Ilenia Fabbri, da ex marito e killer due versioni diverse. Nanni: «Gli avevo detto solo di spaventarla»

Martedì 9 Marzo 2021
Ilenia Fabbri, da ex marito e killer due versioni diverse. Nanni: «Gli avevo detto solo di spaventarla»

«Doveva solo darle una lezione»: si è giustificato così Claudio Nanni, l'ex marito di Ilenia Fabbri, dopo la confessione del sicario Pierluigi Barbieri che ha detto di averla uccisa in cambio di un compenso promesso di 20mila euro e un'automobile. Si è risolto così il giallo della 46enne uccisa a Faenza, sgozzata da un uomo in casa sua: dopo l'arresto dell'ex marito - accusato di essere il mandante - e di Barbieri, quest'ultimo ha confessato il delitto. Ma le versioni dei due cozzano: saranno gli inquirenti a cercare di capire come sono andate veramente le cose.

 

Se infatti Barbieri sostiene di aver ucciso Ilenia per 20mila euro e un'auto, Nanni dice invece di averlo incaricato solo di spaventarla, in cambio di duemila euro. Le due versioni escono dagli interrogatori di garanzia davanti al Gip di Ravenna Corrado Schieretti, che ha firmato per entrambi l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nella Giornata internazionale della Donna, i due uomini accusati del femminicidio di Faenza, delitto aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti (non dare all'ex coniuge i soldi che le spettavano) raccontano storie discordanti, ricostruzioni dei fatti che iniziano a mostrare qualcosa delle differenti strategie difensive per quando la vicenda arriverà a processo.

 

Barbieri, alias lo Zingaro, 53 anni, noto per essere un «picchiatore su commissione» è accusato di essere l'esecutore materiale. Nanni è invece accusato di essere il mandante. Di più: per gli investigatori, la squadra mobile di Ravenna e i pm Daniele Barberini e Angela Scorza, ma anche per il Gip che lo ha arrestato, è un uomo «avido e paranoico» che provava un «profondo astio» per l'ex moglie 46enne e da anni combatteva «per annientarla personalmente ed economicamente» per riprendersi e tenersi 'quello che era suo', secondo la sua prospettiva.

Era da tempo che il meccanico 54enne perseguitava Ilenia, con minacce di morte dirette e indirette. Le avrebbe mandato qualcuno, diceva. Maltrattamenti, riversati anche in contenziosi per questioni di soldi, per la proprietà della casa, per il mantenimento della figlia, Arianna. Tutto questo è proseguito fino alla morte della donna, sgozzata all'alba del 6 febbraio, tragica soluzione delle controversie, ha scritto sempre il Gip.

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Quello che è successo nella casa di via Corbara è frutto di un piano. Da un lato, la costruzione dell'alibi: quando Ilenia è morta, intorno alle 6 di mattina, l'ex marito era da poco passato a prendere la figlia, che viveva con la madre, e in auto con lei aveva appena imboccato l'autostrada, in direzione Milano. Dall'altro, l'organizzazione. Nanni ha fornito a Barbieri, e lo ha ammesso anche nell'interrogatorio, una copia delle chiavi per entrare dal garage. Il killer è entrato da lì e, secondo la ricostruzione dell'accusa, è andato diretto nella camera da letto al primo piano tentando di uccidere Ilenia, strangolandola.

La donna si è difesa, lui l'ha inseguita per le scale e, dopo averla colpita più volte, l'ha accoltellata alla gola prendendo un coltello dalla vicina cucina. I due, mandante e esecutore, non sapevano, probabilmente, e non avevano previsto, che all'interno della casa fosse rimasta a dormire un'amica di Arianna, che ha intravisto l'assassino, si è chiusa in camera e ha telefonato alla figlia della vittima, facendola tornare indietro insieme al padre e scombinando in qualche modo i programmi, facendo scoprire il delitto prima del previsto.

Barbieri nell'interrogatorio ha spiegato che l'indicazione ricevuta era chiara: gli era stato chiesto di non uscire dalla casa senza avere prima ucciso la 46enne, per poi simulare un furto finito in tragedia. Diversa la versione di Nanni: l'obiettivo dell'intrusione era dare una lezione a Ilenia, perché lei gli chiedeva sempre soldi. A suo dire, la sola presenza di un estraneo in casa avrebbe dovuto spaventare la donna. Non doveva finire così, quindi. Concetto ribadito anche in una lettera che dal carcere Nanni ha inviato ad Arianna. Un testo per scriverle che «le cose non dovevano andare così» e che suo padre «le vuole bene, le vorrà sempre bene», come ha spiegato l'avvocato Guido Maffuccini, parlando con i giornalisti dopo l'interrogatorio del proprio assistito.

Ultimo aggiornamento: 21:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA