«Io, Nadia Toffa e la telecamera nella Terra dei fuochi: il lavoro come una missione»

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di Maria Giovanna Capone

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Si sono conosciuti nel 2009, poco dopo l'arrivo di Nadia Toffa nella redazione de «Le Iene». E dopo alcuni servizi a Napoli, l'interesse della giornalista bresciana scomparsa martedì scorso si concentrò sulla Terra dei Fuochi e i picchi di tumori, soprattutto infantili, tra gli abitanti del triangolo della morte. A ricordarlo è Alessandro Migliaccio, giornalista d'inchiesta napoletano e autore de «Le Iene» fin dal 2001. Tanti gli aneddoti su «una donna eccezionale, professionista straordinaria, con cui avevo un legame molto intenso e affettuoso. Mi mancherà tanto e mancherà a tutte le persone che ha conosciuto».
 

Com'era Nadia Toffa durante i servizi nella Terra dei Fuochi?
«Era molto coinvolta, spesso in auto - quando spegnevo la telecamera - mentre tornavamo si sfogava e si incazzava per tutte quelle persone ammalate, per i bambini con poche speranze di vita perché il mostro, come lo chiamava, li stava uccidendo. Le dissi che secondo me respiravano un'aria piena di veleni e lei replicò vieni da me a Brescia e il veleno te lo faccio sentire io nell'aria della mia città. L'inquinamento ambientale campano non è nulla in confronto a quello bresciano. Ora, ripensando a quell'episodio, penso che forse anche potrebbe essere vittima di una Terra dei fuochi del Nord».
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Sabato 17 Agosto 2019, 11:00 - Ultimo aggiornamento: 17-08-2019 13:14
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