suo piccolo, nato senza braccia e senza gambe, dopo che la mamma - incinta all’epoca del bombardamento - aveva inalato una gran quantità di gas nervino. 

Hardship of life, difficoltà della vita, fu il titolo della foto scattata dal turco Mehmet Aslan, e che ritraeva padre e figlio: si guardavano, sorridenti, nonostante tutto. Lui, appoggiato ad una stampella, a sollevare lui. Entrambi più forti di un destino cinico che li ha mutilati, ridotti come li ha ridotti, ma condannati ad una vita tra mille problemi. Quella foto - che aveva fatto il giro del mondo - vinse tre mesi fa il prestigioso premio Siena International Photo Awards (Sipa) 2021. Perché esprimeva, nonostante tutto, voglia di vivere nelle difficoltà. Non solo. Da quel momento, al manipolo di senesi tosti che lavorano al Sipa, guidati da Luca Venturi, saltò in testa che a quelle due persone si doveva dare un aiuto vero, concreto.

«Il nostro motto, can a photo make a difference? - una foto può fare la differenza? - ci ha accompagnato nel percorso di raccolta fondi, superando ogni steccato ideologico, ogni confine. Abbiamo messo insieme circa 100mila euro, che sono soltanto la base per un percorso che inizia stasera», spiega Venturi. Stasera la famiglia siriana sbarcherà all’aeroporto di Ciampino. In arrivo, dalla Turchia, Munzer, la moglie, Mustafà che ha sei anni, e le sorelline Nur di quattro e Sagid di due. Ad accoglierli ci saranno Venturi e il mediatore culturale messo a disposizione dalla Arcidiocesi di Siena, che ha offerto la disponibilità di un appartamento per ospitare la famiglia ed accompagnarla durante le cure a cui saranno sottoposti padre e figlio di qui in avanti. Più semplice la situazione per Munzer, a cui dovrà essere applicata una protesi che sostituisca la gamba destra, più complessa quella di Mustafà, che non possiede alcun arto: occorrerà avviarlo alla consapevolezza di poter camminare e adoperare degli arti meccanici al posto di braccia e mani.

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Non sarà facile, verrà curato anche il profilo psicologico, senza dimenticare che in un bambino che cresce sarà necessario prevedere un aggiornamento protesico continuo. Tutto questo aspetto, dopo il periodo di quarantena e dei primi esami diagnostici a Siena, sarà oggetto dell’attività presso il Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio, in provincia di Bologna, verso metà febbraio. «Il percorso - spiega l’ingegner Gregorio Teti, direttore dell’Area tecnica del Centro protesi Inail di Vigorso - inizierà con un esame in équipe multidisciplinare, in cui verrà elaborato sia per il papà sia per il bambino il progetto personalizzato e saranno scelti i dispositivi tecnici più idonei, i target specifici e i tempi di riabilitazione». Le due situazioni, come detto, sono diverse e, di conseguenza, anche le esigenze: «Il papà ha un’amputazione da trauma: bisognerà ricostruire una memoria, è un approccio più semplice rispetto al bambino dove interveniamo su una malformazione congenita e quindi su un sistema che dovrà accettare la nuova condizione», osserva Teti.

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L’intervento su Mustafà riguarderà prima gli arti superiori e, in seconda battuta, quelli inferiori. «Per gli arti superiori il percorso è un po’ più semplice rispetto alla protesizzazione degli arti inferiori dove, dalle immagini ricevute fino a oggi, risulta un’assenza completa di articolazioni dal bacino in giù - sottolinea Teti -. Cercheremo soluzioni tecniche per dare al bambino un’ipotesi di deambulazione anche con l’ausilio di stampelle. Insomma, sarà un progetto impegnativo che vedrà l’Inail in azione nella sua completezza, tecnica e sanitaria, anche con la componente psicosociale».

«Magari - conclude Venturi - l’Italia potrebbe decidere in futuro di “adottare” questa famiglia con la cittadinanza, anche per assicurare tutta l’assistenza socio-sanitaria che si renderà necessaria. Per noi, intanto, la consapevolezza di come la forza comunicativa di una foto abbia materializzato un messaggio concreto di speranza e di gioia». 

Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio, 19:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA